9 OTTOBRE 2019

Recensione a cura di

Triplax  

 

I Sonum X, sono una band stoner-psychrock di Mantova,  e  “Purifire” è il loro primo album,  dopo l’EP omonimo  contenente cinque brani, uscito nel 2016. La band comprende Matteo Sampietri – batteria e voce ,Andrea Bombaci – chitarra e voce e Marco Zerbinati – basso e cori.

L'album si presenta  come un  lavoro di stoner rock dove basso  , chitarra e batteria sono la classica base dove si erge tutto il disco con gli ottimi intrecci e le parti solistiche di ciascun strumento. Una voce squillante e limpida e altre volte fumosa e malata aumenta il giusto pathos .

Un ''Intro'' e un ''Outro'' aprono e chiudono il disco.

''Purifire'' è la  title track, brano cadenzato e potente. Le venature stoner ci sono tutte ma il cantato ci riporta anche verso  altri generi affini ,vicino ai gruppi americani fine ottanta . Curioso il finale lento con  chitarra e basso che procedono cupi senza cantato fino all'interruzione.

''T. Ripper Xl''  è un brano caratterizzato dall' alternanza tra stoner pesante e momenti  più quieti  quasi bluesistici con rimandi al old prog e ovviamente alla grande band di Iommi e company.

Pezzo dal respiro decisamente psichedelico ,dove il cantato si presta a giochi sonori adeguati al tema.

''Shadows Rider'' è cattiva e selvaggia con momenti dove chitarra e voce rimembrano i Led Zeppelin e subito dopo sembra che sua maestà Ozzy sia arrivato a dar una mano al cantante.

Belle le parti di batteria che spezzano i riff della chitarra come nel finale che termina in  fade out. ''Manhattan'' apre con la chitarra acustica sempre con quell'aria di mistero che pervade tutti i pezzi dell'album.   Blues  jazzato è quello che ci fanno ora sentire e poi arrivati all' esplosione del cantato, sembra realmente di ascoltare qualcosa proveniente dal grande passato dei seventies. Nel finale, a sorpresa, arriva un sax jazzato che però ci sta alla perfezione, dopo tutto siamo a Manhattan. Pezzo.indubbiamente , di gran nota.

''S.P.E.C.T.R.U.M.'' possiede  note di chitarra che si richiamano tra di loro e ci introducono in qualche punto dell'inferno, con basso e chitarra  cattivi e pesanti che danno un che di allarmante e allarmato. Ad ogni modo il brano procede in modo abbastanza classico per il genere stoner,  mentre la voce quando effettata continua a creare il pathos buio e soffocante suddetto.

''Fading flowers''  parte con arpeggi delicati e tastiere che crescono insieme alla  battera in bella evidenza  e il brano torna nei paraggi hard.  La sensazione con l'arrivo della voce è quello di una ballata triste travestita da pezzo duro e i giochi di basso portano ancora varietà  alla canzone non lasciando mai all'ascoltatore il tempo di annoiarsi. Il finale è cadenzato e marziale. ''Days of wolves''  parte  correndo quasi come dover fuggire all'orda di lupi del titolo. Gli assoli chirarristici stoner sembrano imitare il canto dei lupi che feroci mandano il loro saluto alla Luna.

''Psychotemple'' conclude l'album prima della bella e tastieristica outro con un pezzo abbastanza diretto e deciso, con un riff centrale decisamente sulfureo  e psichedelico. Pesante e vario il finale tra momenti tranquilli ed esplosioni sonore...molto bello. Alla fine ci troviamo davanti ad un'opera prima decisamente fresca e succosa,dove le sonorità seventies si intrecciano con quelle moderne innescando una sensazione di piacevole deja vu e novità. Consigliatissimo!

 

85/100