24 NOVEMBRE 2021

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

I Bleeding Malice sono una band nuova di zecca, che arriva dall’ex repubblica sovietica Bielorussa, più precisamente dalla capitale Minsk.

Band formata nel 2020 con le idee chiarissime, dato che non tardano ad arrivare l’album di esordio, con tanto di singolo e videoclip.

La veste grafica e il videoclip (visibile su Youtube) entrambi di buona fattura, sono ad opera del compositore principale, nonchè bassista della band, Olga Kann. Completano la band il co fondatore Alexander Rabets alla voce, Sergey Pinchuk e Sergey Kuvizenkov alle chitarre. La band propone un solidissimo Death/Metalcore post-metal molto moderno, con un tocco personale di atmosfere dark e cupe.

In apertura troviamo l’ottima “The last Prayer” in cui si fondono in maniera egregia partiture violente e sprazzi di cupa melodia, con la voce che trasuda vera sofferenza passando agevolmente tra il growl e lo scream.

Alla violenza di “I Claim Death” che  a tratti lascia senza respiro, fanno da contraltare le più misurate e oscure “No Remorse No Redemption” e “Coming Home”, dove non manca una razione di violenza.

L’album prosegue  “Thy Kingdom come” dalla melodia efficace e da un azzeccato inserto di synth, che amplia ulteriormente lo spettro delle influenze della band.  

Con la buona  “ A Wolf Among Sheeps” i Bleeding Malice si muovono su un mid tempos, anche se non mancano cambi di tempo che tengono sempre vivo l’interesse dell'ascoltatore.

L’album si chiude con due dei pezzi migliori del disco, cioè il singolo ”Stillborn Hope” in cui la band esprime al massimo la propria potenza e la bellissima“Nothing Left Worth Living For”.

Mid tempo interessante ricco di pathos, dalla bellissima linea melodica, in cui la band raggiunge il più alto grado di coinvolgimento con l’ascoltatore. La voce tocca i più alti picchi di dolore e di espressività.

L’album scorre piacevolmente con i suoi 31 minuti, scelta azzeccata, che non appesantisce eccessivamente l’ascolto, cosa che è più che ricorrente nel genere metalcore. Quello che tiene vivo l’interesse del disco è anche freschezza compositiva e la non ripetitività dei brani, dovuta in maniera preponderante ad un buon mix di violenza, melodia ed un mood oscuro che ritorna spesso e volentieri nelle tracce del disco. Ottima la produzione dell’album realizzata da Simone Pietroforte presso i suoi Divergent Studios.

In definitiva un buon disco d’esordio non c’è che dire. “Thy Kingdom Come” non suona derivativo, anzi si intravede il tocco personale della band che denota una certa maturità, nonostante i Bleeding Malice siano nati da pochissimo. Buona la prima, band da tenere d’occhio

 

78/100