3 GIUGNO 2019

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Recensione a cura di Elisa Gasparinetti

 

 

"Pain Don't Hurt" è l'album di esordio della band di Portland: "Ils", presentato a dicembre 2018. Un progetto noise rock metal, composto da 4 musicisti, rispettivamente Nathan Abner alla chitarra, Christopher Frey al basso, Tom Glose alla voce e Tim Steiner alla batteria, che fa della stranezza e sperimentazione acustica la linea portante delle 5 tracce presenti in questo EP.
Apre "No Luck" introdotta da una rullata e una strigliata di growl alternato a canto stilistico molto punk hardcore. Lo stile non è chiarissimo, si passa da un'impressione cattiva, con riferimenti metal, ad un passo lento e ripetitivo che richiama il genere sludge rock.  La seconda traccia, "it's not lard But it's A Cyst" non cambia molto rispetto alla prima, anzi paradossalmente sembra il prosieguo della stessa canzone se non fosse per la pausa di apertura e i riff presenti negli ultimi secondi del pezzo. "NorthStar" è piuttosto ripetitiva e mi lascia, inizialmente, una sensazione di vuoto, come di un lavoro non terminato. Successivamente, e dopo una più accurata immersione di ascolto, entra meglio in testa e diventa più orecchiabile.  La quarta canzone "Curse" è ascoltabile anche se continuo ad essere annoiata dalle ritmiche ripetitive. Offre in ogni caso degli spunti carini in cui soffermarsi e rispetto alle precedenti diciamo che risulta più amichevole e facile da imprimere in mente. Chiude l'opera "For the Shame i Bring", la più estrema dell'Album. Introdotta da urla in growl disumane e fraseggi musicali torpidi, aggressivi e cupi che si alternano per tutta la durata del pezzo, quest'ultima traccia rappresenta la tematica rabbiosa e marcia dell'intero album ed è in assoluto la mia preferita. Pur ammettendo di non amare particolarmente un genere musicale che paradossalmente si scontra contro tutti gli altri,( in quanto disintegra completamente le linee di suono più conosciute e ascoltate nel metal e rock) devo ammettere che sono colpita dal coraggio con cui alcuni musicisti, anche di un certo spessore, riescono a creare opere fuori dal comune e sicuramente non facili da lanciare nel mercato musicale attuale. "Pain Don't Hurt" non è assolutamente un album per tutti, mentirei se dicessi il contrario ma sicuramente non si può discutere sul messaggio che i nostri quattro vogliono dare con queste cinque tracce, forse un po' troppo stringate, al mondo del rock alternativo e di nicchia. Spregiudicati e trasgressivi si presentano, sostenuti da un'etichetta che in campo non ha certo bisogno di presentazioni (Pogo records) con questo EP che spero sia un'introduzione ad un prossimo più laborioso e accattivante album completo. Consiglio comunque l'ascolto a chi ama  seguire il fuori pista e la strada dissestata  piuttosto che la via asfaltata e sicuramente agli affezionati del genere.

 

 

Voto: 65/100.