FEBBRAIO 2021

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Quanto può essere difficile tornare sul mercato dopo cinque lustri di lontananza, quando il tuo nome è stato una piccola leggenda della rinomata scena black metal svedese della seconda metà degli anni 90 ?

Lo sanno senza dubbio benissimo i MÖRK GRYNING, combo proveniente da Stoccolma capace di ritagliarsi, con i primi due album ( “Tusen År Har Gått” del 1995 e “Return Fire” del 1997), una posizione di assoluto rilievo all'interno della sua affollata scena di riferimento grazie a uno stile molto intrigante, capace di mescolare in composizioni decisamente complesse e dalla scrittura vincente asperità black d'assalto, un grande gusto per l'atmosfera e aperture vicine a un certo symphonic, il tutto completato da capacità tecniche senza dubbio notevoli. Il successivo allontanamento dall'anima più oscura della propria proposta, sviluppato di pari passo a un incremento sempre più marcato della componente tecnica della stessa, nei comunque più che discreti “Maelstrom Chaos” del 2001, “Pieces Of Primal Expressionism” del 2003 e dell'omonimo “Mörk Gryning” del 2005 ha visto spegnersi via via le luci della ribalta, per la band svedese, scioltasi proprio in occasione della pubblicazione del summenzionato album omonimo. Ora, dopo ben quindici anni, il duo storico attorno a cui il progetto ruota da sempre, cioè Goth Gorgon (basso, chitarra,tastiere e cori) e Draakh Kimera (batteria,chitarra e tastiere), ha richiamato a se i vecchi compagni degli ultimi anni di vita della band C-G (batteria), Avatar (Chitarra e voce) e Aeon (tastiere, chitarre e cori) per dare vita a un nuovo capitolo discografico, intitolato HINSIDES VREDE, pubblicato su etichetta Season Of Mist, ben consci che ci fosse più di un vecchio fan ad attendere con curiosità la band al varco, magari speranzosi di un ritorno allo stile primigenio (fra cui chi scrive). Tagliamo subito la testa al toro: coloro i quali dovessero approcciarsi a questo nuovo album con tali presupposti vedrebbero le loro aspettative (almeno in parte) deluse. Se è vero che, infatti, la band mette da parte gli eccessi che avevano contraddistinto la fase più interlocutoria della loro carriera, adottando uno stile più fluido, diretto e impattante, è altrettanto vero che siamo piuttosto lontani dalla maestosa e notturna forza evocativa dei primi due platter, complice anche una produzione (curata da Sverker Widgren presso i Wing Studios) che, sebbene decisamente curata ed efficace, risulta forse un po' troppo “pulitina” per dare al disco il “punch” oscuro di cui avrebbe avuto bisogno. Non che il disco manchi comunque di atmosfere oscure e rituali (come si può evincere dalla sacrale e cupa intro THE DEPTHS OF CINNERETH), ma un po' di grezzume sonoro in più avrebbe forse garantito all'album una maggiore resa emotiva. Ciononostante, è impossibile rimanere impassibili di fronte all'assalto sonoro propugnatoci dall'opener FÄLTHERREN, implacabile e ferocissimo black metal d'assalto di chiara matrice svedese che la band è abilissima nell'arricchire di passaggi meno parossistici e più vicini al black&roll di chiara derivazone old school, nonché di brevi quanto funzionali passaggi acustici e di azzeccati campi di tempo e registro, capaci di donare al pezzo un'aura magica che lo eleva al di sopra del classico pezzo iper-blast di maniera. Un'opener che mette in risalto, ancora una volta, le capacità dei singoli musicisti coinvolti, oltre che la consueta maestria dei nostri in fase di arrangiamento. La successiva EXIXSTENCE IN A DREAM pigia ancora forte sull'acceleratore, benché graziata da un costrutto decisamente più vario e dinamico rispetto al brano precedente, e si fa apprezzare per l'ottimo uso delle melodie, oltre che per lo splendido quanto oculato lavoro di cori nonché delle parti pulite. Un brano complesso ma al contempo estremamente godibile, che senza dubbio rimanda in modo assolutamente convincente al glorioso passato targato “Mörk Gryning” e si staglia come uno degli highlight assoluti dell'intero lavoro, proprio in virtù della sua spiccata stratificazione umorale. Lo spettro dei Mörk Gryning di “Maelstrom Chaos”, quelli più thrash/melodic oriented, si fa più vivo che mai nella successiva INFERNAL, brano che, pur mantenendo alto il livello di impatto dell'album, riscopre il lato meno parossistico della band, proponendo una serie di riff e di hook melodici molto catchy, gestiti con la consueta maestria da parte di un ensamble che da l'impressione di essere estremamente sul pezzo. I tempi rallentano decisamente nel mid tempo melodico e decisamente atmosferico di A GLIMPSE OF THE SKY, brano apparentemente piuttosto easy listerning che riserva alcune sorprese al suo interno, come passaggi dal gusto folk e dark e alcune svisate solistiche di assoluto pregio, benché siano senza dubbio i riff arrembanti e le atmosfere magniloquenti e ancestrali a farla da padrone in un brano che la breve durata valorizza a pieno, impedendogli di suonare ridondante nonostante l'utilizzo di alcune soluzioni molto catchy. Il tempo di un bellissimo quanto breve inframezzo acustico con l'ammaliante HINSIDES, ed eccoci travolti dalla furia dell'inarrestabile THE NIGHT, assalto swedish black metal ante litteram che non fa prigioniero alcuno, che la maestria della band riesce comunque a rendere dinamico e interessante grazie a un sontuoso utilizzo delle melodie e dei cori (la seconda parte, aperta da un crescendo atmosferico da urlo, è da applausi a scena aperta), nonché una non comune capacità di cesellare riff sempre efficacissimi. I brani sono tutti decisamente brevi (sono solo tre gli episodi a superare i quattro minuti di durata), e vedono la band puntare dritta al sodo, concentrando l'elevato numero di idee in un tempo decisamente limitato ed evitando di disperderne la forza ripetendole in modo ridondante. Dopo un episodio così feroce e intenso, la band gioca di contrasti e mette sul piatto quello che è forse l'episodio più melodico e “leggero” dell'intero lavoro con la variegata e ammaliante SLEEPING IN THE AMBERS, brano che mette in mostra più di un'assonanza col death metal melodico svedese classico, salvo venire via via arricchito di ricami atmosferici e avant-garde che richiamano un po' alla mente alcune soluzioni care a band quali Solefald e Ved Buens Ende, ma anche agli Hypocrisy più siderali (soprattutto nell'uso delle voci, mentre le basi musicali si mantengono sempre piacevolmente avvolgenti). Un brano piuttosto atipico, che potrebbe far storcere il naso a qualche purista del black metal svedese, ma non privo di qualità e fascino. Quasi a volerci lasciare il tempo di assimilare quanto poc'anzi ascoltato, ecco giungere le rilassanti note di pianoforte della breve strumentale FOR THOSE DEPARTED, prima che l'intensità torni a farla da padrona con l'oscura WITHOUT CROWN, brano melodic black mai eccessivamente tirato ammantato da un'atmosfera malinconica e insinuante, arricchito da ottimi fraseggi di chitarra (che si intrecciano qua e là anche in belle armonizzazioni) e dal consueto, splendido, uso dei cori, capaci di dare profondità, personalità e multi-dimensionalità a un brano, per altri versi, decisamente catchy e di facile approccio emotivo.

Il compito di concludere il disco (per quanto riguarda i brani “veri”) è affidato alla mistica BLACK SPIRIT che, col suo inizio sacrale dal sapore esoterico, ancestrale e mediorientale, ci precipita con facilità disarmante nel suo immaginario magico e penetrante, costruito attorno a un black metal dai connotati mai eccessivamente estremi, magistralmente intarsiato di dissonanze e fraseggi psichedelici, salvo riservarsi alcuni strappi di chiara matrice old school, che lo splendido uso di voci e cori rende assolutamente riuscitissimo. Sono le delicate note di pianoforte dell'outro ON THE ELYSIAN FIELDS ad accompagnarci alla fine di questo album, lasciandoci il tempo di trarre alcune conclusioni: quello che ci troviamo per le mani è un album che la quasi totalità delle band appartenenti al medesimo genere si sogna la notte, di riuscire a comporre. Ma è anche l'album di una band che in passato ha saputo toccare vette di tale magnificenza da rendere impossibile non rimarcare come da un progetto di tale potenziale sia lecito aspettarsi ancora di più, mentre alcuni passaggi qui presenti, seppure molto curati, suonano eccessivamente manieristici e “semplici”. Un album transitorio, seppure di grande qualità. Un album che, speriamo, potrà rivelarsi come il primo tassello di una nuova scalata verso l'empireo del black metal melodico.

Questa band ha tutte le capacità di assurgervi ma, per farlo, dovrà salire ancora un po' di livello. Album comunque gradevole e con più di qualche momento sinceramente entusiasmante. Promossi, ma da rivedere.

 

75/100