11 DICEMBRE 2019

Recensione a cura di 

Jonathan Rossetto

 

Originari di Rauma, Finlandia, i Black Dreams sono nati nel 2015 e sino ad oggi hanno pubblicato una sequela di quattro ep. In questa sede tratteremo l’ultimo ad essere stato rilasciato, ovvero “Under My Skin”.

Tecnicamente parlando gli scandinavi suonano un blues che, a sua volta, non solo si rifà a molte altre formazioni più note, ma mescola anche diversi stili come lo stoner, il gothic e l’heavy. Il risultato, per quanto non originalissimo, risulta comunque molto piacevole, sintomo, in ogni caso, di un buon lavoro in fase di composizione.

I due pezzi che strutturano l’ep, la title track “Under My Skin” e “We Love Dead People”, si rivelano due ottime tracce che lasciano presagire buone cose per il futuro. Nel primo caso ci troviamo d’innanzi un brano sì dalla struttura rodata e che non punta a voler innovare, ma risulta tutto sommato di facile presa, ottimamente suonato e che nei live farà la sua porca figura, mentre la traccia successiva, almeno in parte, mischia le carte in tavola. “We Love Dead People” fa leva su atmosfere malinconiche, un lento\midtempo dal sapore gotico e forte di un finale decisamente d’effetto.

Ad elevare questa breve scaletta sorge una produzione di ottimo livello e dal lato strumentale, giusto per sottolinearlo, è stato svolto un lavoro di pari grado.

In attesa del primo vero album della band, l’ascolto di “Under My Skin” è caldamente consigliato.

 

75\100