Ship Of Theseus, Recensione, THE PARADOX, insane voices labirynth official

 Matteo ‘Thunderhead’ Gobbi

 

 

SHIP OF THESEUS “THE PARADOX “(2019)

 

 

Gruppo: Ship Of Theseus
Album: The Paradox
Label: Punishment18 Records

 

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Progetto ambizioso quello che prende il nome di Ship of Theseus e che riunisce musicisti già rodati in altre importanti realtà italiche in questa band di difficile collocazione stilistica. I capitani di questa ‘nave’ sono il singer Michele Guaitoli (Kaledon, Overtures, Vision of Atlantis, fra gli altri..) e il chitarrista Marco Cadorna (Krampus, Tystnaden..). Il resto della ciurma, di tutto rispetto, è composto dalla seconda chitarra Alessandro Galliera, compagno di Cadorna nei Krampus, il bassista Giorgio Terenziani (Arthemis, Killing Touch,…) e il drummer Paolo Crimi (Extrema, Beerbong,..).

Il risultato è assolutamente poliedrico con sonorità pesanti e metalliche e momenti puliti e sognanti più cari al progressive. Una sorta di Nevermore all’italiana, meno estremi e più tesi verso un suono deciso e power. Già l’introiniziale e title-track ci lascia spiazzati. Un minuto di musica elettronica cara agli Ozric Tentacles, per dare un riferimento, e che ci incuriosisce su quello che sarà il proseguo dell’opera. Con ‘Reborn’ si comincia a fare sul serio, ritmica possente e serrata costruita su un riffone granitico e una parte vocale, inizialmente melliflua, che poi ‘rinasce’ nelle timbriche pulite care a Michele Guaitoli.

‘Time Has Come’ inizia con un gioco di percussioni che strizza l’occhio alla scuola brasiliana, ma poi gira le vele e segue il vento di un melodic-rock orecchiabile.

‘Hear Me Out’ parte con cori tipici del metal più epic e risulta una piacevole cavalcata con assolo centrale a rompere lo schema del brano. Lo spirito di Geoff Tate aleggia sulla bellissima ‘Blue’, un brano a due voci (maschile e femminile) cadenzato ed intenso.

Leggermente più anonima ‘Suspended’, brano potente sì, ben suonato, ma che non prende il volo, nonostante i virtuosismi vocali e delle sei corde di Cadorna e Galliera. Sulla stessa linea procede ‘Like A Butterfly’, basso imponente e drumming di livello, bell’assolo, ma il brano alla fine coinvolge poco.

Le emozioni arrivano con il lento ‘The Promise’, non invadente, romantico senza essere mieloso e di stile. Dopo il momento dell’amore, la ‘nave’ riprende a macinare riff aggressivi con il melodic-thrash di ‘Reflections In The Mirror’, pezzo che da spazio al doppio pedale di Paolo Crimi che gestisce accelerate e frenate improvvise ad un brano diretto ed efficace.

Spazioai synth e nuovo cambio di sound in ‘The Cage’, brano sincopato, tecnico, molto progressivo e per nulla scontato, con i suoi cambi di tempo improvvisi, voce più sporca e le sferzate di basso di Terenziani, intervallate da fasi più acustiche.

Interessante. ‘Wounded’ è un branov eloce, di personalità, con curiose soluzioni elettroniche, appena accennate, che potrebbero essere sperimentali per il futuro sound della band. Questo richiamo all’elettronica come sirena per Ulisse, ci conduce verso la fine della navigata con l’outro ‘Ending’ e la versione remixata di ‘Time Has Come’, ancora più cupa e alternative.

Cosa dire? Disco tecnicamente ineccepibile, ottimamente suonato e cantato e dall’importante produzione, frutto anche della collaborazione con Staffan Karlsson (Arch Enemy..). Tutto bello, potente, disco che cresce con gli ascolti che ne fanno apprezzare le varie sfumature. Cosa manca? La Bomba! Il pezzo che non vedi l’ora di riascoltare.

Forse la dimensione migliore per viverli potrebbe essere quella live, dove credo l’impatto sarebbe notevole. Intanto mi riascolto l’lp in attesa di sentire il prossimo singolo ‘bomba’ che verrà.

 

 

 78/100