18 GENNAIO 2020

Recensione a cura di

Dmitriy Palamariuc

 

I Raven Legacy, una giovane band di Symphonic Black Metal, nascono in Tunisia nel  2003 con il nome di Lord of Terror, rimanendo per sette lunghi anni in stand-by, finchè in 2010 i fondatori Invictus e Hugo Spezzacatene hanno deciso di far sorgere finalmente questa nuova demonica creatura dell’inferno, rinominandolo appunto Raven Legacy. Un’altra tappa importante della biografia di questo progetto è stato il trasferimento nel 2016 in Italia, dove hanno potuto liberamente dare sfogo alle loro idee e fantasie. Tutta questa fatica titanica è stata ripagata nel 2019, quando loro hanno fatto uscire finalmente il loro primo lavoro, intitolato “Sol Invictus”, autoprodotto per altro. Dalle prime note si percepisce un talento diabolico e geniale sia nel songwriting che nei testi, e nonostante i ragazzi sono soltanto al loro debuto il loro album sicuramente sarà un “pezzo pregiato” per i fan di questo genere epico ma allo stesso tempo macabro e sanguinoso.  Bella la batteria, cadenzata e molto dinamica, con tanti cambi di ritmo e velocità, così come intriganti anche le chitarre, cominciando dal basso pomposo e preciso, dalle chitarre graffianti e sempre agressive non solo sulle parti ritmiche ma anche nelle sezioni lead e negli assoli corti ma intensi. Però la cigliegina sulla torta sono le atmosfere epiche strapiene di malvagità e di oscurità, e lo scream ruvido e selvaggio, in perfetto stile Dimmu Borgir, Carach Angreen, Eyes Of Noctum, Manifest, ecc. da cui si sente decisamente l’influenza, anche se Invictus e Hugo Spezzacatene sono riusciti a dargli tanta personalità propria ed originalità, che lascia un’impronta personale in ognuna delle 6 canzoni di questo primo lavoro. Infatti man mano ascoltando i brani, possiamo notare un miscuglio di altri generi come Death e Thrash, in piccoli dosi in modo da non rovinare la loro essenza decisamente Black. Tra le tracce di questo squisito disco, possiamo distinguere in particolare canzoni come “The Infernal Herald”, “Cleaving The Bones of Your God” ed “Invictus”, che esaltano al massimo sia la destrezza maniacale dei ragazzi con le armonie e con le atmosfere, sia la loro capacità di trasmettere quella marea di emozioni e sensazioni contrastanti che questo genere immane deve comunicare al pubblico, tutto ovviamente senza monotonia e senza copiaticcio o banalità.

L’ascolto di questo pregiato disco sembra un viaggio surreale sui reami mitologici, decisamente occulti ed imbottiti di oscurità e cattiveria, sulle note oniriche dei cori femminili e delle atmosfere eteree delle tastiere e dei synth che sicuramente coinvolgono gli ascoltatori in un legame viscerale con la storia e con l’essenza della verità universale assoluta dell’esistenza.

Sicuramente per il futuro i Raven Legacy sapranno deliziarci con altri lavori altrettanto intriganti, in quanto come dicono i saggi, “il buongiorno si vede dalla mattina”, ed i ragazzi sicuramente hanno fatto un’ottimo primo passo verso il cuore degli ascoltatori di questo genere particolarmente esigente, sia in materia di profonde conoscenze musicali, che in comunicazione sensoriale con il cuore e l’anima di ogni fan.

 

83/100