13 OTTOBRE 2020

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Lo ammetto: attendevo questo come-back dei californiani SKELETAL REMAINS con impazienza e una non indifferente dose di frenesia.

Troppo forte era stato l'impatto col precedente platter di questi temibili old school death metal maniacs (il clamoroso “Devouring Mortality”, pubblicato nel 2018) per non generare, in chi scrive, la spasmodica attesa che è propria del fan sfegatato, all'annuncio della prossima release del suo successore, il qui presente THE ENTOMBMENT OF CHAOS (pubblicato per la top label Century Media l' 11 settembre di questo 2020 che più death metal non si può). Se già con i primi due platter (gli ottimi “Beyond The Flesh” e “Condemned To Misery” , rispettivamente del 2012 e 2015) la band aveva fatto vedere ottime cose, partorendo un death metal cupo e ferocissimo capace di coniugare il meglio delle scene americana e europea degli anni d'oro del genere, il balzo in avanti dal punto di vista del songwriting e della maturità fatto segnare col già citato “Devouring Mortality” era stato tale da ingenerare nel vostro umile scribacchino la sensazione di non aver sentito nulla di meglio, in campo death, dai tempi dei mostri sacri degli anni 90. Un miscuglio letale di Death, primi Morbid Angel, Suffocation, Obituary, Pestilence, Carcass, Dismember e chi più ne ha più ne metta, unito a una capacità di scrittura e una cesellatura del singolo brano a dir poco clamorosa, per un album capace letteralmente di resuscitare i morti, sepolti prematuramente da un'invasione di maniaci del bpm esagerato e del breakdown frantuma-gonadi. I RIFF, porca miseria; gli Skeletal remains ci hanno riportato I RIFF !!!(e scusate se è poco, visto l'andazzo della scena death metal degli ultimi anni). Archiviata non senza dispiacere la rivoluzione in seno alla line-up della band, che vede il padre-padrone Chris Monroy (chitarra e voce) come unico superstite della formazione che aveva registrato quel capolavoro (per una formazione ora completata da Mike De La O alla chitarra, Noah Young al basso e Charlie Korin , peraltro già sostituito da Pierce Williams dopo la registrazione dell'album, alla batteria), e constatato con piacere la conferma dello storico Dan Seagrave per quanto riguarda l'artwork (manco a dirlo, assolutamente spettacolare) e del mago della consolle Dan Swano per quanto riguarda, invece, la produzione, è con sincera emozione che ci accingiamo a procedere all'ascolto di questo nuovo lavoro. Introdotto da una breve quanto inquietante intro intitolata COSMIC CHASM, il disco deflagra in tutta la sua violenza con la già nota ILLUSIVE DIVINITY (scelta come singolo apripista dell'album), e subito ci accorgiamo di come la band, questa volta, abbia puntato ancora di più sul lato furioso e cupo della propria proposta, qui condensato in un muro inscalfibile di chitarre malsane e ritmiche spezza-colonna vertebrale veppiù esaltato dal growl scarnificante di Chris (un'ipotetica via di mezzo fra Martin Van Drunen e John Tardy).

L'incedere, pur senza raggiungere vette di velocità fuori scala, almeno inizialmente, è assolutamente annichilente, aiutato da una produzione cupa e opprimente (benché assolutamente in grado di valorizzare il lavoro di tutti musicisti) e dall'innata capacità della band di proporre riff e intrecci sempre azzeccatissimi, innestati su costrutti dinamici e atmosferici di grande efficacia. E' proprio questo il segreto degli Skeletal Remains: riuscire a costruire brani molto complessi, ricchi e sfaccettati ma, al contempo, estremamente godibili e “catchy” all'ascolto, ricordando, in questo, la magia dei primi Morbid Angel (quelli dei primi tre capolavori, tanto per intenderci). Si, insomma, gli Skeletal Remains sanno come si scrivono bei brani, e questo, per quanto mi riguarda, fa tutta la differenza del mondo.

Per averne ulteriore conferma, è sufficiente aspettare l'inizio della successiva CONGREGATION OF FLESH (brano per il quale è stato girato anche un video “a tema” molto riuscito) la quale, inaugurata da un mid tempo guidato dalla doppia cassa irresistibile e “cicciona” di Korin, si trasforma ben presto in un otto volante impazzito di purissimo death metal old school, fra accelerazioni brutali, passaggi molto tecnici e ricchi di sfumature tetre , rallentamenti pachidermici e mortiferi ( NO BREAKDOWNS … niente “chuga-chuga”, qui; solo grandi e immensi riff) e una capacità di gestire le dinamiche del brano da fuoriclasse assoluti.

Il miasma di morte e sangue che scaturisce da questi solchi è una goduria assoluta, così come l'evidente autocompiacimento, da parte della band, nel seviziare i padiglioni auricolari dell'ascoltatore con malcelato sadismo, catturandolo in un gorgo soffocante e stordente di grandioso death metal.

Come definire altrimenti che “sadica” una band che, dopo una simile accoppiata iniziale, ti piazza lì un assalto furibondo e senza freno alcuno come quello della devastante SYNTHETIC IMPULSE ? Un brano simile è concepito con l'unico intento di fare più male possibile, e raggiunge il suo intento con assoluta, maniacale, precisione. Nemmeno in questo frangente, infatti, la band rinuncia al suo articolato modo di incastrare le varie componenti dei propri pezzi, ma senza inficiare minimamente l'impatto di un brano che è pura devastazione dalla prima all'ultima nota e che, proprio in questa ricchezza compositiva, trova la perfetta quadratura del proprio incedere. Spettacolare, come sempre, il lavoro delle chitarre che, fra riff scarnificanti, intrecci e armonizzazioni penetranti e dalla grande resa atmosferica e porzioni soliste di gran gusto (che, come sempre quando si parla di Skeletal Remains, sono spesso improntate a una forte componente melodica, pur senza mai suonare ridondanti e, anzi, conferendo una personalità ancora più marcata alla proposta dei nostri), marchia a fuoco uno dei brani più devastanti dell'intero album. È un trascinante “tupa-tupa” di novantiana memoria a darci il benvenuto nella successiva, lugubre, TOMB OF CHAOS, brano in cui la band tira parzialmente il freno, rispetto all'invereconda mazzata precedente, confezionando un brano prevalentemente in mid-tempo in cui è l'atmosfera mortifera a farla da padrona, sebbene il pezzo conservi un costrutto molto trascinante che gli consente di suonare vibrante ed entusiasmante anche nelle parti più soffocanti e opprimenti. Si tratta di un brano in cui gli Skeletal Remains mettono in mostra la loro capacità di risultare convincenti e appaganti anche senza doversi per forza giocare la carta della brutalità “tout-court”, vincendo su tutti i fronti. Dopo una simile colata di death metal scarnificante e meravigliosamente impattante, la band ci consente di tirare il fiato per un attimo grazie all'interludio strumentale (interamente acustico ed estremamente ammaliante) ENSHRINED IN AGONY, prima di tornare a colpire durissimo con la terremotante DISSECSTASY (altro brano ritenuto valevole di un bel video promozionale). Lo spettro dei migliori Morbid Angel aleggia fortissimo su questa traccia, grazie ai suoi morbosi stacchi thrash/death tipici della prima fase della band del capofila Trey Azagthoth, il che, unitamente a un costrutto piuttosto “catchy” e una costruzione senza dubbio lineare, ci fa capire come mai si sia scelto di usare questa traccia a scopo promozionale.

Se da una parte ci troviamo di fronte a quello che è forse il pezzo più “easy listerning” dell'intero lavoro, capace di fare breccia in un attimo nei fan più avvezzi a certe sonorità, dall'altra parte ci troviamo di fronte a una composizione capace di far arrivare molte delle peculiarità del suono “Skeletal Remains” in modo molto diretto ed efficace anche ai neofiti della band, il tutto confezionato sotto forma di un brano assolutamente vincente, intrigante e di grande impatto. Si torna immediatamente su territori più strutturati con la successiva, meravigliosa, TORTUROUS WAYS TO OBLITERATION. Si tratta di un brano estremamente complesso e dinamico, in cui la band mette ancora una volta in mostra tutte le sue anime: da quella più furiosa e “ignorante” a quella più acida e annichilente, grazie a un sapiente uso delle dinamiche e a un'ispirazione evidentemente al top, capace di inanellare un riff memorabile dietro l'altro in una composizione che non perde mai di vista il suo quadro d'insieme, nonostante la varietà di situazioni messe in campo in fase di songwriting.

Un brano vario e penetrante che si può solo definire come : MEMORABILE.

Sono cupe rullate quelle che ci introducono alla sulfurea ETERNAL HATRED, brano in cui i nostri mettono di nuovo in campo la loro capacità di scrivere grandissimi pezzi usando tempi medi, qui arricchiti da cadenze e fraseggi in odore di doom-death metal assolutamente avvincenti e ben dosate. Si tratta di un monolito di inscalfibile oscurità, solo parzialmente screziato da splendidi interventi solisti che richiamano un po' i fraseggi arcani tanto dei già più volte citati Morbid Angel, quanto dei più attuali Nile, quanto dei migliori Pestilence (quelli che vanno da Consuming Impulse a Spheres, tanto per capirci), per un risultato finale senza dubbio potente ed estremamente accattivante. Si arriva così all'ultima canzone inedita dell'album (che, nella sua versione digipack, contiene in chiusura la buona cover dei Disincarnate “Stench Of Paradise Burning”), l'azzeccatissima UNFURLING THE CASKET, brano che vede seguire, a un'intro minacciosa quanto accattivante, una composizione di rara, intensa, brutalità, condita dalla solita maestria già più volte palesata dai nostri nel saper donare grande dinamismo e varietà di scrittura ai propri brani. Si tratta di un brano perfetto per chiudere l'album, così zeppo di spunti da coprire quasi tutto il range artistico e compositivo messo in campo dagli Skeletal Remains in questo splendido come-back. In conclusione, com'è questo nuovo lavoro degli Skeletal Remains ? Migliore, peggiore o ugualmente valido del suo clamoroso predecessore? Tagliamo la testa al toro dicendo che, per chi scrive, il precedente “Devouring Mortality” resta ancora ineguagliato, in virtù di una varietà di soluzioni più spiccata messa in campo nei singoli brani, ma che comunque ci troviamo per le mani un come-back degno dell'eccellenza assoluta. Volendo chiamare di nuovo in ballo il parallelo con i pluri-menzionati Morbid Angel, possiamo dire che, se il precedente platter può essere visto come l'”Altars Of Madness” degli Skeletal Remains, questo nuovo album è il loro “Covenant”: parzialmente meno variegato e fantasioso e maggiormente propenso alla brutalità più feroce, pur senza rinunciare alle peculiarità tipiche del suono della band. Questo però è un discorso che vale esclusivamente in riferimento al percorso di questo gruppo perché, se estendiamo le nostre considerazioni al resto della scena, sono ben poche le compagini e le releases che possono rivaleggiare con questo furibondo “The Entombment Of Chaos” (vengono in mente i Vader, col loro ultimo Solitude In Madness, e nessun'altro, al momento; agli altri, non resta che osservarli dal basso). Un album letale, corposo e totalizzante, che farà la gioia di ogni old school death metaller che si rispetti. Degli altri, francamente, me ne infischio (consentitemi questa citazione, l'ascolto di questo album ha fatto risvegliare l'intransigente deathster che è in me). Imperdibile e futuro classico. Da avere assolutamente.

 

90/100