6 MARZO 2020

SECONDO ASCOLTO

a cura di Matteo Musolino

 

Bentrovati avventurieri della rete, questa volta ci troviamo a parlare del nuovo album dei Death’s Head And The Space Allusion: The Counterbalance. Questi ragazzi sono una band fondata nel 2016 a Oulu, in Finlandia, hanno pubblicato due singoli, un EP ed ora, pubblicando questo l'album di debutto, si presentano a tutto il mondo nella loro interezza. Partiamo come sempre dalla scelta stilistica che dà l’immagine del lavoro in questione. La Cover Art presenta da subito e mette in chiaro che si tratta di qualcosa di oscuro e ci piace pensare che il personaggio ritratto in cammino verso un meglio non identificato castello, suggerisca un viaggio musicale dal carattere introverso. Anche se i colori, i rimandi grafici e la scelta del mix di computer grafica e photo-editing suggerirebbe uno stile solitamente accostato alla musica Black Metal (vedi anche il sotto-logo della band, che appare richiamare un simil pentacolo) non dobbiamo farci trarre in inganno; quello che abbiamo davanti è molto più vicino ad uno stile Progressive che sfocerà, a tratti, in altri ambienti musicali. La prima traccia dell’album, in effetti, presenta da subito i tratti caratteristici che ci seguiranno lungo tutto l’ascolto dell’album; delle caratteristiche nella composizione, nello stile e nelle scelte tecniche e di produzione che varranno per tutte le tracce e che vedremo di analizzare. “Dopefiend Outrun” fa da apripista e non ci concede la classica intro che ci si potrebbe spettare da questo genere musicale. L’incipit del brano è un bel fraseggio coinvolgente, accompagnato da rimandi tastieristici che si evolvono dapprima in un sottofondo e poi in un mix molto Pop Metal. Purtroppo dopo un bell’inizio la canzone si assesta subito su un giro melodico molto più canonico delle aspettative create e il refrain non sembra voler uscire da questo schema “collaudato”. Ciò però non deve assolutamente significare che si tratti di qualcosa di poco valore. Decidere di assestarsi su arrangiamenti canonici non è un male in assoluto ma il problema che il sottoscritto ha riscontrato è la scelta di produzione che ha accompagnato la presentazione del brano. Spieghiamoci meglio: la cosa che più si nota è la linea vocale, decisamente relegata nelle retrovie melodiche. Le note scelte per la melodia sembrano più un accompagnamento che un traino per la musica. Questo effetto non è dato certo dalla bravura del cantante che, da qui e per tutto il disco, dimostrerà di avere una buona tecnica e di essere assolutamente preparato. Sono le gli effetti e la melodia composta che si incastrano tra le note della musica rendendo il tutto così corposo da non rendere ben scindibile i temi vocali dal resto della musica. A ciò si aggiunga che la scelta dei suoni delle percussioni e delle chitarre ritmiche, se da un lato danno un tocco di modernità dal punto di vista del sound, dall’altro risultano essere assai dedite alla saturazione; restituendo con la compressione un buon volume ma non dando il giusto focus alle note vere e proprie, cancellando spesso accenti e modulazioni. Di conseguenza tutta la canzone, pur denotando una tecnica e degli stilemi di musica progressiva, appare come una sorta di motivetto non definito. Queste caratteristiche sono comuni all’interezza dell’album e tutte le tracce, pur essendo melodicamente ed armonicamente diverse, appariranno come molto simili fra di loro. Ad eccezione degli incipit iniziali, sempre molto caratteristici e ben distinti dal punto di vista armonico, non appena la traccia inizia il vero percorso si crea una massa musicale non definita; gradevole, ben suonata ma che taglia le gambe all’interpretazione della voce solista e che non permette ad un tema musicale di emergere in nessun momento. Per questo tracce come “Gone”, “The Time Healer” o “The blood-Painted”, appaiono più come una sorta di J-Pop dei primi anni 2000 che dei brani Progressive metal. Saremmo già a metà album e “The Dreamland” risulta a mio giudizio il brano di punta dell’album per vari motivi. Anzitutto ha molto più focus melodico e dimostra uno stile più caratteristico. Le tastiere e gli arpeggiatori elettronici automatici qui sono ben congeniati e l’arrangiamento denota una maggiore cura in tutto. “Between The Sound” ritorna nel mood iniziale dell’album. Personalmente credo che sia una canzone molto valida e con delle belle intuizioni nel gioco di armonizzazione delle parti ritmiche, pur presentando ad orecchio delle storture toniche volute, queste sono così ben incastrate con tutto il resto che anche l’ascoltatore più esigente non potrà non apprezzarle; tuttavia per l’ennesima volta i refrain e le linee vocali tendono sempre ad aggirarsi in quegli stessi intervalli di toni che rendono il tutto un già sentito…anche se non è affatto vero! È incredibile come ci si renda conto che le canzoni sono tutte molto diverse nella composizione ma poi risultino uscire come un che di molto somigliante l’una con l’altra. Questo Leitmotiv non ci ha abbandonato neanche per un momento e la cosa non cambia con le tracce seguenti “Burning Desire” e “Principles  Of A Mechanic Commander”. Di quest’ultima traccia però va puntualizzata qualche caratteristica: In primis è forse quella più fedele agli stilemi progressive e con i suoi quattordici minuti va, a mio giudizio, ascoltata scevri da ogni stereotipo che si potrebbe essere formato. Valtteri Virolainen qui dà conferma di quanto detto sopra e in molti tratti dimostra di non aver avuto modo di dimostrare effettivamente la bravura che si riesce a dedurre in molti punti dell’intero lavoro. Le tastiere si concedono finalmente un momento melodico principale nella sua interezza, chitarre, batterie e chitarra basso procedono come da copione ma nel rispetto del tema principale. In generale possiamo dire che questo è un album di debutto che sarà sicuramente ben gradito a chiunque lo ascolterà, ma ha il difetto di inglobare musicalmente sé stesso. La sensazione di avere dei brani che risultano, almeno per il sottoscritto, in qualche modo appannati dalle scelte e dallo stile musicale presentato è effettivamente presente. È un album assolutamente da ascoltare con attenzione per poter cogliere tutte le sue sfumature, ma l’ascoltatore casuale o il più scanzonato potrebbero non trovare da subito appetibile l’ascolto. I fruitori dai più tecnici e più attenti ai più disillusi, invece, rischiano di sottovalutarne le reali potenzialità e potrebbero decidere di non dedicargli il tempo necessario per capire se potrebbe piacergli o meno. Di sicuro però non mancherà di far crescere la voglia di sentire altro da parte di questa band.

 

75/100


9 NOVEMBRE 2019

Recensione a cura di

Valeria Campagnale

 

Line up:

Valtteri Virolainen -  Vocals

Antza Talala -  Guitar

Hemma Timonen - Guitar

Juho Rikberg -  Bass

Jussi Ontero -  Drums

 

Tracklist

1. Dopefiend Outrun

2. Gone

3. The Time Healer

4 .Blood Painted

5.  The Seal Of The Dreamland

6. Between The Sounds

7. Burning Desire

8. Principles Of A Mechanic Commander

 

 

The Finnish melodic heavy metal band Death’s-Head And The Space Allusion releases their debut album “The Counterbalance” on May 3rd, 2019, via Inverse Records. Born in 2016, the band has released one EP as well as the new full-length album "The Counterbalance". Dramatic synth intro for the opener ”Dopefiend Outrun”, great voice with excellent guitars are the ingredients for this track that’s shows the classic metal roots of this band, without so many frills can go straight to a hard sound and with remarkable modern varieties. The good guitars continue in the following “Gone”, still presents in this piece as well Valtteri Virolainen’ brilliant voice that adapts to the kind of metal proposed, manages to give the idea of an excellent touch, accompanied by a melody more melancholy than the previous song. "The Time Healer" is enriched by Antza Talala and Hemma Timonen’ faster guitars and rhythm section thanks to Juho Rikberg ‘ bass and Jussi Ontero’ drums, it gives a much more engraved and powerful sound Brilliant intro for ”Blood Painted" a piece that can manages melody, harmony and good dose of sound balance, a song that  shows up the vocal qualities changing style and mood; really a highlight for this album. Faster sound again for "The Seal Of Dreamland" while, for “Between The Sounds” and “Burning Desire” can reach good levels of classic roots with a very powerful sound. “Principles Of A Mechanic Commander” ends this album with the characteristic verve and solidity of this band that shows an impeccable rough sound intertwined with melodies.

A well done album.

 

80/100