21 AGOSTO 2021

RECENSIONE A CURA DI

EDOARDO GOI

 

Quando apri un promo e leggi “brutal death metal” associato a Paesi latino-americani o dell'area asiatica, sai già di doverti calare l'elmetto in testa, perché quello che ti attenderà sarà un bombardamento sonico a tappeto privo di qualsivoglia pietà. E' esattamente quello che succede con i filippini EXTERMINATED, efferata brutal death metal band giunta col qui presente THE GENESIS OF GENOCIDE (pubblicato su etichetta Comatose Music) al suo debutto sulla lunga distanza dopo una demo (intitolata semplicemente “Demo 2016) e un ep (“Elements Of Obliteration” del 2018). Fondati nel 2016 sotto forma di one-man band dal mastermind Ace Estandian, il progetto vede la formazione allargarsi a duo proprio in concomitanza con l'uscita dell'album di debutto con l'ingresso di Mike Pardo alla voce, mentre tutti gli strumenti e il drum programming restano ad appannaggio di Ace. Con un simile moniker, un simile titolo e una copertina che più esplicita non si può, la tavola risulta apparecchiata a puntino per la festa di sangue che segue, quando, introdotta da grida e rantoli vari, l'opener SYSTEMATIC HOLOCAUST esplode dalle casse, feroce e sanguinolenta come da premesse. Il suono è marcio e implacabile, sottolineato da un rullante tiratissimo e privo di cordiera (effetto St. Anger, diciamo; non nuovo, in ambiente brutal, e piuttosto efficace, quando si tratta di stordire l'ascoltatore), e suggellato dal growl gutturale e “ingorgato” di Mike. Il riffing è denso, schizoide e contorto, e richiama alla mente tanto i grandi classici del brutal come primi Suffocation, primissimi Criptopsy, Dying Fetus e Disgorge quanto le “nuove” leve del genere quali Cerebral Bore, Amputated e Pathology, il tutto arricchito dal classico tocco “ignorante” e selvaggio tipico delle scene estreme delle aree geografiche citate a inizio recensione. Nonostante la band si dimostri comunque attenta nell'inserire all'interno dei brani opportuni rallentamenti dai toni mortiferi e catacombali (a tratti, non lontani dalle esasperazioni “slam”), è senz'altro il lato “total blast” a prevalere, trascinando l'ascoltatore in un vortice di violenza ed efferatezza senza scampo, come accade nella successiva IMPULSIVE DECIMATION e, ancora di più, nell'implacabile DETRIMENTUM, una vera orgia di efferatezze assortite, condita da stop and go improvvisi e ripartenze alla velocità della luce che non lasciano davvero respirare il malcapitato ascoltatore (nemmeno negli oculati e pesantissimi rallentamenti che ne introducono il finale). L'uso della drum machine rende il tutto ancora più inumano e privo di pietà, sensazione aumentata (come da prassi, per il genere) da una strutturazione tanto schizzata quanto “uniforme” dei vari brani tale da rendere tutto il disco come un unico calderone di frattaglie e putrescenze varie, interrotto solo dai silenzi fra un brano e l'altro. Non si pensi, però, a questo come una nota di demerito: lo sfinimento dell'ascoltatore fa parte del gioco, in questo genere, e i nostri si dimostrano davvero efficaci in questo, condendo il tutto con una cura per il riffing evidente (soprattutto nelle parti meno parossistiche) che garantisce un'esperienza di ascolto decisamente appagante. L'annichilimento è totale, sia quando gli Exterminated decidono di puntare su strutturazioni più “variegate”, come sulla successiva MURDEROUS INTENT, sia quando decidono di radere al suolo tutto come accade sull'insostenibile GRAVE FOR THE SLAUGHTERED (uno degli highlight assoluti del disco). Le cose si fanno leggermente (ma proprio “leggermente”) meno parossistiche nella successiva INEVITABLE ANNIHILATION, vicina a soluzioni più “classicamente” death metal, mentre invasata e malatissima suona l'accoppiata CHAOTIC DIMENSION OF THE INSANE e ABYSS OF THE DEAD, fra assalti brutal a velocità supersonica e rallentamenti purulenti azzeccatissimi. Chiude l'album il manifesto programmatico THE ART OF MUTILATION, brano che racchiude in se tutti gli elementi cardine del sound dei nostri (con alcuni scambi vocali che rimandano al death/grind dei colossi Napalm Death), suggellando in modo degnissimo un album assolutamente solidissimo e convincente. Si tratta ovviamente di un album di genere, dedicato a una fetta di pubblico ristretta ed affezionata (anche se chi scrive ritiene che la band possa trovare estimatori anche fra i fan del death metal classico), realizzato con passione e ligio alle regole del genere suddetto, con tutti i limiti e i pregi del caso. Brutale e coinvolgente. Promossi senza riserve.

 

75/100