5 GENNAIO 2021

Recensione a cura di 

Daniele Blandino

 

Line-up:

Denis Lima – Voce

Dalton Castro – chitarra

Sama Benedet – Basso

Maurício Velasco – batteria

 

Nel gennaio del 2017 i musicisti Dalton Castro e Maurício Velasco hanno deciso di creare gli Ignited, una band con la proposta di suonare heavy metal energico con grandi melodie. Per completare la formazione, invitarono Denis Lima e Sama Benedet e insieme definirono i primi brani, che sarebbero diventati un EP, per introdurli sulla scena musicale con nuove idee che scorrevano diventando qualcosa di più grande e decisero che era il momento di iniziare la preproduzione di un full-length.

Tra aprile e l'agosto del 2019 la band si recò all'Estúdio Fusão, uno studio di proprietà di Thiago Bianchi (ex-Shaman, Noturnall), per registrare "Steelbound" ed avere Thiago responsabile della produzione, del missaggio e del mastering. Per l'opera hanno collaborato con Gustavo Sazes, un artista brasiliano veterano, che in precedenza ha lavorato con nomi come Manowar, Arch Enemy e Morbid Angel.

Nei suoi testi, "Steelbound" affronta diversi argomenti ed esperienze che vengono portati all'ascoltatore attraverso metafore, cercando un'autentica connessione con i fan, dando loro la possibilità di avere le proprie personali interpretazioni di ogni canzone. L'album di debutto degli Ignited offre melodie energiche e accattivanti per far battere la testa ai fan, con una sonorità descritta dalla critica come "ispirata all'heavy metal tradizionale, ma con identità ed approccio moderno".

Dopo averlo reso disponibile su piattaforme digitali e aver pubblicato un video e un testo video, la band ha firmato un accordo con Voice Music per realizzare un'uscita fisica dell'album in Brasile nel giugno del 2020.

Buon album di classic Heavy Metal, la voce squillante del cantante catapulta l’ascoltatore indietro di 40 anni, la band fa subito capire le intensioni e il genere guardando solo la copertina,  senza troppi fronzoli o disegni strani. L’album è composto da 10 tracce per una durata complessiva di 39 minuti e 21 secondi.

La prima traccia titolata “Ignition” è buona opening veloce e breve, ascoltandola si rimane incollati alle cuffie con tutta l’emozione che la band vuole trasmettere , i canoni classici ci sono tutti e vengono sfruttati a pieno, in questa traccia i componenti del gruppo dosano ed amalgamano perfettamente tutti i caratteri dando  la propria impronta personale.

Si continua con “Pain”: brano più oscuro con un groove di batteria duro e coinvolgente che rappresenta la canzone. L’ascoltatore rimane rapito da come questi ragazzi brasiliani riescono a mixare bene il classico con una connotazione più personale, senza renderlo banale, anzi. La voce del cantante è molto simile a king Diamond e riesce a dare un tocco personale ed a non essere una fotocopia del re danese.

Terza traccia “Steelbound”: buona canzone con tutti i canoni del genere senza cadere nella banalità, gli acuti sono ben studiati e non troppo lunghi, l’ascoltatore si sente pienamente coinvolto da ciò che la band esprime; brano molto orecchiabile e pieno di energia evidenziando la potenza che la band ci ha messo a suonarlo. Quarta traccia “Living in the Dark”: brano oscuro ed emozionante allo stesso tempo, la band è molto brava a trasmettere  emozioni forti dando prova delle loro capacità e della padronanza dei suoni non uscendo dai canoni classici dell' Heavy Metal, senza cadere nelle ripetizioni ed inserendo anche un tocco di personalità ed originalità. Quinta traccia “Call Me to Run”: brano veloce e potente leggermente sottotono rispetto ai precedenti ma sempre di buona qualità; in questo si evidenzia maggiormente la personalità della band, le forti emozioni trasmesse dai brani precedenti vengono leggermente smorzate, pur tuttavia rimanendo originale. Sesta traccia “Times”: buona ballad coinvolgente, chi ascolta viene travolto dalle emozioni e riesce a immergersi del tutto nel brano, questa canzone spezza un po’ la potenza  e da un po’ di respiro sia all’ascoltatore che alla band. 

La band è decisa a non cadere troppo sulle ballad sdolcinate rimanendo sempre con la sua personalità più furiosa.

Settima traccia “Ground Pounding”: straccia oscura che si stacca dalla dolcezza della traccia precedente,  la band riprende i canoni delle prime tracce dell’album. Ottava traccia “Shining Void”: brano molto lento e oscuro con piccole influenze dark che si mescolano bene nel sound-writing, si rimane piacevolmente spiazzati. Canone per nulla banale e, forse, il migliore dell’intero album. Il genere Heavy Metal, unitamente al Dark con note di Doom rendono a questo mix un notevole grado di personalità, al brano ed all’intero lavoro, tramettendo a pubblico forti emozioni.

Penultima traccia “Roaring Gears”: brano molto veloce, colpito in pieno petto dalla sua potenza espressiva, rimango stupito e, nello stesso tempo, meravigliato dopo l’ascolto della traccia precedente; come in un film si viene presi alla sprovvista e succubi, nel positivo, dalla potenza della musica, la band ancora una volta fa capire bene la sua personalità espressiva. La semplicità con cui i ragazzi riescono a passare da brani lenti a questi “colpi di fulmini” è impressionante, il ritmo coinvolgente ha il sopravvento provocando forti emozioni. L’album si chiude con “Rotting”: brano colmo di carisma. Un'ultima traccia che, pur non essendo tecnicamente molto impegnativa, lo porta ad un discreto rilassamento, doveroso, dopo il fervore dei brani precedenti, suscitando ancora una discreta carica, rimanendo sempre ad un livello superiore.

Buon album di debutto per questa band, non semplice da capire ed apprezzare al primo ascolto, molto coinvolgente e impegnativo pur non avendo una durata eccessiva. La personalità che la band dimostra nell’intero lavoro è apprezzabile, sono riusciti a mixare bene il classic con la loro visione del genere senza uscire dai binari. Forse, a mio giudizio personale, nei brani più lenti una linea di tastiere poteva migliorare e coinvolgere di più l’ascoltatore.

Buona anche la registrazione che, per mio gusto, se fosse stata un pochino più “sporca” avrebbe giovato a migliorare l’intero lavoro, comunque notevole. Complessivamente l’album è di buon livello pur avendo ancora un discreto margine di miglioramento. 

Lo consiglio a tutti gli amanti del genere, e anche a chi si sta avvicinando da poco a questo genere musicale.

 

 

75/100