4 MARZO 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

I finlandesi Shadecrown sono una band melodic death metal formatasi nel 2012. il loro sound è influenzato da gruppi come Sentenced, Insomnium, Pantera, Swallow the Sun ecc… Finora hanno all’attivo un demo, un ep, un singolo e due full lenght. Il lavoro di cui andiamo a parlare oggi è il più recente: trattasi del secondo full album in carriera, “Riven”, uscito l’11 novembre 2019 per la Inverse Records.  Il disco si apre con “Not Until the End”: dopo una breve intro di piano veniamo introdotti alla canzone, dove un mood malinconico coesiste con riff aggressivi e una cupa voce growl, alternata a passaggi più puliti.  “Lifelong Dying” cambia registro concentrandosi su melodie doom e malinconiche accantonando per un momento l’anima death metal. “Rain’s Edge” mostra le unghie e sfodera ritmi sostenuti e riffs incalzanti alternati a brevi passaggi dove una melodia al piano mitiga l’atmosfera aggressiva. In “The Ghost I Mourn” chitarre e tastiere creano un’atmosfera infelice ma al contempo risoluta, grazie anche al lavoro alle pelli e alla voce. “Incomplete” è una traccia complessa: parte come ballad triste per poi evolvere nel corso del minutaggio in un ritmo più frenetico che esplode poi nel finale.  “Hate Reflected” riprende lo schema di Incomplete e regala all’ascoltatore una canzone che inizia in tono drammatico per poi sfociare nell’aggressività nel finale, come se l’odio riflesso descritto nella canzone abbia trovato sfogo.  “Divided” mantiene un tono mediamente tranquillo fino al ritornello, dopo il quale parte in pompa magna con riffs duri e la batteria a picchiare duro. Ma è solo una fase di passaggio prima di tornare a lidi infelici, come una tempesta di passaggio.  “Traces” è un ultimo urlo gonfio di tristezza e malinconia che esplode nelle orecchie dell’ascoltatore immergendolo un’ultima volta nell’universo degli Shadecrown.  Tirando le somme, “Riven” è senza dubbio un buon album che piacerà agli amanti di un melodic death metal malinconico e/o a fan di Swallow the Sun o Insomnium (i quali, come accennato sopra, sono tra le loro ispirazioni). Gradevole da ascoltare, è compatto nella sua interessa ed intrattiene l’ascoltatore dalla prima all’ultima traccia, anche grazie alla produzione limpida. Rispetto al precedente full lenght “Agonia” non vi sono particolari evoluzioni nel sound o nella composizione. Si può dunque dire che questo “Riven” serva al gruppo per riconfermare il proprio stile musicale. 

 

75/100