8 NOVEMBRE 2019

Recensione a cura di Francesco Yggdrasill Fallico

 

Sfida decisamente particolare e molto stimolante, quella che questa volta mi è stata affidata dalla mia responsabile del team a cui appartengo all’interno di Insane Voices Labirynth…

Questa volta vi presento questo lavoro omonimo degli statunitensi Sutekh Hexen, band che fonda le sue nere radici in quella commistione tra due generi estremi quali il black e l’ambient, con una marcia dose di industrial e noise.

Imparai a conoscere e ad amare questo strano patchwork, all’incirca 25 anni fa, quando, studente liceale, conobbi la fredda magia dell’etichetta svedese Cold Meat Industry, che aveva in scuderia una band veramente nera ed inquietante chiamata Mz. 412.

Spero che tra i lettori ci siano molti estimatori di quei neri svedesi, perché forse sarà meno difficile spiegare e cercare di spingervi ad un ascolto quanto più privo di pregiudizi.

Il lavoro edito sotto forma digitale (è il caso della copia in mio possesso), ma anche in cd, mc e doppio 12’’, consta di 10 tracce, arricchite dalla presenza al microfono di Venien, storico membro di VON…

Non ho, purtroppo a disposizione i testi e questo, come ormai sapete, mi spiace, perché l’apporto lirico, per quanto mi riguarda, è altrettanto fondamentale, ma vi assicuro che le urla sono davvero strazianti e laceranti.

L’album va sicuramente ascoltato e vissuto nella sua totalità e pienezza, ma ci sono alcune tracce che voglio portare alla vostra attenzione, ovvero “Eye Of The Quill”, riproposta con ampio apprezzamento dal vivo, “E Siel Enna Lehcim”, che mi ha riportato ai fasti di “Burning The Temple Of God”, proprio di Mz.412 e la devastante “Torrential”, un’altra cavalcata industrial black, con un intermezzo etereo che poi torna ad esser squarciato da sonorità veloci e agghiaccianti.

Pezzi insomma, che tante black metal band dei giorni nostri si sognano!!!

Gli U.S.A. si rivelano, ancora una volta, culla di sonorità davvero oscure (tantissime sono le raw black metal band, spesso one-man band, con le quali sono venuto a contatto in questi anni) e vi assicuro che, immersi in un gran marasma di progetti, ci sono realtà come questa, che spiccano senza esitazione.

Lavoro corredato anche da una front cover molto espressiva, insomma un album da fare vostro, soprattutto se siete amanti dei generi sopracitati e, quando “Pangea Ultima” avrà esalato le sue ultime note, forse, come è capitato a me, verrete avvolti da una sensazione raggelante… una scarica di freddo improvviso ed inaspettato…

“…This exorcism's going to find its way back in…

Receive it…

Let it leave a mark…”

90/100