22  LUGLIO 2019

VEIL OF CONSPIRACY, ME, US AND THEM, revalve records, ivl, insane voices labitynth

Winter Owl è un nuovo progetto italiano curato dal chitarrista/compositore (si occupa anche di altri strumenti come basso, tastiere e batteria elettronica) Luigi Jamundo che ci lavora fin dal 2014 dopo lo scioglimento della sua vecchia band funky chiamata Allegro Vivo.

Intitolato Cursed Sanctuary, il qui presente EP è l’esordio di questo nuovo viaggio musicale di Luigi registrato completamente nel proprio studio. Riguardo al genere proposto si parla di un metal dalle tinte prog con diverse concessioni alla melodia risultando mai troppo pesante o cervellotico.

 

Le cinque tracce del dischetto vedono diversi ospiti ma quello più presente è il cantante Marco Vantini che dimostra un’ugola abbastanza buona (si ricorda che al momento non fa più parte del progetto da cui si è separato in maniera comunque amichevole) ma che non riesce a sfondare fino in fondo con una pronuncia inglese da migliorare. L’opener “Jolly Roger” ne è chiaro esempio con un andamento troppo piatto e senza quella botta che servirebbe per far esplodere il brano.

 

Le tastiere che dovrebbero donare atmosfera suonano plastificate causa purtroppo di una produzione troppo debole. Il lavoro di chitarra assieme alla sezione ritmica è discreto ma lascia poco nella mente dell’ascoltatore. Le cose in parte migliorano con la successiva e titletrack “Cursed Sanctuary” dove la sei corde si fa più variegato ed intrigante nonostante degli assolo troppo da shredder ma va bene così. La traccia brilla di una luce più sostanziosa (salgono alla mente i Symphony X) ma la produzione sega in parte le gambe a tutto ed anche l’uso di drum machine non aiuta a ribaltare la situazione.

“Bad Dream” è una sorta di ballad dall’animo malinconico con delle melodie grigie ed uno uso del piano che sarebbe anche sfizioso ma con il passare dei minuti la traccia tende a perdersi risultando confusa fino alla fine. Le idee sono abbozzate in maniera blanda e la tecnica strumentale da sola non basta a compensare la composizione che risulta davvero fiacca come nella strumentale “Time’s Up” che cita moltissimo Dream Theater ma soprattutto i Liquid Tension Experiment con quel mix di fusion e prog metal.

 

Il problema più grosso è che seppure ci sia groove ogni parte della canzone pare incollata alla successiva senza un vero filo conduttore. La finale “Ghost” vede la partecipazione di due voci femminili ossia Alice Benedetti e Valentina Boscaini che però paiono fin troppo leggere e pop. Le ugole infatti sono troppo deboli e mal intrecciate sia nelle parti atmosferiche che in quelle più forti dove si necessita grinta. Un brano che vorrebbe essere dark ma che si rivela noioso e melenso senza pathos.

 

Un esordio che necessita decisi miglioramenti per farsi apprezzare. Probabilmente attirerà i soli fanatici del prog metal ma per ambire a qualcosa di più ci vuole tempo, costanza e tanto lavoro. Per ora rimandati.

 

Voto 50/100

Enzo”Falc”Prenotto