20 NOVEMBRE 2021

Recensione a cura di

Jenn Samael Lotti

 

 

I Rascal Whack sono una band Heavy Rock di Atene creata nel 2013. Il loro primo album, Gameroller, esce nel 2015 ed è caratterizzato da una miscela ruvida di heavy rock con marcate influenze stoner. Si trattava di un progetto molto grezzo che aveva quasi un “carattere di live”. Quello che andrò ora a recensire è il secondo album, Maliveni, uscito il 24 giugno 2021 che comprende 8 brani. La parola Maliveni significa "foresta di cedri" ed è un'area che si trova nella periferia della città di Atene. Innegabilmente è la ritmica la spina dorsale di tutte le tracce ed è contraddistinta da un basso potente e protagonista. Nel loro nuovo album tutto suona molto più maturo e musicalmente fluido rispetto al precedente, sebbene i riferimenti grunge, stoner e heavy metal restino molto intensi in ogni canzone. Vi sono, tuttavia nuove influenze significative dal campo del progressive rock e sono particolarmente evidenti soprattutto all'inizio dell'album con “Carved Ignorance” e “Raging Groove”. 

È un inizio decisamente di alto livello, con un ottimo brano, strutturato con calma, con bassi profondi e un meraviglioso assolo di chitarra distorta. La voce si rivela essere, da subito, uno dei punti di forza dell’album. Non si può non amare una voce come quella di Stathis Skaloumpakas che sa valorizzare ogni pezzo, ogni singolo passaggio.

Successivamente, l'album assume una sfumatura diversa e più acustica. La traccia “Hallucination” ha forti influenze stoner rock, mentre la successiva, “Not Enough”, spicca per lo stile che tende al grunge.

Le singole canzoni non annoiano mai, non esistono due pezzi uguali. “Slipping Away” e poi di nuovo “The Fly”, conferiscono maggiore ritmo al tutto dando un tocco di velocità in più. Quest’ultimo è impreziosito da una linea di basso importante e suggestiva.

Segue una canzone piena di sentimento, ma non per questo meno profonda, con sezioni liriche. “Pennies from Heaven” riporta a uno stile più “roccioso” con legami  progressive rock.

Chiude l’album “Space Cowboys” che ha la sua unicità nello spazio che riesce a dare a ogni strumento. I ritmi mutevoli, così come il lavoro di chitarra e basso, rendono la traccia grintosa e molto accattivante.

In Conclusione, con Maliveni, i Rascal Whack hanno creato un album ambizioso e ricco che trae il suo potere musicale proprio dalla sua varietà di influenze. È  un album da ascoltare e riascoltare per scoprirvi, ogni volta, qualcosa di nuovo, qualche dettaglio, o qualche sfumatura.

 

80/100