8 FEBBRAIO 2020

Recensione a cura di

Dmitriy Palamariuc

 

The Perfect Tree è un progetto musicale nato nel 2018 da una idea di EMILIANO AIMONE, che deriva da un remoto ricordo dell’infanzia, con cui lui accompagna gli ascoltatori in un viaggio nel tempo, alla scoperta della propria essenza nella sua multilateralità e diversità, perchè proprio come dice Aimone: “..dall’alto dell’albero i punti di vista e la realtà sono diversi, portare la vita in musica, sperimentare il suono, poter lanciare un messaggio da un pulpito, avere un punto di osservazione senza confini diventa un’esigenza importante. L’albero perfetto comunica con la musica senza tener conto del tempo o dello spazio, viaggiando con le sue radici nell’infinito dell’universo. “ Infatti in questo suo lavoro, breve ma abbastanza colorito, denominato “Crown of Shyness”, The Perfect Tree spezza tutti i schemi della musica moderna, in materie di stili e sfummature, realizzando un potpourri di sensazioni e di riflessioni, in quanto nell’EP possiamo notare un fillo che altalena da un Alternative/Nu Metal in stile Linkin Park, Alternosfera e Limp Bizkit o  nelle loro “ballate” sdolcinate ad un raggae in stile Bob Marley, con alcune reminiscenze di blues e jazz, e persino pop in stile Zucchero. Insomma, un palmares che rende molto particolare questo EP, sia in senso positivo perchè stupisce con un’aria di novità le aspettative di un pubblico deluso dalla monotonia lineare che caratterizza spesso la scena musicale moderna, sia in senso positivo percè rischia di non essere capito da una fascia molto vasta di pubblico legato morbosamente alle sue preferenze abituali. Però artisticamente parlando, ogni una delle 4 tracce porta un idea particolare, un ricordo, una sensazione ed il mix proposto dai ragazzi funziona. La produzione e buona, e nonostante il songwriting ed i testi rischiano di cadere nell’oblio dello “già sentito”, nella chiave in cui viene proposto tutto ciò non risulta monotono o banale, anzi ad un ascolto più atento ci incuriosisce.

Buone anche le chitarre, che non insistono troppo, così come sono moderati anche la batteria ed il basso, lasciando più spazio possibile alla voce calda di Emiliano, che ci guida lentamente, in maniera introspettiva ed onirica, in un viaggio trasversale nel passato, e nello stesso tempo nel futuro, nella ricerca dell’armonia, della perfezione, della bellezza assoluta.

Sicuramente una scelta audace quella dell’etichetta “ Volcano” di scomettere e puntare su un lavoro così all’avanguardia e fuori dai schemi classici odierni, ma che potrebbe essere anche un’asso vincente sia nella manica della label che di questo progetto, perchè spesso la novità attira curiosità e quindi anche l’attenzione dello pubblico, e come si sa, se c’è della qualità e perseveranza, come in questo lavoro, le rose fioriranno. Bisogna soltanto proseguire avanti.

 

73/100