6  LUGLIO 2019

Recensione a cura di Claudio Cerutti

 

FINAL COIL - “The World We Left Behind For Others”

I Final Coil sono una band inglese di Leicester, un trio, composta da Phil Stiles alla voce e chitarra ritmica, Richard Awdry alla chitarra solista e backing vocals e Jola Stiles al basso e backing vocals.
I nostri arrivano a comporre il secondo album “The World we left behind for others” che segue a distanza di due anni “Persistence of memory”, disco che fu ben accolto dalla critica di settore.
Il nuovo disco, fresco di uscita, non fa altro che confermare le buone impressioni suscitate nel disco di debutto.
“The World we left Behind for others” è un album variopinto che spazia spontaneamente dal progresssive metal dei Tool ( un'influenza sempre presente all’interno del sound dei nostri) al post rock, al rock melodico in linea con l’ultima produzione degli A perfect Circle e con una strizzata d’occhio alla scena di Seattle e all’alternative rock dei 90.
Uno dei tratti più marcati e particolari all’interno dell’album dei Final Coil, è senza dubbio l’utilizzo di armonie vocali composte da più voci sovrapposte creando un effetto che ricorda molto i grandiosi Alice in Chains.
A tratti il cantato, quasi  liturgico e ipnotico è vicino alle prove vocali di Maynard Keenan dei fondamentali Tool.
“The last battle” e “Scattered dust”  sono due pezzi molto diretti, in bilico tra sonorità care ai Tool e Deftones e più in generale alla scena alternativa dei 90 con dei ritornelli molto piacevole e orecchiabili.
Una particolarità all’interno dell’album è la presenza di intermezzi suddivisi equamente all’interno del disco, come “Take me for a walk” dove viene fuori in maniera preponderante il gusto della band verso le sonorità post rock, intrise di melodie sognanti.
Con la  successiva “Empty handed” i Final Coil, tornano su sonorità più pesanti, dove il main riff di chitarra è davvero azzeccatissimo e le armonie vocali si fondono alla perfezione nel tessuto del brano.
“Keeping Going” si muove, con buoni risultati , su coordinate prog metal, dove l’influenza dei maestri Tool, torna in maniera preponderante. Ottimo brano.
Anche la successiva “Convicted to the right” rientra nella sfera di influenza “tooliana”, in quando è un brano dall’incedere lento e ipnotico, quasi psichedelico, che può ricordare la struttura di un superbo brano come “Right in two” dei Tool. Facile perdersi all’interno delle melodie create dala band.
L’album prosegue con il breve brano strumentale “Ashes ashes” molto melodico e  venato di oscura melodia psichedelica, che ricorda le soluzioni utilizzate dagli “A perfect Circle”, nella loro ultima fatica discografica.
A seguire il breve intermezzo “One more drink”,troviamo la più energica “...and i’ll leave” brano che che è un tipico esempio del songwriting dei nostri, dove un ottimo riffing di chitarra, si amalgama bene con le armonie vocali del singer.
L’album volge verso la fine, con la bellissima suite  “Immaginary Trip”, in cui i nostri sfoggiano il loro egregio gusto della melodia, in un brano in cui salta all’orecchio dell'ascoltatore l’influenza dei Pink Floyd.
La title track chiude l’album con un altra suite di 10 minuti di durata, in cui la band ricopre interamente il loro spettro di influenze e di sonorità tipiche del loro sound.
“The world we left behind for others”, è un ottimo album, prodotto e arrangiato alla grande, ben curato nei dettagli e suonato con perizia dai Final coil. Le ottime capacità compositive della band non sono sfuggite all’attenta etichetta Whormholedeath che li ha messi sotto contratto. Album consigliatissimo agli amanti del connubio di potenza e melodia con sonorità in bilico tra il prog metal, il post rock e sprazzi di grunge.

 

 

VOTO: 78/100