29 MAGGIO 2020

Recensione a cura di Daniele Blandino 

 

Skull Koraptor è una band Thrash Metal di Atene, in Grecia. Hanno pubblicato il loro primo EP "Dead Ahead" nel maggio 2014. Inoltre, hanno condiviso il palco con band come Skull Fist, Destroyer 666 e Tankard.

Il loro primo full lenght "Chaos Station" è uscito il 17 gennaio dalla tedesca Ragnarok Records.

La lineup e composta da: Giannis Savoglou Voce e chitarra, George Marge Batteria e Giannis Vratsos al basso.

"Chaos Station" è un distinto album di thrash metal di stampo europeo con influenze anche di thrash teutonico. Velocità e potenza sono le parole d’ordine di questo album.

L’album è composto da 9 tracce brevi che con una durata complessiva dell’intero lavoro e di circa 32 minuti. L'artwork è bello e rende subito chiare le intenzioni dell’album.

L’album si apre con la “intro”: come dice il titolo, introduce l’ascoltatore della loro musica, e lo fanno immergere nell’immaginario che stanno tessendo per lui.

Si continua con “Hatred”: è una sfuriata di thrash che entra delle orecchie di chi ascolta, e gli trapana il cervello con tutta la violenza che hanno. Canzone diretta, che fa capire subito lo stile dell’album.

Terza traccia “Blast It Out”: canzone velocissima e diretta senza fronzoli, che viene sparata in faccia senza preavviso come una scarica di mitra. L’ascoltatore è colpito da tutta la velocità e la potenza, che questo trio greco riesce a tirar fuori.

Quarta traccia “Burnt Society”: brano più lento e ragionato, dove comunque non mancano le sfuriate. L'ascoltatore è sempre più coinvolto nel seguire la band in questo viaggio. Il thrash di stampo europeo si sente tutto nel brano. 

Quinta traccia “Next Station: Chaos”: la velocità fa subito capolino e non lascia un attimo di respiro all’ascoltatore, che viene travolto da un’altra scarica di note sparate in faccia, tanto da farlo rimanere senza fiato. “Velocità che fa rimanere senza fiato” e “scarica di note” Sono le caratteristiche principali per descrivere al meglio questa perla di thrash.

Sesta traccia “Breakthrough”: brano diretto che colpisce subito chi ascolta senza preavviso. Velocità, potenza e violenza musicale sono le parole fondamentale per descrivere questa scheggia musicale.

Settima traccia “Fatal Wrecking”: canzone marziale. Questa è la caratteristica che risalta subito all’ascolto del pezzo, che lascia spazio alla violenza. L'ascoltatore è ormai in balia del sound potente ed aggressivo della band.

Penultima traccia “Voices of Despair”: siamo giunti quasi alla fine del viaggio, e aggressività e potenza sono sempre più presenti. L’ascoltatore è sempre più coinvolto dallo stile particolare che la band propone. La band è stata brava a non far annoiare chi ascolta fino ad adesso, cosa tutt'altro che scontata.

L'album si chiude con “Obsessed”: siamo alla fine di questo viaggio e il suono si è fatto un pochino più oscuro, cosa che non dispiace a chi ascolta. I riff taglienti e la violenza che il brano trasmette vengono recepiti bene dall’ascoltatore. Ottimo brano di chiusura di un album senza punti deboli, che si ascolta fino in fondo senza accorgersene.

Album diretto, non scontato e che non annoia. Tutti i brani presenti hanno delle caratteristiche personali. La band è stata bravissima a far sì che tutti i brani che sono in tracklist siano tutti allo stesso livello, cosa non facile da fare in un lavoro del genere. Mischiare il thrash europeo-tedesco con quello della bay arena americano non è un’impresa da tutti. Inoltre sono riusciti a rendere il sound moderno, senza snaturare quello originale.

La registrazione e magistrale pulita e non plastica. Lo consiglio a tutti gli amanti del genere e anche chi si approccia da poco a questo sottogenere di musica.

Nota personale sulla registrazione dell’intero album: avrei preferito un’impronta più sporca e meno pulizia dei suoni.

 

 

75/100