1 LUGLIO 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle 

 

Ruadh (da leggersi “Roo-Ah” e traducibile in “Rosso”) è una one man band Atmospheric Black Metal di Glasgow, cui fa capo Tom Perret. Nato e cresciuto in uno dei borghi più antichi della Scozia (il cui nome è traducibile in “la valletta rossa”), dove una leggenda narra che un tempo ci fosse un insediamento di Reuther, un re degli scozzesi che governò tra 213 e l’87 a.C., Tom ha composto i suoi brani attingendo al vasto pozzo di mitologia, storia e cultura scozzese unendolo ad un sound inconfondibile ispirato a mostri sacri come Windir, Burzum e Bathory. 

La sua discografia si pregia di due sole opere, al momento: il debut album “Sovereign” e il suo successore “The Red Clyde”, uscito il mese scorso per Northern Silence Prod. e Red Glen Prod. Per la versione in digitale.

Iniziamo dicendo che “Sovereing” è un ottimo disco, una perla di Black Metal Atmosferico ricco di epici ritornelli corali, cupe parentesi black metal, passaggi dedicati ai suoni della natura... Impossibile rimanere impassibili davanti ad un disco come “Sovereign”.

RUADH sarà riuscito ad eguagliare la maestosità del predecessore? O magari ha fatto ancora di meglio? Solo ascoltando lo scopriremo.  

Il disco si apre a gamba testa con il blast beat di “Embers” che nel ritornello gioca la carta del coro di voci pulite, in questo caso femminile. Verso metà canzone c’è un bellissimo passaggio melodico fatto di cori e strumenti folk che va poi ad alternarsi alle fasi più dure già sentite nella canzone. 

Continuiamo con la title track “The Rock of the Clyde”, che con I suoi tamburi ci porta indietro nel tempo. L’intera canzone è impostata su cadenza e melodia piuttosto che ritmi forsennati e climi battaglieri. La forza della canzone è nel bel cantato pulito e nell’utilizzo degli strumenti folk, nonché della bella melodia che ne scaturisce. La canzone si chiude sovvertendo le melodie folk e risvegliando con la forza i sensi dell’ascoltatore, con un furioso assolo di chitarre accompagnato dall’intenso drumming e proprio in coda dalla voce.

“Winter Light” riesce fin dalle prime note a trasmettere all’ascoltatore sensazioni come il vento freddo sulla pelle o lo scricchiolio della neve sotto le scarpe. La sensazione data dalla canzone è di percorrere una landa innevata durante l’ora blu, dove verso un terzo della canzone arriva l’alba, la “Winter Light”, raffigurata da un etereo passaggio melodico. Alla melodia dell’alba si affiancano presto elementi black metal ad alternarsi.

“Fields of Heather” ci porta in sterminati campi di Erica baciata dal sole. La canzone mantiene un ritmo sostenuto tipicamente black metal senza dimenticare arpeggi di chitarra o elementi di sottofondo a dare atmosfera, pregiandosi di un gran finale che parte con un intermezzo in cantato pulito per finire in un lungo passaggio strumentale.  

“Only Distant Echoes Reign – Part I” è la ballata di un bardo raccontata intorno ad un fuoco, tanto semplice nella composizione quanto magica nel contesto. 

“Only Distant Echoes Reign – Part II” si collega diretta alla parte I di cui riprende la fase finale. La canzone parte poi a ritmo sostenuto per cambiare registro poco dopo virando in un lento passaggio melodico impreziosito da voce femminile. La canzone prosegue dando più importanza ad atmosfere e melodie piuttosto che a furia ed aggressività, concludendo la canzone con un lungo assolo.  

In conclusione, “The Rock of the Clyde” è riuscito a sovrastare “Sovereign”? non c’è una vera risposta alla domanda: “Sovereign” è arrivato nel panorama black all’improvviso godendosi l’effetto sorpresa, cosa che è non è stata ovviametne possibile per “The Rock of the Clyde”.

Sta di fatto che “The Rock of the Clyde” non ha nulla da invidiare al suo predecessore: brilla di luce propria, mostrando una effettiva maturazione nel mixare i componenti chiave del black metal atmosferico, donando all’ascoltatore un disco d’atmosfera capace di trasportarlo in un’altra epoca ed un’altra terra.

Insomma, un’altra prova più che riuscita per RUADH. Se vi piacciono gruppi come Sojourner, Saor o l’era viking di Bathory non potete farvi sfuggire questo “The Rock of the Clyde”. 

 

90/100