31 LUGLIO 2019

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

I bolognesi Tenebra si formano nel 2017 provenendo dalla scena hardcore e post-hardcore cittadina e mescolando nel loro sound sperimentazione mostrando le influenze della band: heavy rock, acid music, blues e punk. 

Gen Nero è il loro disco d’esordio, uscito questo 22 aprile. Il disco è autoprodotto, registrato in presa diretta, mixato da Bruno Germano al Vacuum Studio di Bologna e masterizzato da Carl Staff. 

Il disco si apre con “In Tenebra” che funge più da introduzione che da traccia vera e propria, un assaggio strumentale del loro sound.

“Cornered” ci introduce la voce roca della cantante, che ben si adatta alle cupe melodie hard rock anni ’70 dall’anima blues qui suonate. La canzone ha un sound morbido e corposo, dato soprattutto dalle massicce linee di basso.  “Nostalgia” è una traccia dall’animo più secco e diretto. Qui è la chitarra a far da padrone nella composizione, almeno per buona metà della canzone. 

“Scarlet Woman”, da non confondersi con l’omonima hit dei gloriosi Death SS, ne condivide le sfumature mefitiche ed esoteriche. Riffs oscuri, bassi potenti, drumming cadenzato e la voce roca si uniscono per un’ottima traccia dalle sfumature oscure.  “Solve et Coaugla” è un’altra traccia dove la chitarra “comanda” la composizione con i suoi riffs oscuri e gli assoli tra una strofa e l’altra, e soprattutto il finale che accelera all’improvviso. 

“Ex Tenebra” è l’outro del disco. All’inizio riprende da dove “In Tenebra” si era fermata, per poi riprenderne i riffs di basso iniziali per poi evolverli in una psichedelica improvvisazione di effetti e finire in fade out.

“Gen Nero” e un esordio che mostra le potenzialità di una band dallo stile già deciso, con larghi margini di evoluzione. La mezz’ora scarsa di registrazione scivola senza annoiare nelle orecchie dell’ascoltatore, e la scelta di registrare l’audio in presa diretta da al sound quell’impronta grezza che lo impreziosisce e dà l’impressione di trovarsi ad un loro live. Un piccolo appunto è che seguendo il loro consiglio di ascoltare il disco tutto in una volta si ha la sensazione di non avere una omogeneità e questo spezza l’ascolto, questo però non pregiudica un lavoro già di per sé più che buono e dove traspare ad ogni traccia passione e capacità musicale. 

 

75/100