6 DICEMBRE 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

I Calarook sono un gruppo di pirat… Musicisti formatisi nel 2014 con il nome di “Calico”, modificata in “Calarook” solo un anno fa. 

Suonano un pirate metal che fonde folk metal a parti death metal, il tutto con l’intento di non far rimanere sobrio e immobile nessuno dei presenti, assicurando che “quando i Calarook entrano in scena, nessun barile di rum rimane pieno”. 

Oggi parliamo del loro disco di debutto, uscito l’11 settembre di quest’anno sotto, dal nome “Surrender or Die”. 

Prima di debuttare con un full lenght la band si era già fatta conoscere nel 2017 con un demo omonimo, con il quale avevano dato prova di avere talento e capacità. “Surrender or Die” apre le sue porte all’ascoltatore con una intro che evoca proprio l’inizio di un’avventura via mare. La seguente “A Cursed Ship's Tale” spiazza l’ascoltatore non tanto per la musica ma per la voce, eccessivamente cupa per la musica proposta soprattutto quando si arriva al ritornello, dove ci si aspetta una verve diversa da un cantato monocorde. Stessa situazione anche in “Quest For Booze” dove la voce cupa stona con la musica caciarona. C’è però da dire che la sensazione di straniamento se ne va dopo qualche ascolto, perciò non si scoraggi chi è titubante a continuare l’ascolto, non sa cosa si perde. In “Into The Storm” e “Surrender or Die” il registro cambia con una prevalenza di riffs death metal per poi tornare in toni più scanzonati con “Invisible Pineapples”. “Kraken's Chest”, “Paul The Parrot” e “Jack Rackham” sono una tripletta in cui folk e death metal trovano il modo di coesistere e funzionare insieme. “Kicking Flamingos” snuda le zanne e attacca l’ascoltatore con riffs aggressivi ed un cantato serrato. “Davy Jones' Locker” nella sua cupezza ricorda una ballata cantata intorno al fuoco, mentre “Tentacle Explosion” è, come dice il nome, un’esplosione in musica breve ed intensa. “Loyal To None But Rum” smorza l’atmosfera cupa che si era creata nelle canzoni precedenti, sensazione che si accentua con “The Legend Of Liquor Island” che trasmette al meglio il mood da “quest” piratesca. Con “The Feast Of Emerald Meadows” torniamo in toni aggressivi e roboanti mentre è forte la sensazione che il disco ed il viaggio cui ci sta portando stia per finire. Ora è infatti il turno della canzone di chiusura, “The Undying Sailor”, una canzone dai toni drammatici di chi sta correndo un grande pericolo ad un passo dalla fine del viaggio: avrà fortuna o sfortuna?

Nonostante siano esordienti, mostrano di avere le idee chiare sulla musica da portare al pubblico, regalando all’ascoltatore più di un’ora di puro intrattenimento, con brani che spaziano dai toni caciaroni (“Quest For Booze”) a quelli più cavernose ed aggressive (“Davy Jones' Locker”).

Imperdibile per gli amanti del genere, sperando di poterli prima o poi ascoltare in sede live, dove sono sicura faranno un successone!

 

80/100