18 Dicembre 2019

Recensione a cura di Daniele Blandino

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I Freakings si formano a Bubendorf, Basilea, nel 2008 l’ anno successivo esce il demo omonimo.
Nel 2011 registrano il loro album di debutto “No Way Out!”, tre anni dopo si ripresentano con “Gladiator” e, nel 2017 registrano il loro terzo album “Toxic End”. Il 27 settembre di quest’anno si ripresentano sulle scene con il nuovo album “Rise of Violence”.
La line-up e composta da: Toby Straumann al basso, Simon Straumann alla batteria e Jonathan Brutschin voce e chitarra.
Buon trhash moderno di stampo europeo, i riffs taglienti e la batteria violenta, rendono il sound di questa band svizzera attuale con uno sguardo agli esordi del genere degli anni ’80, le 11 tracce di chi è composto l’album, sono  schegge lanciate a tutta velocità verso l’ascoltatore, la durata e ottima per questo genere, 40 minuti e 45 secondi tutti da godere dal primo a l’ultimo brano.
“Rise of Violence” si apre con “False Prophets”: canzone veloce, potente un opening pazzesca, che dà molta energia a chi ascolta e lo fa immergere completamente nel sound che la band riesce a tessere a suor di riffs e tappeto di batteria travolgente, la voce del cantante sempre si destreggia in questo trhash personale;
si continua con la title track “Rise of Violence”: potenza e velocità sono le uniche parole che mi vengono in mente appena penso a questo bran, fatto di riff e passaggi semplici ma senza essere ripetitivi, una canzone semplice che esegue il suo lavoro di title track alla perfezione, si rimane affascinati da questo sound violento ed avvolgente che il brano riesce a trasmettere;
terza traccia “Enemy Attack”: velocita e tecnica ecco la descrizione di questo brano, una scheggia breve ma coinvolgente, l’ascoltatore rimane senza parole dalla violenza che trasmette;
quarta traccia “Timebomb” canzone leggermente più cauta, la violenza rimane la stessa dall’inizio dell’album, in questo caso e molto più ragionata e l’ascoltatore riesce a capire le sensazioni che il gruppo vuole trasmettere;
quinta traccia “Dictator of Hate” canzone potente con una cadenza martellante e coinvolgente, chi ascolta rimane affascinato e viene travolto da tutta l’energia che la band vuole trasmettere. Le tematiche sono chiare dalle parole che compongono il testo, la violenza del trhash si sente e la buona tecnica , con aggiunta del tocco personale, rendono buona la canzone;
sesta traccia “Wash Me with Blood”: canzone uscita come soundwrithing direttamente dagli anni ottanta, violenza e velocità e con un vocalist con la voce tagliente, con questo brano, l’ascoltatore viene rapito e trascinato dalla violenza musicale che la band ha confezionato, una mitragliata  a gran velocità.
settima traccia “Brainwash”: già dal titolo del brano si capiscono subito le tematiche che la band vuole affrontare e con un sound pesante e martellante, un fulmine di pochi minuti ad una velocità impressionante;
ottava traccia “Nuclear Attack”: un altro titolo già significativo, potenza, violenza e velocità sono le parole per descrivere il brano in questione, come una bomba nucleare che viene esplosa davanti all’ascoltatore, con ferocia;
nona traccia “Psychedelic Warfare”: canzone leggermente più lenta rispetto alle tracce precedenti ma non in potenza, che  rimane invariata, l’ascoltatore ormai è in balia del gruppo, che lo coinvolge completamente, ed è anche curioso di cosa gli aspetta delle ultime canzoni che compongono l’album;
penultima canzone “Time to Thrash”: il sound personale è il marchio di fabbrica dell’intero album, la violenza e la velocità e la voglia di urlare la propria rabbia,  ecco gli elementi di questa canzone.
L’ album si chiude con “King Reigns”: canzone lenta e quasi doom, la potenza del thrash è sempre dietro l’angolo, una canzone breve, poco più di due minuti, un outro molto ben studiato che chiude un percorso iniziato dall’opening e una degna conclusione, la violenza sonora viene quasi del tutto messa da parte.
Ottimo album di trhash per questa band che rende personale il genre proposto,  senza cascare nei classici riffs sentiti e risentiti, rielaborandolo e reso moderno,  un album veloce che necessita  più di un ascolto per assaporare  questo sound cosi familiare ma allo stesso tempo moderno.
Lo consiglio a tutti gli amanti del metal e non, perché ogni ascoltatore può trovare almeno un brano di proprio gradimento. E il segno di una rinascita di questo genere che si dava per morto? Personalmente unica critica che muovo, la regostrazione oppo pulita e in alcuni frangenti sebra plastico ma è solo un dettaglio che, con l’ascolto, non ci si fa più caso.

 

 

VOTO: 83/100