3 GIUGNO 2019

Recensione a cura di Claudio Causio

 

 

The Things I Never Told You è il secondo album della band spagnola Be For You, nata nel lontano 2006 e già autrice di un full-lengh, Beyond Love and Compassion, pubblicato nel 2010, di cui il lavoro oggi in analisi è il successore. Già ad un primo ascolto è chiaro che il suono risente della carriera ultradecennale di cui i nostri godono, sebbene siano solo alla seconda uscita discografica: il sound è pulito, chiaro e ben lavorato, sintomo di una produzione attenta e curata. Il songwriting è altrettanto definito e preciso, che rispecchia il lungo percorso affrontato dalla band, testimoniando una notevole capacità di variare da un genere ad un altro, per cui non è possibile etichettare i Be For You come band hard rock, come loro stessi invece si definiscono. In The Things I Never Told You risuona infatti ben più di quello che il gruppo vuole imprimere nella propria opera, che a tratti strizza l’occhio al power metal degli Stratovarius e degli Avantasia, salvo poi marchiarsi in maniera indelebile quello stesso hard rock, genere a cui la compagine di Leòn più si ispira. Il risultato è un album ben costruito, orecchiabile e mai stancante proprio grazie alla sua versatilità, che lo rende accessibile ad ogni orecchio: ogni brano si stacca dal resto come un unicum facilmente riconoscibile anche dopo un solo ascolto, dimostrando un’ottima capacità compositiva dei cinque spagnoli.
L’album si compone di dieci pezzi, di cui due strumentali, uno dei quali apre l’intera opera ed è Words Unspoken, non una semplice intro, ma una vera e propria canzone (sebbene di neanche due minuti) in cui sono coinvolti tutti gli strumenti, voce esclusa. Presto, però, il campo è lasciato a One With The World, traccia di non eccessiva velocità, ma decisamente potente e orecchiabile, in cui le tastiere di Alfredo Arold (anche chitarrista) la fanno da padrone. Angel Dìez, dietro il microfono, si pone come via intermedia fra l’italiano Michele Luppi e il Timo Kotipelto dei già citati Stratovarius, il che restituisce, insieme con un’importante sezione corale durante il ritornello, un brano molto più vicino alle sonorità del power metal classico, rendendolo ottimo per aprire un disco. Il sound è gradevole, la melodia decisamente catchy, arricchita da una produzione ottima e dalle indubbie capacità dei cinque con i propri strumenti.
La successiva The Lesson, invece, rispetta maggiormente i binari che i Be For You vogliono intraprendere, configurandosi come un pezzo hard rock particolarmente ritmato, così come sarà anche per Shout, sesta traccia, che avrà l’arduo compito di movimentare i tempi dopo la lenta (e bellissima!) Those Sundays Are Gone, miglior canzone dell’LP (insieme con la title track). Essa, infatti, posizionata nel mezzo del lavoro, rallentando il metronomo, scandendo tempi dilatati e rilassanti, si riempie di una malinconia ben trasmessa dai riff di chitarra, semplici ma puliti e piacevoli, e da una sezione corale particolare, che quasi risponde, nel ritornello, alle note cantate da Dìez. Ne risulta perciò un brano dolce, delicato, in cui risuona il rock più puro con tutte le sue più note caratteristiche, rispecchiando in pieno le idee musicali dei Be For You. Come si è detto, la successiva Shout, più simile a The Lesson, riporterà il disco su ritmi decisamente più veloci.
Seguono Satellite A-9, seconda strumentale dell’album, Light e Nothing Lasts Forver che, seppur orecchiabili e gradevoli, nulla aggiungono a quanto già proposto dal resto del lavoro. Si giunge ben presto, perciò, a The Things I Never Told You, title track e giusta conclusione al viaggio nell’hard rock spagnolo offertoci dai Be For You. Il pezzo è introdotto da una synth orchestrale, che incupisce l’atmosfera in cui entrano immediatamente le chitarre, basso e batteria, lasciando la tastiera sullo sfondo, e riassume in una manciata di minuti le sonorità e il carattere stesso della band, non a caso è stata scelta non solo come title track, ma anche come colonna sonora dell’unico video estratto dall’album. I tempi sono veloci ma non troppo, le melodie potenti e al contempo armoniche e orecchiabili, il tutto riassunto in quello che potrebbe essere definito, senza pericolo d’errore, come la canzone migliore del disco, insieme con la quinta traccia.
In conclusione, The Things I Never Told You è un’opera semplice e diretta, piacevole e ben scritta, in cui confluiscono diverse influenze, senza tuttavia intaccare la personalità della band stessa, che riesce a dare la propria impronta alle proprie composizioni. Insomma, è un disco “per tutti”, che ha forse come unico aspetto negativo quello di non aver “azzardato” nulla di nuovo nel panorama dell’hard rock/heavy metal, avendo la band invece puntato tutto sull’orecchiabilità e sulla possibilità di scrivere una manciata di pezzi che potessero essere cantati dal pubblico in sede live. Non si grida al capolavoro, certo, ma è sicuramente un buon disco, di facile ascolto e comprensione, ma assolutamente nella media per una band ultradecennale, sicuramente promossa all’esame.

 

 

Voto: 75/100