30 SETTEMBRE 2020

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Vengono dalla Polonia, e, per la precisione, da Szklarska Poreba, nel cuore dei Sudeti, questi BRZASK, e ci tengono a farcelo sapere.

Il loro black metal screziato di death, infatti, risulta imprescindibilmente legato al folklore locale del loro luogo di provenienza, e il culto di Rubezahl (gigante mitologico alla base di molte leggende proprie di quell'area geografica) costituisce le fondamenta di tutto il loro concept artistico.

Musicalmente influenzati dai colossi scandinavi degli anni 90, fra cui senza dubbio Mayhem, Emperor e Dissection sono fra i primi nomi che viene naturale citare, i Brzask (“Alba”, in polacco) si formano nel 2019 ed esordiscono solo un anno dopo con questo loro primo demo omonimo, forti di una formazione a cinque elementi che vede Toer alla voce, Dod e Hoggorm alle chitarre, Darlig al basso e Bolle alla batteria.

Dopo una breve introduzione dai sentori arcani e inquietanti, il demo entra nel vivo col primo brano vero e proprio, intitolato BRZASK I (WHITE RAVINE). Ci troviamo al cospetto di un black metal dal riffing molto evocativo e avvolgente, dai tratti vagamente dissonanti, contraddistinto da una notevole cupezza di fondo che, se da una parte non tradisce le radici molto classiche del suono dei nostri, dall'altro mette in mostra anche venature più moderne, con rimandi all'operato di band quali Bolzer e Schammasch, in un connubio senza dubbio molto riuscito.

Le atmosfere generate sono, infatti, molto avvincenti e riescono a trascinare con notevole efficacia l'ascoltatore nell'immaginario rurale e oscuro che sta alla base del concept della band, aiutate anche da una scrittura molto scorrevole e compatta che valorizza non poco gli sforzi profusi dai musicisti in fase tanto compositiva quanto esecutiva.

Si passa così da gelidi mid tempo dominati da monolitici riff e stranianti fraseggi melodici a repentine accelerazioni (comunque lontane dai parossismi esecutivi cui il genere ci ha abituati nel corso degli anni) di grande impatto, il tutto arricchito da passaggi acustici e lancinanti aperture atmospheric di gran resa, per un primo brano che lascia molto soddisfatti e curiosi di passare alla prossima composizione in scaletta, intitolata BRZASK II (WIND INCANTATION).

Inaugurata da un evocativo arpeggio, essa si evolve ben presto in una sfuriata black dai toni decisamente old-school, salvo prodursi in aperture dai più marcati tratteggi melodici ed epici, il tutto pertinentemente ammantato dall'aura di misticismo che permea l'intero operato della band, che si produce qui in un brano davvero intenso e ben strutturato.

Due centri su due, grazie a due pezzi che mettono in mostra una band già molto matura e padrona del proprio sound, nonostante la fondazione molto recente, e che lasciano ben sperare per il terzo (e conclusivo) brano del demo, intitolato BRZASK III (CRIMSON DAWN RITUAL).

Si tratta di un brano in cui la componente folkloristica della band viene messo maggiormente in mostra, grazie a un uso ancora più arcano e straniante dell'atmosfera e a un utilizzo decisamente spiccato di fraseggi chitarristici molto melodici che non possono non rimandare all'epoca d'oro del genere, quando band come Dissection, Sacramentum e Necrophobic la facevano da padroni.

Si tratta di sonorità riportate alla ribalta, in tempi più recenti, da band come MGLA e Uada, con i nostri che si avvicinano maggiormente ai secondi in virtù di una strutturazione del brano molto classica, lontana dalle tentazioni atmospheric dei primi, che vede comunque i Brzask non arretrare di un millimetro dal punto di vista della personalità, confezionando quello che è il brano più esteso e complesso dell'intero lavoro e dimostrando di avere altre frecce al proprio arco rispetto a quelle mostrate nei primi due brani, la qual cosa lascia l'ascoltatore non solo appagato dall'esperienza appena terminata, ma anche curioso di vedere come la band sarà capace di esprimersi, in futuro, in un lavoro sulla lunga distanza che, chi scrive, si auspica di poter stringere tra le mani il prima possibile. Per il momento, il True Sudetian Black Metal vince e convince su tutta la linea. Da ascoltare senza indugio.

 

85/100