11 OTTOBRE 2019

Recensione a cura di Alessia VikingAle

 

I romani The Great Divide si formano nel 2011 dall’incontro tra Pier Paolo Cianca (chitarra) Vladimiro Melchiorre (batteria) e Alessio Ripani (basso), che iniziano a comporre musica in un box dalla funzione di sala prove e studio di registrazione. Trovata la loro voce ideale in Gino Maradè, inizia un periodo prolifico per la band, impegnata a suonare nei palchi di tutta la capitale oltre a registrare una demo di cinque pezzi.

Ogni periodo, per quanto bello, ha la sua fine, e quella dei The Great Divide si ha nel 2013, quando Gino deve lasciare la band per tornare a New York. La band subisce quindi una battuta d’arresto, fin quando non subentra Mauro Pala alla voce e anche Gabriele Sorrentino alla seconda chitarra. Così assestati, i The Great Divide sono pronti a ripartire!

Nel 2017 esce il loro album d’esordio, “Union”, registrato in una settimana e alla vecchia maniera: live in presa diretta e senza editing in post produzione, nudo e crudo. L’obiettivo è della band è di ricreare la stessa magia ed energia delle produzioni anni 70.

Il disco di cui parleremo oggi è la versione rimasterizzata di Union . Chiamato “Union Reloaded”, è uscito questo giugno per Agoge Record (in coppia con il videoclip di “Bone”), con cui la band ha firmato ad inizio anno.

Iniziamo con “Rise”. Ci accoglie col suo ritmo saltellante e spensierato, ci prende le mani e ci fa girare in tondo con la sua melodia, trasportandoci in una dimensione di hard rock scanzonato. Non male come inizio!

“So wrong” è di tutt’altro avviso: le chitarre mostrano gli artigli per dare un cipiglio aggressivo alla canzone, insieme alla voce che si abbassa e sporca. Un’altra buona traccia, energica e accattivante!

“Love Sick Dog” azzarda passaggi al limite del progressive soprattutto all’inizio e nei passaggi tra una strofa e l’altra. Anche la batteria è impegnata in tecnicismi di sottofondo, mentre la voce introduce all’orecchio dell’ascoltatore distorsioni elettronici. La traccia non convince appieno, come se non ci fosse un vero filo di Arianna a guidare gli strumenti che vagano scollegati tra loro. Non male il ritornello, anche se ci vuole più di un ascolto per farsi piacere.

“Bone” ha l’aria di prendere gli spunti di “Love Sick Dog” e mescolarli con il loro hard rock. Il risultato è una canzone dal giusto equilibrio tra hard rock classico e sfumature più aggressive, con la voce effettata che può non piacere a tutti.

“Killing Time” ci porta in lidi seri e malinconici, con le chitarre che svolgono bene il compito di creare la giusta atmosfera e la voce che dà il giusto tono. Da dopo metà l’atmosfera cambia e passa da malinconica ad un senso di rivalsa.

“Divided” ha un mood scanzonato come in “Rise”. Gli effetti alla voce e anche alcuni passaggi ricordano le registrazioni dei dischi anni ’80, non che sia un difetto. La canzone funziona, scorre bene ed il ritornello cattura l’attenzione dell’ascoltatore.

“Heroes” prosegue la scia spensierata, mostrando ancora una prova riuscita di classico hard rock. Convincente il ritornello, mentre il resto della canzone fa pensare ad un senso di “fine” di qualcosa (giornata lavorativa, film, avventura).

“Bad Habits” è una canzone che ricorda il sound dei QOTSA e che sarà sicuramente apprezzata dai loro fan, visti i rimandi musicali. La canzone non è solo questo, bensì ha all’interno un’anima tutta sua. Buono l’utilizzo dei cori nel ritornello.

“Grinder” è un hard rock graffiante ed incisivo, proprio come ispira il titolo. Chitarre e voci sfoderano gli artigli di pari passo creando distorsioni che ci accompagnano per tutto il brano, assoli compresi.

Per chiudere il disco abbiamo “Sleeper”. Per la chiusura del disco abbiamo una canzone dall’indole tranquilla e meditativa, senza esagerazioni o cambi improvvisi di tempo.

In conclusione, “Union - Reloaded” è un buon prodotto, e i The Great Divide hanno dimostrato di avere capacità di destreggiarsi in vari mood musicali, dallo scanzonato al riflessivo, non privi di sbavature in certi passaggi, ma nel complesso è un lavoro curato e ben fatto.

Difficile fare paragoni con la versione precedente di “Union”, ma in fondo che importa? Il passato rimane nel passato, Union Reloaded è un buon disco, perciò perché rimuginare?

 

70/100