4 DICEMBRE 2019

Recensione a cura di

 Elisa Gasparinetti 

 

"Black Dolphin" è il terzo album della band Australiana Enter 6. Progetto che nasce nel 1998 a Sidney e attualmente è composto rispettivamente da Adrian Double Locker alla batteria, Alec Veksler alla chitarra/voce e Peter Beard al basso. Il genere presentato è particolare e frutto sicuramente delle diverse origini stilistiche dei tre. Parliamo infatti di una base thrash ma piuttosto moderna e con note evidenti di groove e qualche accenno "oscuro". In molte di queste canzoni si sente in modo spiccato la rabbia che nasce dalla sofferenza e dalle contraddizioni della vita stessa. Apre l'album "Director", una fucilata trhash e un basso molto invadente e gradito. La seconda traccia: "Hate Blame" viaggia su binari più groove e contiene degli spunti interessanti, la base è sempre thrash con batteria anche fin troppo martellante per il pezzo in questione. "My Withered Hands" già dalle prime note si dimostra stilisticamente più moderna e articolata delle precedenti pur conservando gli spunti veloci e ritmati. La voce del nostro frontman prende un aspetto più estremo per dare un tocco maledetto a questo pezzo che tra l'altro fin ora è sicuramente il più convincente. "Precious" ha un'ottima linea di basso ed è una canzone diciamo "variabile" nella sua interezza ma comunque gradevole. Segue "Those like me" che non convince come la precedente; probabilmente, cercando di modernizzare lo stile, alcune canzoni perdono quel mordente speciale che le contraddistingue da altre. Ma arriva "I Walk Alone", cupa di nome e di fatto a salvare il pericolo di "noia" tipico di album con molte tracce presenti. Parliamo infatti di una canzone che, piacendo o meno, stacca completamente dalle altre con molte più note groove e una voce davvero maledetta. In "All for nothing" vince il ritmo e la cattiveria. L'ottava traccia: "Lost" è carina ma come primo ascolto mi dà un'impressione di qualcosa di già sentito. Rispetto alle precedenti ho l'impressione che manchi di originalità e quindi non cattura particolarmente il mio interesse pur conservando il buon lavoro che i tre hanno effettivamente dedicato all'intero album. "The Bitter End" è un'ottima canzone, bella tosta e completa in tutte le sue sfumature. Chiude l'opera "Shamed" ed effettivamente tutto sembra tranne che un pezzo di chiusura. Il ritmo è velocissimo, lo stile è molto thrash e parliamo comunque di molta qualità e attenzione ai dettagli. L'impressione è che i nostri Enter 6 abbiamo voluto mettere sul piatto servito tutto il loro bagaglio stilistico seguendo una sequenza dettata dai propri gusti personali ben amalgamati tra loro, scelta a me gradita e sicuramente gradita ai ricercatori di qualcosa  di originale e personale. La produzione e la registrazione non sono assolutamente perfette. Sarebbe interessante capire se questa sia una scelta fatta per mantenere quel gusto tipico del thrash (una nota old Scholl in un lavoro che si proietta nel futuro) o una leggerezza nella scelta dello studio. Ma al pubblico metal questo non importa perché è notoriamente abituato a scegliere in base alla  sostanza piuttosto che alla forma.  Con Black Dolphin gli Enter 6 ci regalano uno dei migliori dischi di genere usciti negli ultimi tempi. Consigliato a tutti i cultori del metal di ogni età, le soddisferà tutte.

 

85/100