2 MAGGIO 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Le Wicked Asylum si formano a Como nel 2009, ma solo dal 2015 iniziano ad affermarsi in Italia ed Europa come uno dei main act al femminile del panorama europeo.Nel corso della loro carriera hanno condiviso il palco con bands quali MaYaN, Cellar Darling, Theatres des Vampires, Kalidia, Frozen Crown, Temperance e molte altre. Nel 2016 esce il loro primo EP “Rebirth” seguiti da due videoclip.

A dicembre 2018 lanciarono una campagna per finanziare il loro debut album, riuscendoci appieno con il 150% del risultato prefissato. Oggi parliamo proprio di quel debut album, chiamato “Out of the Mist” ed uscito nell’inverno 2019 sotto l’ala della Volcano Records. Dopo la intro “Haze”, tocca a “Sold(ier)” iniziare l’ascoltatore al sound delle Wicked. Ritmi roboanti, riffs graffianti e una voce decisa che si sposa con la musica accolgono l’ascoltatore in questa canzone che sa di guerra psicologica, vendetta e rinascita. “Bleeding Rust” è un’altra canzone rabbiosa, gonfia di odio verso qualcuno di persistente nella mente della voce narrante come nel corpo, tramite il sangue. Un personaggio negativo contro cui vengono scagliate parole dure come anche duro è il sound che accompagna il testo, rendendo la canzone a metà tra un grido di dolore e uno di rabbia.“Split”, primo brano del disco ad avere un video musicale, tratta il tema del dualismo presente in ognuno di noi, come il dottor Jekyll e il signor Hyde, tra l’altro citati nel brano. La canzone è accattivante sia nel ritmo che nel ritornello, rendendolo un brano ideale da estrarre per farci un video per presentare il disco. Anche “Threnody” ha un suo video musicale. Musicalmente siamo davanti a ritmi aggressivi e in alcuni punti forsennati mentre alla voce abbiamo un duetto che esprime una lotta tra rivalsa e dipendenza, coronata dalla speranza di migliorare, se si ha qualcuno al proprio fianco. “Sun Will Rise” ha un suo lyric video. Siamo davanti ad una ballad dall’animo malinconico ma che muta con l’andare della canzone in un tono di speranza, come se ci trovassimo davvero davanti allo spettacolo del sole nascente. “Out of the Mist” ha un’incalzante ritmo rock che cattura l’orecchio dell’ascoltatore fin da subito. La canzone ha come metafora la nebbia come stato mentale (nella nebbia ci si può perdere per non ritrovarsi), dal quale la voce narrante è uscita e che sta reimparando a lottare per sé stessa.  “Choke and Die” è un’altra traccia gonfia di odio e rabbia contro un personaggio negativo reo di aver fatto del male fisico e psicologico alla voce narrante. Vengono augurate le peggio cose a questo personaggio mentre la musica scorre nota dopo nota con un tono dolceamaro.  “The Meadow of Sin” è l’ultima traccia del disco, in quanto “Maze” funge da outro. Per questa ultima canzone le Wicked scelgono un tono drammatico e onirico, quasi fossimo in un sogno. Che dire delle Wicked Asylum? Dopo Rebirth, EP degno ma grezzo sia nella produzione che nella composizione delle canzoni (impersonali e poco incisive), questo “Out of the Mist” segna una netta maturazione, come se Rebirth fosse la crisalide e “OotM” la farfalla. Tutto è godibile in questo disco, dalla produzione che rende giustizia a tutti gli strumenti e alla voce, dalle canzoni belle e profonde da cui emerge l’obiettivo di arrivare sempre più in alto.

75/100