25 AGOSTO 2021

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Ren Marabou è un polistrumentista irlandese che finora ha prodotto ben cinque album, promuovendoli poi in giro tra Irlanda, UK ed Europa accompagnato dalla sua band di quattro membri session. Attualmente è sponsorizzato da Cassidy Guitars, Skull Strings e Dirtbag USA. Oggi parliamo del suo ultimo album in carriera, ovvero “Valhalla Waits”, uscito in tutte le principali piattaforme digitali il primo maggio di quest’anno. Il disco racchiude racconti di mitologia nordica e folklore pagano, promettendo di portare l’ascoltatore indietro al tempo dei vichinghi con i suoi riff pesanti, melodie intense e i canti degli antichi guerrieri. “Guide me to Asgard” inizia senza preamboli mettendo in tavola riff energici e passaggi corali accattivanti. “Axe in the Back”, di cui esiste anche un video, è aggressiva e ritmata, non lascia respiro all’ascoltatore soprattutto nel ritornello. “The fallen of Ragnarok” è un brano dai toni gravi, adatti al contesto narrato. Interessanti i riffs di chitarra a fare da tappeto sonoro al cantato nelle strofe e l’assolo. “Prophecy of the Seer” prosegue con le atmosphere gravi con una dose di epicità, che sfocia in un aggressivo ed esplosivo finale. “Put to the sword” tira fuori un’aggressività che ricorda il metal core. Il brano non ha particolare carattere e sebbene sia molto breve è ripetitivo e poco coinvolgente. “Bitter heart” prosegue con la line aggressiva del precedente brano, che risulta meglio riuscito e con buoni spunti di composizione. “Yggdrasil” è una ballad acustica tranne che per un breve passaggio dopo metà canzone. Il brano è uno dei migliori ascoltati finora, buona la composizione e anche l’alternanza tra parte acustica ed elettrica è ben ponderata. “The wanderer Odin” è un brano interessante, dove l’arpa interviene per impreziosire la composizione dandogli quel sapore tipico dei brani “folk/viking”. “Storm the beaches” è potente e ritmata, come una marcia verso l’imminente battaglia. Il mix di ritornello incalzante con cori ed un assolo ben strutturato rende questo brano vincente. “Champion of Midgard” ha una personalità imponente che trasporta l’ascoltatore nella sua musica, impreziosita dai passaggi con gli archi. Un brano di chiusura perfetto.  “Valhalla Waits” è un disco tutto sommato che si lascia ascoltare, al di là di qualche difetto: per buona parte dell’ascolto ci troviamo infatti a sonorità hard rock il cui sound delle chitarre ricorda vagamente quello degli Amon Amarth, con la componente “viking” presente solo nei testi. Da “Yggdrasil” in poi il sound può definirsi prettamente viking, e lì infatti i brani sono più adatti al contesto narrato. Non che ciò che si è ascoltato prima sia di pessima qualità, però stona nel contesto generale. Un altro appunto riguarda le singole canzoni, che spesso peccano di ripetitività oppure sembrano interrompersi all’improvviso senza una vera conclusione.

 

65/100