27 NOVEMBRE 2019

Recensione a cura di

Mauro “ Micio” Spadoni

 

 

Spero che siate pronti ad entrare in un mondo sconosciuto, oscuro ed epico perchè è questo quello che vi attenderà quando sarete in contatto con questa nuova figura dal nome emblematico ovvero “Man Daitorgul”.

Nato dalla contorta mente di un oscuro spagnolo il cui nome in arte è Nagh Ħvaëre, ci troviamo di fronte a quest'ultima opera dal titolo “Gosk e'Vidgera” che rappresenta l'ultimo capitolo di un lungo cammino iniziato nel 2010 fatto di Promo, Ep, Split, tre singoli e un Full Lenght nel 2017 dal titolo “Gulkenha”.

Creatore di un'intera saga e di un linguaggio tutto nuovo,  Nagh Ħvaëre ha dato vita a questa creatura malsana il cui nome “Man Daitorgul” significa “Fortezza delle Mille Torri” (secondo appunto la sua lingua di fantasia chiamata “Antico Baaldro”) e tutto lo spirito creativo che lui ha infuso nella creazione della storia, la mitologia e la lingua lo ritroviamo anche nella musica essendo lui stesso il compositore e l'esecutore di tutti le parti degli strumenti voci comprese.

Iniziamo dalla copertina colorata ispirata a qualche cosa di Celtico/Norreno con sovrapposizioni di figure malvagie su una radura anonima e spettrale col nome dell'album in caratteri gotici. C'è da notare subito una certa omogeneità tra la copertina e la musica proposta come vedremo per tutta la durata dell'album.

Tutte le canzoni si intitolano “Gosk e' Vidgera” seguite da un numero romano (da uno a sette) più un'ottava traccia che è una cover degli Horna.

Come forse avrete intuito qui ci muoviamo nel paludoso terreno del Black Metal epico, spesso melodico, intriso di mitologia, storia (la sua storia) e linguaggio oscuro.

La prima traccia (Gosk e'Vidgera I) ha un'introduzione etnica molto epica su cui si sommano orchestrazioni classiche prima che le chitarre marce prendano il controllo  sostenute subito dalla batteria a martello e la voce che declama con calmo growl la storia che ci viene presentata in questo LP.

Il suono è definito nel suo insieme, si distinguono nettamente tutti gli strumenti e ciò è un bene in un genere estremo come il Black Metal. Centrale nella canzone è il coro (quasi da nave vichinga in balia delle onde) che conferisce epicità e dinamismo ad una traccia che sa essere veloce, meditativa ed epica contemporaneamente nei suoi più di sei minuti di durata. Davvero un ottimo inizio che lascia ben sperare per il seguito.

Eccoci dunque alla traccia II, dal sapore vagamente melodrammatico grazie agli accordi di chitarra ed è con l'arrivo della voce che dà il marchio di fabbrica indelebile alla composizione col suo growl “controllato” (quasi recitato) dove appare lo spettro delle prime creazioni dei Graveland a cui la voce sembra molto debitrice. Vi starete domandando: E il Blast beat? Qui c'è non temete! Ma  Nagh Ħvaëre sa dosarlo a dovere senza strafare preferendo ad esso tempi non sempre sostenuti come anche la terza traccia (III) ci mostra. Gli ingredienti sono sempre gli stessi sorretti, in questo caso, da un ottimo lavoro al basso. Ottime le armonizzazioni di chitarre nella parte centrale del pezzo che danno un grande spessore compositivo al tutto.  IV Parte veloce e decisa regalandoci anch'essa più di sette minuti di Black Metal mai troppo spinto, ma epico, melodico e melodrammatico con frequenti rallentamenti, arpeggi distorti sullo stile dei passati Mgla. V è un pezzo con uno stile quasi Heavy Metal molto diretto, veloce con una chiusura epica che richiama gli inizi dell'album

Le restanti due tracce VI e VII non spostano di una virgola quanto proposto in precedenza alternando parti veloci ad altre più riflessive. VI ci regala un assolo verso la parte conclusiva che purtroppo non ha nulla di memorabile e sinceramente non conferisce nulla di nuovo al pezzo. Da notare in VII l'apertura affidata ancora a cori epici (a me vengono ancora in mente i cori degli schiavi ai remi dei Drakkar normanni ragazzi che vi devo dire??) per poi esplodere e correre velocissima portando alla conclusione un pezzo dal forte sapore NWOBHM in cui il finale affidato ad un tristissimo pianoforte rende ancora più atmosferico tutto il lavoro di “Man Daitorgul”.

Si conclude così l'album di Nagh Ħvaëre con la cover “Kuoleva Lupaus” del gruppo Black Metal Horna; un'ottima cover dove, rispetto all'originale, viene messo in risalto l'ottimo lavoro del basso e della voce al punto da rendere il pezzo perfettamente incastonato nello stile proposto dal progetto di Nagh Ħvaëre,

E' ammirevole la quantità di idee profuse nel CD considerando inoltre che è tutto frutto di una sola mente che ha ideato qualunque cosa: dalla storia ai testi, alla lingua, la musica e l'artwork. Insomma un grande lavoro che ci mostra come dietro la figura di Nagh Ħvaëre  ci sia ben più di un semplice polistrumentista appassionato di mitologia.

In se il progetto è molto valido, interessante ed omogeneo e se Nagh Ħvaëre saprà rendere la propria proposta musicale futura ancora più particolare a livello musicale  sentiremo sicuramente ancora parlare di lui e della sorprendente idea generale che sta alla base del nome “Man Daitorgul”.

75/100