30 DICEMBRE 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Gli Elvenscroll sono una band folk metal formatisi originalmente nel 2006 ed ha proseguito con la stessa line-up fino al 2016. La formazione attuale è composta da sette membri: due chitarristi, bassista, un batterista, un tastierista e due vocalist, di cui uno suona anche il violoncello. La band è unita da un’ovvia passione per il folk metal, ma gli Elvenscroll traggono spunto da diverse ispirazioni come il progressive, pagan o black metal. I temi ricorrenti dei loro brani sono eroismo, solidarietà e il superare le difficoltà e si riversano non solo nelle liriche ma anche in melodie e riff potenti. La band ha in progetto di fare un full lenght nel prossimo futuro, così come continuare a suonare live. Oggi parliamo del loro esordio in musica, ovvero l’EP “Never to be mourned”. “Relics” accoglie l’orecchio dell’ascoltatore con riffs potenti e doppio pedale a manetta cui si accompagnano melodie accattivanti. Se “chi ben comincia è a metà dell’opera”, gli Elvenscroll sono già a buon punto “Return to Valhalla” è roboante e pomposa, grazie soprattutto al lavoro della tastiera che contribuisce a creare il giusto mood battagliero alla canzone. “Statue of goddess” prosegue il filone con battagliero della precedente canzone, suonando come un canto di battaglia per incoraggiare i commilitoni, o almeno così sembra senza poter leggere il testo. “Wayfarer’s mourning” ha il classico cipiglio da canzone folk metal fatta di una struttura semplice ed ampi e ricorrenti ritornelli corali. Ciò non significa che sia una pessima canzone, anzi. “Kaiku tulevan sodan” è un intermezzo strumentale fatto di tamburi e violoncello che ci accompagna alla fase finale dell’EP.“Wild hunt” chiude l’EP dandoci una sensazione di ansia come se fossimo inseguiti dai nemici e che fossimo portati poi ad affrontare il nemico in battaglia. La sensazione che abbiamo è che perderemo lo scontro, ma ce ne andremo con la sicurezza che la guerra non è finita e ci sarà ancora margine per la nostra vittoria. Un brano epico e coinvolgente, perfetta come chiusura. “Never to be mourned” si presenta uniforme ed è un ascolto che tiene incollati dalla prima all’ultima traccia. Ascolto che però è penalizzato da un mixing che fa sovrastare i volumi di tastiera e chitarre sugli altri strumenti, penalizzando soprattutto voci e cori. Ciò nonostante merita una possibilità, in attesa di ascoltare altro loro materiale in un prossimo futuro. 

 

70/100