25 NOVEMBRE 2020

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Quando leggi, nella biografia di presentazione di una band, “Death metal band dal Venezuela”, immediatamente pensi a un sound marcio, grezzo e dannatamente old school, come da tradizione quando si parla di band estreme provenienti dall'America latina. Se poi consideriamo che la band è stata fondata nel lontano 1988 a Caracas, il quadro prefigurato risulta completo. E, in effetti, nella proposta di questi veterani SENTENCIA, di marciume e di fiera osservanza delle regole dell'old school ne troviamo a badilate; ma ridurre il loro sound al solito (per quanto sempre gustosissimo) death metal grezzissimo di stampo sudamericano non renderebbe giustizia alla musica dei nostri, che rivela all'ascolto più di uno spunto di interesse rispetto ai classici canoni stilistici del genere. Basta infatti dare una rapida occhiata alla presentazione dei membri della band per rilevare con una certa sorpresa come, ad esempio, il chitarrista Ricardo Toscano si occupi anche delle parti di pianoforte, tastiera e sax tenore, con l'altro elemento, Enzo Querci, ad occuparsi più canonicamente di voce, chitarra e basso e con l'ospite Aldo T. ad occuparsi delle parti di batteria. E' infatti un'atmosfera da bettola malfamata, più che una classica atmosfera gore, a spalancarci le porte di questo secondo full lenght dei venezuelani, intitolato SOLVE ET COAGULA e distribuito dall'etichetta WormHoleDeath Records. L'intro, intitolata molto semplicemente PREFACIO, è infatti dominata dal suono di un malinconico sax e da inquieti rintocchi di pianoforte, e non perde la sua atmosfera fumosa e deviata nemmeno quando irrompono gli strumenti elettrici, spianando la strada alla perfezione all'irrompere del primo vero brano del lotto, intitolato DIESTRA SINIESTRA. Ci troviamo al cospetto di un death metal molto cupo e quadrato, non privo di svisate e dissonanze dal taglio piuttosto moderno, per uno stile che sembra mescolare con efficacia il death/thrash di band come Sarcofago e primissimi Sepultura col death metal “urbano” e antagonista dei Dying Fetus (sebbene spogliato dai tecnicismi che contraddistinguono l'operato della celebre death metal band di Baltimora). La registrazione, piuttosto sporca e poco pompata, e l'utilizzo della lingua madre nella declamazione (mediante un growl bello gorgogliante, benché intelligibile), donano al tutto un taglio old school e lo-fi decisamente accentuato, evitando al sound generale il rischio di adagiarsi sui suoni stereotipati e plasticosi di molte produzioni estreme odierne e conferendo al tutto personalità, nonché la giusta atmosfera. Il brano scorre via bello incazzato, sempre in bilico fra precisione e “ignoranza”, palesandosi come succulento biglietto da visita per l'intero lavoro. La successiva ABISMO prosegue sulla medesima falsariga, aiutata nel confezionamento della giusta atmosfera dall'oculato utilizzo di samples salmodianti, dimostrando in modo ancor più deciso rispetto alla bella opener la capacità della band di sapersi destreggiare bene anche fra composizioni dal costrutto piuttosto complicato grazie a un'ottima preparazione tecnica e a una ottima gestione degli arrangiamenti, sfoderando un brano davvero poderoso che, fra scudisciate di death metal cervellotiche e gustose aperture di “ignorantissima” brutalità death/thrash, lascia l'ascoltatore assolutamente soddisfatto e scapocciante. A completare questo ottimo trittico iniziale ci pensa la (inizialmente) più controllata title track SOLVE ET COAGULA che, impostata all'inizio su intriganti e malsani fraseggi di chitarra che rimandano un po' agli Slayer più malsani e mentalmente disturbanti e su rocciosi e pesanti mid-tempo death metal, rivela nella sua seconda parte la sua anima complessa e frastagliata la quale, fra tecnicismi e contorsioni ritmiche, ci permette di approfondire le capacità (molto buone) della band di saper gestire brani che non prevedano l'utilizzo di brutali accelerazioni. Un brano molto poco immediato, ma senza dubbio interessante, anche grazie all'atmosfera deviata che lo pervade (implementata da inquietanti note di pianoforte sul finale). Ancora un po' frastornati dalle devianze del brano precedente, viviamo quasi con sollievo il breve intermezzo dai toni apocalittici di PRALAYA, prima di precipitare nel gorgo obliquo e brutale della veloce e brutale ENTROPIA, brano decisamente in your face dove la band non lesina comunque contorsioni e tecnicismi assortiti, il tutto sempre in modo molto funzionale all'atmosfera spigolosa e soffocante che pervade la loro proposta.  Un brano che, forse anche a causa dell'utilizzo della lingua madre, ci ricorda un po' certi frangenti degli ultimi Krisun; il che, per chi scrive, è da intendersi come un bel complimento. Si prosegue sull'onda della brutalità (stavolta screziata da abbondanti iniezioni di thrash luciferino) con l'impattante UN GRITO, brano in cui la band mette momentaneamente da parte la sua anima più contorta per partorire una badilata old school in piena faccia, resa particolare da inaspettati fraseggi vicini al metal classico e alla nwobhm che, comunque, non ne compromettono minimamente l'assunto assolutamente brutale.

Altra carne al fuoco viene poi aggiunta con la strumentale AL FINAL DEL CAMINO, brano brutale e molto tecnico che, sinceramente, non trova grandi motivazioni alla sua natura strumentale, non essendovi alcuna trama principale sviluppata che possa dare un senso alla mancata decisione (che, a questo punto, sarebbe sembrata più efficace), di piazzarci sopra una bella linea vocale e ritrovarsi così tra le mani un altro brano killer. Un po' incompiuto. Decisamente efficace risulta invece la martellante SATURNO, altro brano in cui la band fa un passo indietro rispetto alla sua versione più tecnica e contorna (pur senza rinunciare a stacchi e stop & go assassini) mentre ne fa uno decisivo nella direzione atmosferica, grazie all'utilizzo di fraseggi chitarristici e discrete porzioni di tastiera capaci di conferire, qua e là, un'aura siderale davvero avvincente alla composizione, prima di sprofondare nell'abisso cupo di SEMPER EADEM, brano dal groove spiccato e soffocante che guadagna in dinamismo grazie ad incisive accelerazioni, a volte contenute e thrashy, altre più brutali e death, e all'implemento mediante ottime parti soliste.  Brano strutturalmente molto interessante e molto ben concepito, caratteristiche che ne fanno uno dei sicuri highlight dell'album. A quello che è senza dubbio uno dei brani più dinamici dell'intero lavoro fa seguito quello che forse è il pezzo più brutale, feroce e incorruttibile dell'album: una scheggia impazzita di brutalità, contorsioni e tecnicismi assortiti intitolata EN LAS SOMBRAS. Una vera goduria di morte e violenza, da ascoltare prendendo a capocciate il muro di casa. Si “tira il fiato” in vista del gran finale col deviato intermezzo di SUEÑO CON MOSCAS, prima di essere investiti dalla furia thrashy dell'irrefrenabile e “punk” PESADILLA INFERNAL, cover dei conterranei Tinieblas, in cui la band mette da parte praticamente tutto quanto fattoci ascoltare fino a questo punto per riversarci addosso un tripudio di invettive thrash feroci e strafottenti come non mai, marcando un tratto di discontinuità rispetto al resto dell'album, ma confezionando comunque un pezzo gustoso e divertente. Piuttosto pretenziosa si rivela invece essere la traccia finale di questo lavoro, intitolata FOBOS e, inizialmente, dominata da avvolgenti fraseggi di sax, salvo poi svilupparsi in un up-tempo dal sapore thrash innervato da sottili rimandi tribali (che diventeranno più prominenti nel finale). Si tratta di un brano piuttosto atipico rispetto al resto dell'album (così come accadeva per il precedente), caratterizzato da aperture melodiche e atmosferiche decisamente lontane dalle sensazioni evocate per almeno due terzi dello stesso, qui molto più solari e ammalianti, nonché da un imprinting stilistico notevolmente meno opprimente, benché non manchino anche qui parti più brutali e pesanti. La sensazione è quella di trovarsi al cospetto di un brano decisamente meno maturo rispetto al resto del materiale presente nel full lenght, in cui la band sperimenta un po' con altri ingredienti ma senza la necessaria efficacia, partorendo così un brano che, pur non privo di spunti interessanti, risulta davvero poco incisivo, concludendo di sicuro non nel migliore dei modi un album che ci mostra una band sicuramente dotata di talento e capacità ma che, per il momento, non sembra in grado di garantire la continuità necessaria a rendere un buon album un grande album. Un vero peccato; senza l'ultima traccia, l'album avrebbe dato un'impressione di tutt'altra compattezza. Un ultimo brano poco convincente non può comunque inficiare completamente quanto fatto sentire in precedenza, perché qui, di materiale buono, ce n'è in abbondanza. Smussato qualche angolo ed evitando qualche caduta di stile, questa band è senz'altro degna di essere seguita e questo “Solve Et Coagula” si rivela un ascolto assolutamente obbligato per tutti gli amanti del death metal old school che non disdegnano tecnica e complessità, quando messe al servizio della grezza brutalità.

 

70/100