13 NOVEMBRE 2019

Recensione a cura di

Jonathan Rossetto

 

L’ascoltatore più distratto e novizio, dando una rapida occhiata, alla dicitura Rustless si imbatterà in un progetto nato oltre dieci anni fa, con quattro album all’attivo, comprendendo anche “Awakening”, ed un sano e genuino rock vecchia scuola a farne da monito. Spulciando interviste, recensioni o semplici articoli, sarà facile notare una costante, un nome sempre sulla bocca e la penna di tutti. 

“Vanadium”. Volenti o nolenti una delle più famose band rock\metal nate e cresciute in Italia, con ben otto album in repertorio, un tour come spalla a formazioni del calibro di Motorhead e Twisted Sister nell’88 e con oltre una decade di storia. Tenendo anche conto che in quegli anni, al microfono dei nostrani, vi era un certo Pino Scotto. Dopo alcuni progetti nati in seguito al secondo scioglimento, accaduto nel 96, nel 2007 nacquero i Rustless.

Con la prima pubblicazione, “Start From The Past” datata 2008, ebbe inizio il nuovo corso che proseguì nel 2010 con la seconda release, “Silent Scream”, e nel 2014 “Guardian Angel”.

Ci ritroviamo nel 2019, dove Stefano Tessarin(chitarra), Ruggero Zanolini(tastiere) e Lio Mascheroni(batteria), 2\3 della formazione storica dei Vanadium, affiancati da Andrea Puttero al basso e Roberto Zari alla voce, danno vita alla loro ultima fatica: “Awakening”.

In pillole l’ascoltatore si ritroverà nelle orecchie poco più di cinquanta minuti di ottimo hard rock, con diverse influenze heavy e richiami ai pilastri del genere, dieci tracce tutte di ottimo livello, alcune eccelse altre, in ogni caso, convincenti. Molto buona la title track, “Awakening” appunto, che si prende la responsabilità di aprire le danze, susseguita da uno dei pezzi migliori della scaletta, ovvero “Message to God”. L’intro di quest’ultima, per quanto suoni dannatamente classica, entra in testa e non c’è verso di tirarla fuori.

Un altro capitolo degno di nota è “I Wanna Rock You”, solida, compatta e ritmata, che in sede live, indubbiamente, farà la sua porca figura. Mentre “What Kind of Love” riesce nel suo voler essere struggente e malinconica, sino ad una parte finale sicuramente potente. Senza dimenticare bei pezzi come “Ride With the Wind” ed “Invisible”. Ma il vero gioiello è la conclusiva “Take the Sun”, oltre nove minuti che giocano tantissimo con l’atmosfera e l’ascoltatore, sprigionando sana e buona musica in ogni suo frangente, prendendosi i proprio tempi, dilatandoli e restringendoli a piacimento ed esigenza. Conclude con onore e devozione un buon album, integro e saldo sui propri principi, ma comunque desideroso di divertirsi e voler far divertire.  Gli assoli sono tutti di gran livello, senza eccezioni, e starà ai gusti del fruitore scegliere il migliore visto l’imbarazzo per la scelta.

Se davvero è necessario trovare l’ago nel pagliaio forse la produzione è un pochino troppo impastata, pur restituendo comunque un buon suono all’orecchio, ma di veri e propri problemi non se ne riscontrano.

In generale, se si prende “Awakening” per quello che è e vuole essere, ovvero un lavoro ben suonato, ottimamente composto e capace di coinvolgere l’ascoltatore senza particolari cedimenti, rimane un prodotto caldamente consigliato. Forse non da top 10 2019, ma una posizione tra la 11 e la 25 può tranquillamente provare ad ambirla. Da ascoltare.

 

 80\100