26 OTTOBRE 2019

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Formatisi nel 2017, i Dreams in Fragments trovano la loro dimensione nel Melodic Dark Metal. Il quartetto è già stato paragonato a livello estetico a gruppi come Nightwish o Delain, ma essi stessi hanno tutta l’intenzione di dimostrare che non sono una cover band dedita a copiare le canzoni dei gruppi più blasonati, ma un gruppo con una propria anima. Questo fine giugno è uscito il loro lavoro di debutto “Reflections of a Nightmare”, che andiamo a trattare oggi.  Il disco si apre con “Everytime” che accoglie l’ascoltatore con una intro di tastiera, seguito a ruota dagli strumenti elettrici e dalla voce femminile pulita, più avanti alternata a quella maschile growl. La canzone ha un buon ritmo e composizione, nonostante siano un gruppo giovane ed al loro primo album hanno già ben chiaro la propria strada e la percorrono sicuri. “Nightchild” è una canzone magica e sognante, che ricorda per sonorità e composizione i Nightwish di Oceanborn. Un’altra prova riuscita per la band, che riesce a dosare momenti statici con un ritornello breve ma incalzante. 

“The Maze” ha un ritmo sostenuto e rockeggiante, con un ritornello facile da ricordare e un assolo di chitarra e tastiera piacevole all’ascolto. 

“Incomplete” è energica ma al contempo malinconica. Si nota nella canzone un conflitto interiore, dato dal contrasto tra il doppio pedale della batteria e la malinconia delle chitarre negli assoli, esasperato poi nel finale.

“Prologue” è una traccia di sola tastiera ed effetti che introduce alla parte successiva del disco.  “Defy Every Storm” ha una parte di tastiera molto più accentuata, che dà alla canzone un’atmosfera fiabesca. Il ritmo è serrato con passaggi in doppio pedale. Torna qui anche la voce maschile in growl, in supporto alla voce femminile in alcuni passaggi e solista in altri.  “Falling with a Crown” inverte la tenenza avuta finora e mostra una prevalenza di voce growl maschile, dove la voce femminile accentua dei passaggi. L’inversione di tendenza indurisce anche l’atmosfera che diventa rabbiosa e graffiante. “Little Red” vede impegnata la voce femminile come voce narrante e la voce maschile growl a dare forma ai pensieri dell’antagonista. A livello musicale abbiamo un’atmosfera fiabesca che ben accompagna il tema della canzone.

“In Flames” basa il tappeto compositivo nelle chitarre e la batteria scandisce il tempo incalzando su tamburi e doppio pedale. Fino al ritornello, parentesi in cui la tastiera fa da padrone insieme ai cori. Notevole l’assolo di tastiera che regala una parentesi orchestrale al brano.  “Unireverse” include nella composizione effetti elettronici e di drum machine che danno alla canzone un tono epico, perfetto come canzone di chiusura. Impossibile non citare il potente ritornello o i passaggi di chitarra tra i pregi del brano. “Reflections of a Nightmare” è un disco piacevole all’ascolto, che scorre bene nelle orecchie dell’ascoltatore traccia dopo traccia come acqua cristallina per un avventore assetato, soprattutto dopo metà del disco dove il gruppo osa sperimentando tecnicismi e atmosfere diverse di brano in brano ed uscendone vincitori. Il paragone con altri gruppi con sonorità simili può venire spontaneo, ma in fondo è come paragonare più tipi di fiori: sempre fiori rimangono, ma ognuno ha la sua caratteristica che lo distingue dagli altri.  Una pecca trovata è la produzione, che rende i suoni cavernosi e poco puliti in certi passaggi. La cosa però non intacca la qualità dell’album. 

 

85/100