29 FEBBRAIO 2020

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Era dal lontano 1996, anno di pubblicazione dell'ultimo output della prima fase della band sotto forma di un semplice promo, che si erano perse le tracce dei technical-prog thrashers statunitensi AFTERMATH, cui l'album di debutto del 1994, intitolato “Eyes Of Tomorrow”, subito assurto a piccolo oggetto di culto nell'underground metallico, aveva donato fama imperitura, sebbene limitatamente a un circuito di estimatori non certo vastissimo. Il cambio di moniker effettuato nel 1997 (con la band che adotta il nome Mother God Moviestar), unitamente alla sterzata stilistica verso lidi alternative/prog metal, alienò molte simpatie al gruppo, che si sciolse definitivamente nel 1999 per riapparire solo nel 2011con la pubblicazione di una compilation di vecchi demo del periodo 1986/87 e di un box set antologico, per poi concretizzare la vera e propria reunion, con tanto di vecchio moniker, nel 2014. Cinque lunghi anni sono passati da allora, e la speranza di poter ascoltare del nuovo materiale sembrava sempre più remota. Quand'ecco che, nel 2019, nel 2019 e sotto l'egida dell'etichetta Zoid Records, la band pubblica finalmente il suo come-back ufficiale sotto forma di nuovo album di inediti, intitolato THERE IS SOMETHING WRONG, per la gioia dei tanti nostalgici della prima incarnazione del gruppo.

Forti di una line-up che conferma per tre quarti quella storica, col fido Steve Sacco alla chitarra, Ray Schmidt alla batteria e Kyriakos “Charlie” Tsiolis alla voce, e completata dal nuovo innesto George Nektarios Lagis al basso, i nostri tornano sulle scene con un album votato alla sperimentazione, che non nega alcuna delle esperienze musicali vissute dalla band in entrambe le sue denominazioni e destinato a far discutere molto i fan di vecchia data, nonostante lo stile del gruppo si sia sempre contraddistinto per una discreta varietà di influenze, che andavano dai Coroner, agli Anacrusis, agli ovvi Watchtower, per arrivare fino ai più sperimentali Blind Illusion e primissimi Mordred. L'impressione di trovarsi fra le mani un disco decisamente particolare si percepisce fin dall'intro a base di samples e schegge impazzite intitolata provocatoriamente CAN YOU FEEL IT?, mentre la “vera” opener, cioè FALSE FLAG FLYING, deflagra con un riff spezzato che richiama immediatamente lo stile classico della band, benché l'andamento spesso trattenuto e circolare rimandi un po' ai Faith No More introspettivi e algidamente epici di Angel Dust, benché virati in salsa techno/thrash. Il brano si evolve in modo piuttosto classico, per il genere di appartenenza, guidato dalla voce al vetriolo di Charlie, mentre vanno sottolineati gli interventi di chitarra solista dal tono molto noise e disturbante, assai lontani dagli standard di virtuosismo tipici del genere ma ottimi nel conferire al brano la giusta atmosfera.

Un brano che non punta certo sulla velocità (che, comunque, qua e là, non manca) per vincere, concentrandosi molto di più sulla costruzione atmosferica (a tratti tirata e schizoide come nei migliori Voivod) e su partiture insinuanti. I sample posti in chiusura al brano fanno da apripista alla successiva DIETHANASIA, brano più classicamente thrash e, almeno inizialmente, davvero grezzo cui la voce, più parlata che cantata, fornisce un contrasto che non dispiace. La band pigia qui decisamente di più sull'acceleratore, rispetto al brano iniziale,andando a comporre un pezzo piuttosto immediato, per quanto possibile, in cui il non abbandonare mai il tiro thrash risulta vincente ai fini del godimento dello stesso, mantenendolo fresco e vibrante dall'inizio alla fine, graziato da una produzione non eccessivamente pompata e piuttosto retrò che accentua in modo molto efficace il legame della band col suo periodo di maggior fama.

Ancora samples a griffare l'inizio della multiforme SCIENTISTS AND PRIEST, i cui ritmi spezzati portano il vocalist ad arrancare un po', nel tentativo di vomitare le sue invettive su un tempo così poco lineare.

Si nota chiaramente il tentativo, da parte della band, di ripescare parte del proprio vecchio sound, ma mantenendo comunque una certa linearità di fondo in grado di rendere il materiale sempre e comunque accessibile, con discreti risultati, qui in parte inficiati da una linea vocale portante poco efficace e da un refrain non eccessivamente centrato.

Le cose non migliorano con la harcoreggiante SMASH RESET CONTROL, veloce e sguaiata come si conviene, pur con alcuni stacchi maggiormente spezzati e progressivi, ma un po' troppo legnosa per colpire davvero nel segno.

Si ha come l'impressione che, pur di apparire in qualche modo aperta alla influenze più disparate, la band perda ogni tanto di vista l'oggettiva qualità delle situazioni proposte, perdendo in efficacia laddove una gestione più curata avrebbe permesso di centrare meglio l'obbiettivo.

Le cose vanno meglio nella successiva GASLIGHT, dove la band si riappropria del suo stile primigenio partorendo un brano senza dubbio più interessante, fra partiture puramente techno/thrash in odore di Coroner e aperture punk/metal che ricordano un po' i primissimi Voivod, anche per lo stile vocale acido e a tratti slegato di Charlie, solo leggermente appesantito una intro e un'outro nuovamente affidata agli onnipresenti samples, che comunque non inficiano più di tanto il buon risultato finale.

Ancora samples nel piuttosto inutile inframezzo A HANDFUL OF DYNAMITE, che appare più una scusa per piazzare un assolo di batteria li per li, mentre decisamente più succosa, dopo un inizio non del tutto convincente, risulta la possente TEMPTATION OVERTHROWN, brano dai connotati decisamente thrash, solo vagamente spruzzato di elementi più tecnici, che rialza decisamente le quotazioni dell'album, pur senza dissipare la sensazione che a questa collezione di brani manchi un quadro d'insieme coerente in grado di valorizzarne a dover il fluire, nonché una visione focalizzata in quanto ad arrangiamenti, che tendono a rendere spesso le canzoni un po' slegate e poco incisive, anche nei momenti più impattanti.

L'uso continuato di samples per aprire e chiudere i vari brani, che nelle intenzioni dovrebbe dare collante all'intera tracklist, alla lunga, tende a diventare dispersivo, come accade all'inizio della strana PSEUDOCIDE che, fra rimadi alternative/metal, impennate techno-thrash e liriche spesso declamate, risulta assai poco convincente, anche considerando una durata comunque non trascurabile che sfiora i sette minuti. Le vocals di Charlie risultano molto poco incisive, nel loro incedere crossover-metal e l'unico momento davvero riuscito del pezzo è quando Steve si lascia andare a liquidi arpeggi psichedelici, donando finalmente atmosfera a un brano che ne è decisamente carente, nonostante le intenzioni (evidentemente) opposte del gruppo. Le cose migliorano un po' con la title track THERE IS SOMETHING WRONG che, fra impennate hardcore/thrash, aperture più quadrate e stacchi stranianti, si rivela comunque interessante, nonostante alcune parti risultino ancora un po' affossate da alcune scelte discutibili in fatto di linee e interpretazione vocale, grazie a una porzione centrale più atmosferica, cupa e obliqua di buona presa e a una vivacità di fondo che permette al brano di scorrere comunque in modo piacevole dall'inizio alla fine. Si arriva così alla conclusiva EXPULSION, una semplice outro a base di samples e citazioni di altre parti sparse nell'album che non aggiunge nulla a un album che appare troppo slegato e discontinuo per riuscire a colpire nel segno. Ci si aspettava senza dubbio qualcosa di più dal ritorno di un nome così di culto dopo una pausa così lunga ma, a conti fatti, questo album appare molto più immaturo e abbozzato del lontanissimo debutto.

Speriamo in future mosse più convincenti. Per il momento, siamo ancora lontani dalla sufficienza.

50/100