21 GIUGNO 2019

Recensione a cura di Bert

 

Arriva da lontano, un suono che sembra provenire dalle zone desertiche dell'Arizona. Dove gli avvoltoi si cibano delle carcasse del defunto grunge, dove gli scorpioni si organizzano in tane di un genere oramai in voga da 30 anni. Lo stoner, che pur con tutte le sfaccettature del caso, occupa prepotentemente la scena nicchiosa ed underground eretta per pochi eletti. 

Due band della penisola, più precisamente del sud Italia, presentano uno split album composto da due brani, della durata di poco piu di 15 minuti. Le due band in questione sono i beneventani Teverts, sulla scena da più di 10 anni ed i cosentini El Rojo, freschi della loro prima uscita datata 2018. 

Aprono le acque di questo split albumintitolato " Southern Crossroad" i Teverts con "Road To Awarkeness". 

Fin da subito ci accoglie tra le sue braccia un riff di basso intriso di psichedelia bagnata di delay e wha che si protrae per tutta la durata del brano, in pieno stile stoner/doom, senza però mai risultare pesante o monotono. Il macigno portato in groppa da questa melodia schiacciasassi ci accompagnerà in un sali scendi tra le imprevedibili dune dei meandri desertici. Il tappeto tessuto dalla batteria, evoca un percorso di orme tracciate sulla sabbia, ben visibili, assolutamente da seguire. Una batteria che osa al punto giusto, fungendo da stabile fondamenta per ciò che richiama l'insieme. 

La chitarra ricama, intarsia, cuce, pulita e ricolma di modulazioni regolate a puntino. 

La parte vocale a tratti sussurrata durante la strofa, calza a pennello il risultato sonoro. Esplode come nitroglicerina sottoposta ad eccessive vibrazioni durante il ritornello, ricordando lontanamente il canto rabbioso e disperato di King Buzzo dei Melvins. Non muovere la testa a suon di mazzate diventa impossibile. La foga, la rabbia, il rancore, queste sensazioni interne spiccano marcatamente. L'assolo al sesto minuto si apprezza per l'uso di modulazioni ben calibrate, dando un risultato poche volte sentito nell'ambito di questo genere musicale. 

A El Rojo il compito di proseguire con la loro "The Longest Ride". Entriamo prepotentemente in sonorità più spietate, più doom. Un riff di chitarra accattivante e molto seventies, imbevuto di fuzz nudo e crudo (come dev'essere), gracchiante come un corvo che ti punta da lontano. L'ascendenza della batteria che pian piano apre le sue braccia muscolose, volte a stritolare l'ascoltatore in una morsa a battiti lenti, scanditi come rintocchi notturni di un campanile. L'evoluzione del sequenziale giro di chitarra si sposa bene ed è il risultato diretto e piu ovvio del primo riff. 

Entriamo nella parte vocale accompagnati da tocchi sulle spalle di palm-muting, una "plurivoce" cavernicola, primordiale, grezza, ci fa strada, volta a farci scoprire il seguito. L'assolo finale rimarca il tema centrale di tutta la traccia, disegnando melodie sempre e comunque vicine all'impronta madre. 

Uno split album, questo, che nonostante la relativa durata offre molti spunti dal quale partire per sviluppare un macabro amore sonoro per queste due band, orgogliosamente italiane ed in grado di partorire percorsi musicali di tutto rispetto. In trepidante attesa dei lavori futuri, lascio questo sprazzo di deserto con la bocca piena di sabbia, gli occhi lacrimanti e la mente consapevole delle potenzialità affermate in questo piccolo cofanetto. 

Voto 68/100