3 AGOSTO 2019

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

Nostalgia canaglia..Queste sono le prime parole che vengono in mente all’ascoltatore dopo aver ascoltato l’album dei Finnici Maniac Abductor!

La giovane band finlandese, al debutto con il  primo full-lenght, ha le idee ben chiare in testa. Cioè martellare l’ascoltatore con del sano Thrash Metal anni 80! Effettivamente “Casualties of causality”  è un compendio di Thrash metal, declinato in alcune delle sue più celebri correnti ( tedesca, e californiana su tutte) Non aspettatevi dalla band sperimentazioni sonore o ricerca di soluzioni ardite, i nostri vogliono unicamente dar sfogo alla loro assatanata voglia di metal ‘80.

La band originaria di Joensuu, è composta da Jesse Rasanen alle pelli, Jesse Elo e Saku Tauru alle chitarre, Niklas  e Janne Parviainen rispettivamente alla voce e al basso. La prima traccia “Fooled again” dopo un breve intro melodico, vira verso un assalto thrash in piena regola con relativi cambi di tempo, stacchi mid tempos piuttosto catchy che rendono il pezzo vario e godibile “Wathery tomb” si apre con un riff da headbanging, che sembra uscire direttamente dalla discografia degli Slayer. Il ritornello cantato in coro è invece di tipica estrazione hard core, che rende bene all’interno della struttura del brano.

“First World Disease” segue sulla falsariga della traccia precedente con struttura debitrice degli Slayer e ritornello hc.

Il disco prosegue senza intoppi alla traccia successiva “Evil Brotherhood”, un buon pezzo dai ritmi più rallentati, dove un roccioso mid tempos la fa da padrone. La voce del singer in questo frangente ricorda molto Il Philip Anselmo più selvaggio ai tempi di Cowboys from Hell.

L’album prosegue senza cali di tensione con le buone e più tirate “Destoyer of worlds” e “No Hope for you”. La successiva “Hatebound” inizia con un riff sulfureo che ricorda molto gli Slayer di South of Heaven, per lasciare spazio ad un’accellerata improvvisa con un ottimo riff al fulmicotone supportato da un gran lavoro dietro le pelli. Senza dubbio uno dei pezzi migliori del disco. “Thrash Assault” è da considerarsi a tutti gli effetti una manifestazione d’intenti della band, già a partire dal titolo e continuando con la musica, tiratissima e l’anthemico ritornello.

In chiusura, una chicca, la cover di un pezzo che ha fatto la storia del thrash più estremo, cioè “Troops of doom” dei Sepultura tratta dal seminale Morbid Visions. In conclusione “Casualties of causality” è un buon disco suonato con  tecnica, sincera passione e prodotto altrettanto bene. 

Anche se non ci si può aspettare niente di rivoluzionario nella proposta musicale dei Maniac Abductor, c’è da dire che ci sta alla grande concedersi un po di sane mazzate suonate con dedizione, tributando il giusto onore ad un genere che ha scritto pagine memorabili all’interno del panorama del metal.

70/100