12 FEBBRAIO 2020

Recensione a cura di

Jonathan Rossetto

 

Quello degli X-Plicit è un progetto recente, nato dalla mente del chitarrista Andrea Lanza(ve lo ricorderete per gli “Skill in Veins”) e lo scorso 24 maggio 2019 ha debuttato col primo album. Ovvero il “Like a Snake” oggi sotto esame. La formazione di Varese, composta da musicisti discretamente affiatati, si completa con Sa Talarico al basso, Simone Zuccarin al microfono e Giorgio Annoni alla batteria. Il risultato è un lavoro molto compatto, dieci tracce solide, pregne d’energia e tutte che sanno di vecchio stile. Indi se durante l’ascolto vi verranno alla mente formazioni come i Guns N’Roses, i Motley Crue o Velvet Underground, è perfettamente normale. Quello era l’obiettivo. Quando la formazione entrò in sala di registrazione non lo fece con l’intento di innovare il genere, bensì volevano divertirsi, riesumando dei pezzi che Andrea aveva già in canna. Ne esce fuori un prodotto che trasuda energia, ottimamente eseguito e registrato, dove ogni tassello è al suo posto, persino la ballad “Angel”, un lento dal sapore acustico, recita il suo ruolo, dando l’impressione d’essere esattamente dove avrebbe dovuto essere. Partendo da brani come l’opener “Hell is Open”, sino alle conclusive “Don’t close this bar tonight” e la title track “Like a Snake” l’ascoltatore verrà sommerso da riff graffianti, crudi e diretti, senza mai una vera e propria pausa, fatta l’eccezione per la ballad in precedenza citata, o cali di qualità. È uno di quei lavori che inizia, corre a destra e a sinistra proponendo diversi buoni spunti(il ritornello di “You don’t have to be afraid” entra in testa con una facilità quasi imbarazzante) accontentando tutti coloro non desiderassero nulla di diverso. Forse qualcuno accenderebbe persino una sigaretta col volto soddisfatto a fine corsa. “Like a Snake” è esattamente questo, un buon disco suonato con buon gusto e mestiere, pieno di buoni assoli e decisamente ben prodotto. Non ci sono veri e propri punti negativi da sottolineare, se non il rovescio della medaglia. Infatti se uno dei maggiori punti di forza dell’album è proprio il voler riesumare questa tipologia di sound con la macchina del tempo, quasi come se una formazione di allora suonasse con le strumentazioni di oggi, si può dire che l’obiettivo è stato centrato. Allo stesso tempo è un lavoro che concettualmente, e volontariamente, non va oltre, non aggiunge nulla all’economia musicale o al movimento in sé, se non qualitativamente parlando. Indubbiamente coloro che apprezzano questo tipo di sonorità troveranno in “Like a Snake” un più che buon lavoro, meritevole di una possibilità. 

 

72/100