30 MAGGIO 2019

Space Traffic, Recensione, Ivl, Insane Voices Lsbirynth Official

Recnsione a cura di Alessia VikingAle

 

Gli Space Traffic si formano nel 2015 dall’incontro tra Fabio Baldassarri (chitarra), Marco Gugliotta (batteria) e Marco Pica (voce e basso).
Il nome deriva da una situazione inusuale venutasi a creare durante la missione Apollo 10, nel maggio 1969: mentre la capsula orbitava sopra il lato oscuro della Luna, le comunicazioni si interruppero all’improvviso e l’equipaggiò sentì una strana musica che la Nasa spiegò come causata dal traffico di oggetti spaziali entrati in contatto col campo magnetico del satellite.
Questo avvenimento non ha influenzato solo il nome della band ma anche le loro sonorità, che si possono riassumere come “Space Psychedelic Rock”. Numbness, di cui parleremo oggi, è il loro disco di debutto. Formato da dieci tracce, Numbness è un concept album in cui il protagonista parte da una condizione di torpore che lo rende incapace di vivere la propria vita appieno, ed attraverso momenti di difficoltà e riflessione arriverà ad una presa di coscienza ed al risveglio.
Il disco si apre con l’omonima “Numbness”, una canzone dai toni malinconici in cui viene introdotto il nostro protagonista che, sotto forma di lettera ad un certo “John” (che stia parlando a sé stesso?), descrive il suo mal di vivere come una sensazione di sospensione dalla realtà, e sebbene al termine della canzone si ha l’intuizione che il protagonista, consapevole della sua situazione, faccia un tentativo per cambiare la sua situazione.
La via dei ricordi però è implacabile, come ci dimostra la successiva “U Say U Love Me”, dove il protagonista parla ad un ipotetico partner ed è chiaro che non è stato un rapporto rose e fiori, sebbene non sia chiaro poi come si sia concluso, come entrambi siano riusciti ad uscire dal labirinto della loro relazione. In questa canzone la musica ha un ritmo piuttosto allegro e scorrevole, in contrasto con i temi negativi della canzone. Che sia un messaggio subliminale del tipo “il protagonista è ormai andato avanti e nonostante l’esperienza sia stata dolorosa, riesce a ricordarla positivamente”?
La successiva “Time Machine” ha un inizio malinconico, un proseguo ritmato e costante ed un finale psichedelico che si ricollega all’inizio malinconico creando una circolarità, mentre il protagonista si sente fuori tempo e stufo del mondo moderno, poco entusiasmante per lui.
Con “Powder & Pride” ci troviamo davanti ad una malinconica ballad dove il nostro protagonista ricorda un’altra persona camminando lungo una spiaggia. Dai toni si direbbe un partner andato, forse quello di due canzoni fa? Notevoli i passaggi tra una strofa e l’altra, affidati ad un delicato arpeggio di chitarra.
“Hails of Love” è una canzone dal sottotono triste nonostante a far da padrone siano le note acute della chitarra, presenti sia nella parte cantata che nel ritmato assolo. Qui per il nostro protagonista è ancora momento di addii, questa volta ad un ipotetico amico per cui c’è un rimorso per fatti passati, ma nulla più ci è dato sapere.
“Mirror Game” è un’altra canzone in cui la melodia gravita intorno agli arpeggi di chitarra, sia nelle parti più lente che in quelle più ritmate. Anche qui il nostro protagonista è alle prese con degli addii, ma stavolta il tono è speranzoso: è giunto il momento di abbandonare il vecchio “io” ed affrontare il cambiamento.
“Blue Moon” è un’altra canzone dal ritmo inizialmente lento ma che accelera gradualmente fino al finale che prima esplode poi finisce con un breve passaggio vocale. A livello esecutivo la canzone è tra le più notevoli ascoltate finora, mentre il testo, confrontato con le precedenti canzoni e tenendo conto del concept del disco, si perde e va fuori strada.
“Tear it Down” è una canzone di rivalsa: perso in un labirinto di scelte, il nostro protagonista si ritrova ora al momento decisivo della sua presa di coscienza, il momento in cui deve letteralmente trovare il suo muro e buttarlo giù. La canzone esprime il concetto con un ritmo calmo e una linea di basso a scandire il ritmo.
In “Fire From the Depth” abbiamo dei torni decisamente più spinti, sia al livello compositivo con chitarre più aggressive, che nei testi, in cui il protagonista è in versione “ragazzaccio” in cui vive una vita “libera e selvaggia”, dando la responsabilità della sua vita dissoluta al fuoco che ha dentro.
Il disco si chiude con “The Dream”, una massiccia traccia di 11 minuti in cui il basso fa da padrone indiscusso per tutta la durata del brano, scandisce i momenti più melodici da quelli più psichedelici e sovrasta le chitarre durante gli assoli. È la resa dei conti per il nostro protagonista: riuscirà ad avere la sua presa di coscienza oppure cadrà vittima di se stesso? Ascoltate il disco e lo scoprirete.
Traendo le dovute conclusioni, “Numbness” si presenta come un disco di debutto in cui gli Space Traffic hanno riversato la loro personalità creando un lavoro valido, seppur non privo di sbavature: prima su tutte la produzione, buona ma si poteva far qualcosa per valorizzare soprattutto chitarre e voce. Quest’ultima poi ha un buon timbro ma fatta eccezione per “Blue Moon” nel quale mostra il suo potenziale, nelle altre sembra quasi intimidirsi nelle note alte. Come debutto ci siamo, imperfetto ma pieno di buone idee e spunti su cui continuare a lavorare.

 

65/100