15 FEBBRAIO 2021

Recensione a cura di

Fulvio Giorgis

 

Il folklore ucraino è un insieme di costumi densi di colori, gioiosi e armonici, balli di origine rurale che esprimono gratitudine a madre natura, e al fato,  per l’abbondante raccolto che servirà da sostentamento per tutta la comunità durante il periodo invernale, certo…. Poi però  esiste anche una tradizione popolare,  tramandata oralmente ai suoi albori, che racconta storie di dee con lunghi capelli neri e uno sguardo pauroso, associate alle streghe e altre creatura demoniache, portatrici di morte, malattie e carestie, divinità collegate al rigido e duro inverno, un’oscurità che si contrappone al bagliore, prima tenue e poi accecante del sole nascente, un continuo, quotidiano, contrapporsi  tra la luce e le tenebre… I Cyllell sono i cantastorie di questa tradizione generatrice di paura e inquietudine, il polistrumentista Hiemsitus, già mastermind degli Hevvn dell’ottimo album “Deliverance” (2018), da vita a questo nuovo progetto, qui al debutto assoluto, con l’intento di onorare e omaggiare cotanto terrore!!

“Stars” ha il compito di aprire il cerimoniale con un riffing di chitarra glaciale e maestoso, accompagnato da una batteria scarna ma aggressiva che tanto riporta ai primissimi Darkthrone, il rallentamento centrale è una piccola perla di malsana melodia che traporta l’ascoltatore alla meraviglia provata nell’ammirare il soffitto celeste, in una limpida notte invernale, “In Captivity of its slow waters” cadenzata e funerea  è lo splendido sottofondo di un racconto ispirato dalla contemplazione dello scorrere lento delle acque, vita e passione ma anche morte e gelo, con “Wane” la ferocia prende di nuovo il sopravvento  e come suggerisce il titolo è una caduta nei meandri più oscuri della mente, portatrice di indecifrabili visioni oniriche, “Inevitability” è il brano che più si avvicina alle sonorità proposte dalla main band di Hiemsitus, le chitarre sono epiche, maestose e ancora una volta ricordano le grandi band norvegesi della prima ondata black-metal, “And the forest  bares its black teeth”  è un inno alla natura ucraina “ Ascolta la foresta!Nell'oscurità, tra le radici, tra il fogliame, la natura della bellezza”. Molto bella ed evocativa la parte acustica centrale di bathoriana ispirazione. “To the land of dreams” è  l’episodio più depressive di tutto l’album, le sonorità ricordano molto le prime produzioni dei nostrani Forgotten Tomb, assoluti capostipiti del genere, i sogni descritti non sono sicuramente rassicuranti e affliggono  emotivamente l’infelice protagonista ,  la title track “When the day goes out” cala il sipario su un viaggio che mi ha trasmesso molte emozioni, ovviamente piacevolmente inquietanti e disturbanti ma questo è il Black metal no?

 

80/100