8 MAGGIO 2021

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

Gli Order of the Ebon Hand nascono nel 1994 con lo scopo di suonare Archetype Black Metal. La band ha contribuito a numerose compilations tra cui “Order of the Tyrants” in onore ai Celtic Frost. Hanno suonato dal vivo con numerose bands tra cui Candlemass, Slayer, Rotting Christ, Accept, Therion, Abbath, Ihsahn, Nightfall, Dismember, Wolves in the Throne Room, Gra, Negura Bunget, Thy Darkened Shade, Acrimonious among others. La band conta due split, varie partecipazioni a compilations importanti ("Metal Greece Now Vol.1" - Metal Hammer, "The Cryptic Path to ΧΞΣ - A Tribute to Rotting Christ". "Hellas Salutes the Vikings" - Bathory tribute, Metal Invader, "Order of the Tyrants" - Celtic Frost tribute, Season of Mist. "Hellas - The Black Death Anthology 1989-2006" - Kyrck Productions & Armour). Buon album di un black metal, la band è brava a mischiare le sonorità classiche del black metal di stampo nordico con le influenze del black ellenico con un uso magistrale delle tastiere. L’album contiene 8 tracce e la durata è di 43 minuti e 38 secondi, l'artwork è molto suggestivo, rappresenta la carta del carro dei tarocchi, già dall’immagine si comprende molto chiaramente cosa ci può aspettare ascoltandolo. La prima traccia titolata “Dreadnaught” è di ottima qualità in grado di coinvolgere immediatamente il pubblico in maniera molto efficace e trascinarlo nel loro mondo senza forzature ed in questo brano aggiungono al classico black sonorità heavy metal con assoli di pregio rendendo il brano molto personale, estremamente affascinante il quale rappresenta i sentimenti dell’ascoltatore. si continua con “Μόρες”: brano molto veloce e meno atmosferico con una sfuriata di speed black, questa sonorità sorprende l’ascoltatore, interessante passare da un brano atmospheric a questo tipo di sfuriate senza distrarre l’ascoltatore, anzi, lo coinvolgendolo sempre più nel mondo che l’album e la band hanno preparato per lui; terza traccia “Wings”: brano anch’esso veloce ed emozionante, l’ascoltatore si sente sempre più coinvolto emotivamente nel mondo per lui preparato. Le chitarre taglienti e la batteria veloce rendono il brano interessante, si rimane rapiti e concentrati dalla maestosità del brano. Traccia molto interessante dal punto di vista tecnico; non è banale e la band riesce a inserire in modo molto personale le tastiere e i blast beat sono ben eseguiti e non sono fini solo alla velocità, chi ascolta rimane rapito da tutto questo e riesce a immergersi appieno della musica. Quarta traccia “Sabnock”: brano ben eseguito, leggermente sottotono rispetto hai precedenti e un pochettino banale, in questa traccia la band è più sul classico e sperimenta poco, alcuni riff e passaggi sono già sentiti in altri gruppi, nel complesso è un brano senza troppe pretese. Quinta traccia “Knight of Swords”: brano inizialmente molto lento e molto più atmosferico e ambient, chi ascolta viene trascinato via dalle ambientazioni che la band sta descrivendo, dopo l’inizio appena descritto la battaglia ha inizio e cambia anche la velocità di esecuzione l’ascoltatore viene catapultato, suo malgrado, su questo campo di battaglia rimanendo molto impressionato da come la band riesca passare da brani lenti a sfuriate velocissime senza perdere il suo tocco personale. La voce del cantante in questo brano particolarmente si sposa bene con la storia che stanno raccontando. Sesta traccia “Αίαντας”: brano carino sena troppe pretese tecnicamente eseguito bene. È un brano, però, con poco mordente che spezza la bellezza del brano precedente, ci sono orchestrazioni quasi epiche che contrastano con la storia che stanno raccontando, l’alternanza in alcuni passaggi tra voce pulita e growl non è, a mio giudizio, ben bilanciata. Settima traccia “Bael”: brano veloce e molto coinvolgente, quasi old school, l’ascoltatore viene trascinato da esso, il tocco personale c’è ma è in secondo piano rispetto all’omaggio all’old school ellenica e scandinava. Brano di durata moderata, e comunque piacevole. L' album si chiude con “The Slow Death Walk”: brano oscuro con influenze doom, le tastiere si amalgamano bene con il resto delle strumentazioni, la cadenza di esecuzione trasporta l’ascoltatore all’interno della canzone stessa, il cantato è ben eseguito e coinvolgente a tal punto di rapire il pubblico il special modo dalle tastiere passaggi più lenti molto ambient e atmosferici, brano per nulla banale e la personalità del gruppo viene evidenziata senza snaturare il genere. Album bello e coinvolgente in tutte le sue sfaccettature, non facile da apprezzare a pieno dopo un solo ascolto. Infatti è preferibile sentirlo più volte per poter apprezzare ed assimilare le varie sfaccettature che lo compongono, la band tecnicamente valida ha studiato bene la storia del genere che eseguono. All’interno dell’album alcune tracce sono, forse, leggermente lunghe e potrebbero distogliere l’attenzione dell’ascoltatore. A mio giudizio l’esecuzione è fin troppo troppo pulita, soprattutto nelle parti distorte. Sembrerebbe che il gruppo voglia addolcire ed abbellire oltremodo le asperità del sound ed inoltre anche la registrazione risulta figlia di questa pulizia. Nel complesso è un album da ascoltare e godere appieno.

 

65/100