5 Giugno 2021

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

I NoN ex Now Or Never sono stati fondati nel 2012 dal chitarrista Ricky Marx (ex-Pretty Maids) e dal bassista Kenn Jackson (anche lui ex-Pretty Maids). Poco dopo, i Now Or Never hanno registrato il loro album di debutto omonimo al Peek Studio nel sud della Francia, co-prodotto dalla band e da Pat Liotard. Il loro album di debutto omonimo è stato pubblicato in tutto il mondo sull'etichetta Mausoleum Records, all'inizio del 2014 e ha ottenuto una grande risposta dalla scena hard rock e buone recensioni internazionali dalla stampa. I NoN sono entrati al Peek Studio e hanno finito di registrare il loro secondo album II, sempre co-prodotto da Pat Liotard. Il loro ultimo album II è stato pubblicato in tutto il mondo da Mighty Music nel febbraio 2016 e in Giappone da Bickee Music nel marzo 2016. Nel febbraio 2018, Now or Never ha ribattezzato il nome in NoN ed è tornato ora con nuovi membri e il nuovo album III che uscirà il 18 settembre. NoN è una band di musicisti esperti, sia sulla strada che in studio. La sua musica incarna l'evoluzione dell'Hard Rock nella moderna musica Metal. Membri Ricky Marx: È un chitarrista inventivo ed esperto, che è stato membro a tempo pieno dei Pretty Maids e ha registrato due album con loro. È anche un produttore esperto e un compositore esperto. Claudio Nasuti: è un bassista italiano/svizzero, ha suonato il basso per decenni in diverse band svizzere ed è meglio conosciuto come il 6 String Bass Guru Steph Honde: È una cantante, cantautrice e polistrumentista francese. Honde è famoso soprattutto per essere il frontman e il compositore del super gruppo hard rock americano, Hollywood Monsters, che ha fondato nel 2013. Ranzo: è un batterista di talento che suona nel mondo della musica da decenni. Fondatore della band svizzera Sultan, ha anche suonato con diverse band europee.I NoN Members hanno suonato in tutto il mondo nei più grandi festival e locali come HellFest, Wacken, Roskilde, Skanderborg, Monsters of Rock in Germania e Spagna e hanno fatto tour nella maggior parte dei paesi europei, Giappone, Europa dell'Est e USA come headliner o con band importanti come Deep Purple, AC/DC, Alice Cooper, David Lee Roth, TNT, Jorn Lande e molti altri.

Buon album di melodic Heavy metal con sfumature hard rock anni 80, la band riesce a miscelare bene i due generi senza snaturarli ed inserendo in esso quel tocco personale rendendolo particolare. L’album è composto da 11 tracce e la durata complessiva è di 54 minuti e 30 secondi, una composizione così importante sia per numero di tracce che per la durata potrebbe scoraggiare l’ascoltatore, ma non è così… ascoltare per credere! La lineup dell’album è composta da: Fabian Ranzoni alla batteria, Ricky Marx alla chitarra, Steph Honde alla voce e Claudio Nasuti al basso, anche artwork dell’album e molto bello e rende subito l’idea di un viaggio tutto da scoprire. L’album si apre con un'intro di 1 minuto e 10 secondi, strumentale, all’ascoltatore si aprono le porte di un nuovo mondo creato dalla band invogliando ad iniziare l’esplorazione. Si continua con “Two Worlds Away”: brano molto intenso e ben eseguito, si rimane rapiti dalle capacità della band, la voce profonda e calda del cantante si sposa perfettamente con ciò che vuol trasmettere, l’apparente lunghezza del brano esalta le varie sfumature inserite in esso coinvolgendo il pubblico sia emotivamente sia spiritualmente. L’arrangiamento amalgama bene l’esecuzione lenta con voce parlata ed un uso ponderato dell’elettronica con delle sonorità veloci rendendo il brano armonioso e personale, senza cadere in riff ripetitivi ed invogliando il pubblico a proseguire l’ascolto e di conseguenza il viaggio proposto dalla band. Terza traccia “Woman in the Dark”: buon brano coinvolgente e ispirato, l’elettronica è presente ma non  invasiva, questo elemento lo rende personale e l’ascoltatore apprezza e riesce a immedesimarsi bene in esso. Il minutaggio del brano non è eccessivo ed anche questo aspetto e un elemento a favore per essere considerato uno dei brani migliori del lavoro. Quarta traccia “Until We Say Goodbye”: brano leggermente sottotono rispetto a quelli precedenti leggermente banale e il ritmo lento non fa ben sperare all’ascoltatore, gli elementi hard rock sono molto più presenti, chi ascolta rimane leggermente perplesso da questa scelta compositiva che la band ha messo in campo, ascoltabile ma nulla di più, sembra di  ascoltare gruppi hard rock di fine anni 70 e inizio 80 con le simil ballad, questo brano prende tutti i canoni delle canzoni di quel tipo. Quinta traccia “Circle of Pain”: brano molto veloce e, rispetto alla traccia precedente, più coinvolgente ed eseguito con stile personale. l’elettronica, molto discreta, lascia spazio ad assoli ben fatti e potenti, sono tornati ai canoni delle prime tracce dell’album, chi ascolta rimane colpito dalla loro tecnica e dal loro uso ben studiato di stili del genere, sono riusciti a personalizzarlo senza snaturarlo.

Sesta traccia “Eyes of a Child”: brano lento simil ballad poco coinvolgente, già dalle prime note si evince la minore personalità di questa, nettamente in contrasto rispetto ai precedenti, l’elettronica è completamente assente, la concentrazione dell’ascoltatore viene un po’ meno. Settima Traccia “Point of No Return”: brano più veloce rispetto al precedente, ben interpretato e chi ascolta viene coinvolto, il songwriting è perfetto coinvolgente e personale, la voce del cantante è emozionante, totalmente in contrasto col brano precedente, sembrerebbe quasi che i due brani siano stati eseguiti da artisti diversi ed opposti. Anche la durata, non è molto elevata, rende il lavoro apprezzabile trasportando emotivamente l’ascoltatore nel mondo creato dalla band, l’assolo è ben eseguito e molto emozionante. Ottava traccia “Another Story”: brano veloce e coinvolgente, l’ascoltatore è coinvolto e la band è molto ispirata, la canzone riflette positivamente le forti emozioni che il pubblico prova nell’esplorazione di questo nuovo mondo fantastico in cui viene trascinato quasi a forza dalla band, le sonorità contenute sono ben amalgamate ed armoniose; tutti gli elementi sono ben amalgamati, chi ascolta viene trasportato nel loro mondo e lo esplora fino in fondo. Nona traccia “ Ordinary World (Duran Duran cover)”: con molta elettronica, sufficiente cover che spezza la brillantezza dei brani precedente, anche se coverizzato discretamente, è troppo commerciale, probabilmente è una scelta per poter abbracciare una fetta più ampia di pubblico, ma ciò va a discapito dell’originalità dell’intero lavoro sminuendo ciò che è stato fatto fino ad adesso, anche se eseguita in maniera discreta, non provoca particolari emozioni. Gli alti e bassi d’esecuzione e di interpretazione sono altalenanti in questa decima traccia “Another Chance”, senza mordente, se la cover è stata una mossa commerciale, questo brano è veramente poco ispirato, e l’ascoltatore percepisce subito la poca grinta che si trasmette. Questo brano scende in riff ripetitivi, e banali senza nessuna particolare personalità, la distrazione fa da padrona. l’album si chiude con “Afterlife”: brano di chiusura lento e coinvolgente, si evince che il viaggio volge al termine,il rilassamento è evidente anche dalla lentezza di esecuzione e il gruppo si esprime liberamente quasi divertendosi, mettendo da parte i canoni del “piacere a tutti i costi”: il viaggio è finalmente giunto alla fine, adesso è il momento di rilassarsi e raccogliere i frutti del duro lavoro! 

Lavoro molto difficile da apprezzare al primo ascolto perché ci sono diverse sfaccettature, alcuni brani sembrano messi lì per allungare la tracklist, senza effettivamente un valido motivo, altri brani, invece, risultano troppo lunghi e impegnativi, la band ha esplorato in toto un genere e in alcuni brani hanno messo il loro tocco personale. Questo stile misto non può piacere a tutti, in alcuni brani sono pure sperimentazioni e la cover dei duran duran è una mossa commerciale bella e buona per attirare un pubblico generalista. La produzione e la registrazione sono buone, purtroppo, come accade degli ultimi anni, è troppo plastica, per questo si perde molto dell’originalità tipica delle vecchie registrazioni. Nel complesso è comunque  un album da ascoltare, lo consiglio agli amanti del genere.

 

65/100