25 Aprile 2020

Recensione a cura di

Jonathan Rossetto

 

Il progetto “The Vasto” nasce nella provincia di Ferrara nel 2013, da allora sono stati pubblicati tre ep: “Falena”, “Thor\Nado” e “Love Till Death” tra l’inverno dell’anno di fondazione e il 2016. Corre il 2018 e trova i natali il loro primo album, “In Darkness”, ovvero quello oggi sotto esame. Sin dai primi ascolti è lampante come l’obiettivo sia proporre un sound distruttivo e di forte impatto, con ritmiche e strutta dei pezzi spesso basilari, seppur mai ridotte all’osso. Difatti “In Darkness” si fonda su evidenti matrici hardcore, punk, thrash e groove. Ciò che resta all’ascoltatore non risulta essere solamente un prodotto violento e brutale, bensì le liriche svolgono un lavoro importante nell’economia delle tracce, dimostrandosi di un certo livello. L’ opener “Memorial 2083(The story of Anders Breivik)” si rifà al medesimo memoriale pubblicato nel 2009 dal terrorista Anders Behring Breivik; folle opera di 1500 pagine che, fondamentalmente, propone il concetto di terrorismo come un mezzo necessario per mandare un messaggio al popolo. La fase iniziale del pezzo, un breve coro melodico, viene interrotto da pesanti riff e la crudezza del duo canoro composto da Piero Scardovi e Alessio Bolini(i quali si occupano anche delle due chitarre), la batteria di Thomas Pifferi e il basso di Vittorio Duse. Inutile dire che “l’immagine” sonora che viene restituita è un palese rimando alla strage di Utoya datata 22 luglio 2011.

Dopo l’opener il successivo picco lo si raggiunge qualche traccia più avanti, con la strumentale title track. Un interludio di circa settanta secondi che basa tutto su atmosfere molto cupe. Durante la scaletta vengono affrontati temi come il rimorso, la rinascita, le difficoltà nel comunicare. Negli oltre venti minuti di durata complessiva questo primo album si rivela un pesante cazzotto in mezzo ai denti, il quale lascia poche occasioni all’ascoltatore di respirare. Di buon livello la produzione. A minare il giudizio finale è forse la monotonia strumentale di alcuni brani, i quali non sempre incidono sino in fondo e anche dopo diversi ascolti faticano ad ingranare. 

In ogni caso “In Darkness” resta un lavoro interessante, con diversi buoni propositi per il futuro della band, e che in sede live, soprattutto, darà il meglio di sé. Non un capolavoro, ma un buon primo album certamente.

 

 

68\100