3 LUGLIO 2019

Recensione a cura di

Dmitriy Palamariuc

 

Progeny of Sun è una band finlandese di Melodic Death Metal, nata nel recente 2017. Formata da Jaakko Hautamäki, che si occupa di tutto il lavoro strumentale e del mix, e dal vocalista Niko Aromaa, la band ha gia rilasciato un single “Futile Conversion” ed un primo EP di debutto, intitolato “Progeny of Sun”, entrambi targati 2019. 

Nonostante una produzione ancora acerba, le idee in materia di songwriting e testi sono molto orecchiabili ed a momenti anche sorprendenti, come pure la manualità nell’interpretazione delle basi strumentali nelle quali percepiamo un gelo ed una ruvidità dal sapore nordico.  Buona la batteria, molto cadenzata e variegata, così come buone le chitarre che suonano assieme al basso in maniera selvaggia ed agressiva, ma allo stesso tempo si percepiscono delle linee precise ed un’essenza profonda in tutto ciò. Ma il vero punto di forza di questa band è la versatilità e la gamma vocale assurda di Aromaa. Infatti, sin dalla prima traccia,"Fable God is Dead", si nota la dominanza della voce su tutta la base stumentale: dall’invocazione dei demoni ai cambiamenti di tono impressionanti, da una striatura acuta a un ringhio serrato che dà l'impressione che la band abbia un paio di vocalisti invece di uno solo. Strumentalmente, la traccia vede Jaakko Hautamäki consegnare degli arrangiamenti di grande effetto, nonostante le tastiere un pò scarne. Ed il testo che da delle nuanze molto cupe ed oscure aggiungono un'atmosfera incredibile. "Futile Conversion" sembra un mix di una colonna sonora con dei riff stravaganti ed allo stesso tempo macabri in stile Children of Bodom. Invece i riff della prossima traccia"Birthrigh Oblication" ci portano sui terreni decisamente più thrash, con numerosi cambi di tempo e di ritmo e con una grinta degna di un gruppo che suona questa musica da una vita.

"Darkest Corners of Black" ci incanta invece con un'intro inquietante, molto epico e pomposo , di tastiere, seguito da una violenza inaudita che fa ritornare la canzone sui reami del death, pieno di riff taglienti e scream graffianti, per ritornare dopo ai ritmi più melodici con alcune parti  più pesanti e synth oscuri, che donano  all'intera melodia una vibrante atmosfera degna di un libro di Steven King. La voce di Niko Aromaa richiede veramente una menzione speciale, perché è semplicemente incredibile la gamma vocale che è in grado di ottenere apparentemente senza sforzo, come si potrà notare anche nella prossima canzone, "Natural Leaders", un oscuro elogio dai toni apocalittici con racconti di parole che narrano il desiderio di libertà spirituale, fuori dalle manipolazioni e dai giochi politici e religiosi del mondo. La traccia finale "End of Zen" presenta sin da subito un tappeto di tastiere tipico delle colonne sonore degli anni ’80, seguito da un bel lavoro di chitarra melodica, cercando di emulare, ma con meno effetto il trucco di "Darkest Corners of Black", quando il vocalista scatena la furia dell’inferno dopo i suoi primi malinconici versi, in una chiusura complessa, epica ed allo stesso modo riflessiva, dominata dalla sostanza della canzone che predomina decisamente sulla forma. 

È chiaro che l'enorme quantità di lavoro e tempo che la band ha avuto a disposizione ha dato i suoi validi frutti e due anni sono stati ben spesi. Sicuramente per il futuro i ragazzi ci rallegreranno con qualche altro lavoro delizioso, e nell’attesa di queste novità non ci rimane altro che goderci con molta sete e con molta persuasione il fantasioso primo lavoro della band.

 

73/100