3 APRILE 2021

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

Gli Odium Humani Generis sono una band polacca di base a Lodz, fondata nel 2015. I nostri, nonostante il monicker lasci presagire ad una proposta derivativa e poco originale,  stupiscono in maniera positiva. Innamorati e fedeli al tipico black metal della prima metà dei 90, gli OHG sviluppano però un sound piuttosto originale, attingendo alla corrente depressive BM. “Przeddzien” è intriso di un mood depressivo e melanconico che si sviluppa omogeneamente nell’intero album. Gli OHG fondono in maniera bilanciata e sapiente momenti tiratissimi con partiture più lente e melodiche. A titolo di di riferimento potremmo trovare nella proposta musicale della band rimandi ai connazionali Mgla, ai Lifelover e Taake. Discreta anche l’esperienza live con supporto a band del calibro di Uada, Psychonaut e Mortiis. A seguito dell’uscita del loro primo demo “Zmona” nel 2018, gli OHG firmano con la sempre attenta label britannica Cult of Parthenope. Se un artwork riassume alla perfezione il concetto musicale di una band, questo è senz’altro il caso di “Przeddzien”! La splendida foto in b/n di copertina ritrae un vecchio e fatiscente palazzo di epoca sovietica, che incarna perfettamente lo spirito triste, senza speranza e alienante della musica proposta dai OHG. Potremmo dire che la musica, come in molti altri casi, è stata influenzata massivamente dall’ambiente circostante. Altra peculiarità della band è il loro approccio, direi Urban Black, frutto della disillusione e depressione urbana, che si rispecchia anche nei testi personali e introspettivi, fuori dai soliti canoni di genere. La prima traccia l’ottima “Wdech” colpisce in maniera positiva, poiché nonostante la lunghezza considerevole del brano non stanca l’ascoltatore. Il bilanciamento delle sfuriate black vecchia scuola con parti più lente e melodiche è ottimale. Convincente anche la linea melodica di fondo che fa da contrasto con il riffing preciso e spietato. Lo schema collaudato degli OHG prosegue dritto e filato con le validissime “Samozatopiene” e “Wracaj” senza mostrare cali di qualità nella proposta e tenendo sempre alta la tensione. La band sapientemente piazza dei brevi interludi ambient per permettere all’ascoltatore di prendere fiato. Interludi non fini a se stessi ma ben contestualizzati con lo umor generale del disco, come voci lontane di persone e suoni di sottofondo appartamenti a città spettrali. “Ulice” è un mid tempo efficace con la sua linea melodica ripetitiva e alienante che sfocia in territori tipici del depressive black. Ottimi anche i due pezzi che chiudono il disco. “Larwy” dall'intro doom con una melodia lancinante e triste, sfocia in un poderoso riff di old scool black metal. Una delle migliori track del disco. Chiude l’album la title track dall’intro melodico a tinte fosche, che apre ad un mid tempo freddo ed evocativo prima di sfociare in un violentissimo assalto black. “Przeddzien” è davvero un buon lavoro, in cui la passione della band per il black metal di scuola norvegese, non sfocia in una mera riproposizione dello stesso, ma viene arricchita con diversi elementi che creano un sound personale e variegato. Ottima la produzione in cui vi è un buon equilibrio tra la nitidezza degli strumenti senza trascurare l’effetto sprorco e raw che non può mancare in questi genere di produzioni. Ottimo acquisto nel rooster Cult of Partenophe.

 

80/100