Recensione a cura di

Jonathan Rossetto

 

Nati verso gli inizi degli anni novanta i Grenouer, band originaria di San Pietroburgo, tornano in questo 2019 con la loro nona fatica, a distanza di quattro anni dall’ultima release. Ed è interessante analizzare quanto lo stile del gruppo, in oltre un quarto di secolo, sia mutato, tenendo conto che si partiva da un Death metal cantato in lingua madre.

Cosa propongono oggigiorno i Grenouer? Un bel calderone non semplicissimo da etichettare, anzi è probabile che l’intento fosse proprio quello di non voler dare una identità precisa. Se proprio è necessario trovare un termine proporrei “accessibilità”.

Le sonorità molto commerciali, affettate, delicate, condite con smussate influenze metalcore, hard rock e alternative rendono “Ambition999” un prodotto potenzialmente appetibile per chiunque cerchi un qualcosa che sembri diverso, che punta a volerlo essere… e probabilmente riesce nell’intento.

Il problema? Nonostante ci troviamo dinnanzi un prodotto sicuramente ben composto, suonato, mixato, impacchettato e ricco di alcuni buoni pezzi, fallisce nel lungo termine. In pillole: fatichereste a ricordarvi un momento veramente decisivo anche solo un paio d’ore dopo aver finito l’ascolto, sia per l’eccessiva mole di tracce (quindici sono veramente troppe), che per una durata forse eccessiva tenendo conto di cosa i Grenouer avevano in mente di creare (circa 55 minuti).

Paradossale se si tiene conto che una qualsiasi traccia della scaletta, anche quella meno convincente, possa tranquillamente trovare spazio in radio senza che ci si sorprenda più di tanto.  È uno di quegli album che non ha particolari cedimenti durante l’ascolto, si sorride in un paio di occasioni perché abbagliati dall’annuncio di un guizzo, quello che svolta il pezzo tanto da renderlo memorabile, è palpabile che i russi ci stiano provando, stiano dando loro stessi… ma alla fine, nelle mani e nelle orecchie del fruitore, non rimane che polvere. Un Godot.

In ogni caso, come detto qualche riga più sopra, degli episodi tutto sommato buoni ci sono come “Universe is my heaven”, “Paranormal star” o la conclusiva “Alone in the dark”.  Non fraintendetemi, probabile che “Ambition999” possa piacere a molti, che preso nel modo giusto sia addirittura capace di rivelarsi un disco anche eccellente; indi consiglio lo stesso di ascoltarlo, perché per quanto lontano dalle corde del me recensore, non metto per nulla in dubbio che parecchi possano dargli voti dal sette a salire.

Per cui invito tutti ad andare oltre il mio voto e fatelo da voi, perché, alla fine, il compito del recensore è quello di analizzare un prodotto e capire quante possibilità abbia di essere apprezzato dagli altri, partendo e basandosi su un parere, per quanto imparziale, comunque legato ad un proprio pensiero.  Da provare.

 

52/100