12 Giugno 2019

Grievance, recensione, ivl

Recensione a cura di Daniele Blandino

I Grievance si formano a Caldas da Rainha, Leiria in Portogallo nel 1997, nello stesso anno danno alle stampe la loro prima demo intitolata “Por Entre A Escuridão Outonal” con la seguente line up: Koraxid voce, batteria e percussioni e Azarath alle chitarre de alla tastiera.
Dieci anni dopo, esce la loro seconda demo intitolata “The New Millenium Sessions”, con una line up rinnovata Koraxid batteria, Azarath voce, chitarra e tastiere e  Enjendro Basso, nel 2013 con solo Koraxid, il progetto diventa una one man band e registra il suo primo Full-length intitolato “Retorno”: tre anni dopo del 2016 esce il il secondo Full-length “Pilar, Pedra e Faca”.
Quest’anno è uscito l’ultimo lavoro intitolato “Em Lucefécit”, prodotto dalla label “War Productions”. Lo stile del progetto Grievance è un black metal old school di stampo europeo, le tematiche trattate dei loro testi sono di lotta, filosofia ed occulto.
L’artwork a tinte scure, rende bene l’idea della musica che la band propone, l’album contiene 8 tracce e dura 37 minuti e 8 secondi, la particolarità di questo nuovo lavoro è il cantato in lingua madre.
“Em Lucefécit” si apre con “Corvos que Esvoaçam”: intro con tutti gli strumenti a fulmicotone e ben studiata la voce in uno scream acido che si amalgama bene con il sound, si viene trafitti da queste saette di note sparate a una velocità medio alta, si viene portati ad avere sentimenti ed emozioni contrastanti.
Si continua con “Terra, Lua e Submundo”: buona intro con tutti gli strumenti e lo scream del cantante si amalgama bene alla base strumentale, si crea un vortice di emozioni particolare che non si riesce a spiegare, il ritmo medio-basso della canzone trasporta chi  ascolta in un mondo di sentimenti e l’ambientazione e le atmosfere che la band sta cucendo intorno vengono apprezzate.
Terza traccia “Cinzas da Sabedoria”, intro velocissima con tutti gli strumenti la voce che entra subito, le atmosfere create dalla traccia precedente con questa canzone si allargano e amplificano i sentimenti dell’ascoltatore che viene rapito da queste sonorità particolari. Questo vortice di emozioni non si ferma, la band è brava a non strafare e non fa annoiare l’ascoltatore.
Quarta traccia, la più lunga dell’intero album, “Deserto” canzone a un ritmo medio-alto e una precisione di esecuzione millimetrica, lo scream acido si amalgama bene alla tematica del brano, l’ascoltatore viene rapito e trascinato in questo mondo che la band sta creando senza esagerare, il malcapitato utente pian pino grazie anche alla musica viene condotto a scoprire ogni angolo di questa dimensione. Il soundwrithing ottimo del brano lo rendono uno dei migliori dell’intero album. Forse unica pecca di questa traccia è propio la durata eccessiva ma nel contesto va bene così;
la quinta traccia e anche la title track “Em Lucefécit”, canzone senza intro, parte subito velocissima con le chitarre taglienti e distorte che sembrano sparare note velocissime senza un attimo di respiro, l’ascoltatore viene travolto da questa raffica di proiettili che lo fanno precipitare sempre più verso il basso di questo monto. Il drumming a fulmicotone e gli scambi veloci come fulmini fanno si che le atmosfere diventino sempre più violente ma allo stesso tempo piacevoli, il lavoro svolto e molto buono e la canzone non è eccessivamente lunga e racconta una bella storia e non fa annoiare utente.
Sesta traccia “Visões no Deambulatório”: intro perfetta, l’ascoltatore viene rapito ancor di più dal sound e lo scream acido si sposa bene con le tematiche affrontate, il cantato in lingua madre è uno spettacolo che coinvolge l’ascoltatore, il soundwrithing unico e non banale che non fa annoiare ed è sempre imprevedibile la violenza del suono c’è e non stucca.
Penultima traccia “Mistérios da Ordem”, brano molto cupo già dall’intro a effetto cavernoso di tutto il ssound rende questa traccia la migliore dell’album, il viaggio del povero malcapitato ascoltatore sta giungendo al termine, la sua testa piena di pensieri e di molte emozioni sta per  scoppiare. Il brano trasporta l’ascoltatore dei pensieri più violenti all’interno della sua mente, i riff ipnotici avvolgono l’ascoltatore come in un vortice e lo cullano verso la fine.
L’album si chiude con “A Chegada da Peste Negra”, canzone a un ritmo medio- basso, l’ascoltatore è arrivato alla fine di questo viaggio fatto di atmosfere e sentimenti molto contrastanti, la cadenza lenta e quasi marziale rende il brano un’ottima outtro dell’intero album. Le cose che hanno lasciato in sospeso durante il viaggio trovano conclusione in questa traccia, i cambi di ritmo e alcuni cambi di tonalità non fanno perdere a chi ascolta la concentrazione, anzi la aumenta per capire le diverse sfumature la canzone offre, unica pecca forse e che questo brano e un pochettino troppo corto.
Ottimo album di black metal europeo, le influenze e  quelle poche sperimentazioni che la band ha voluto inserire non sono noiose anzi rendono il sound molto personale, poche sbavature a livello tecnico, la registrazione e molto pulita che forse in alcuni momenti potrebbe infastidire, ma nel contesto dell’intera opera ci sta bene. A parer mio se la parte registrazione forse stata più old school avrei gradita meglio, ma del complesso e solo un piccolo dettaglio. Le atmosfere e l’ambiente che il sound che l’album trasmette all’ascoltatore sono molteplici. Lo consiglio a tutti per scoprire una band non troppo famosa ma ha molto da dire.

 

 

VOTO: 75/100