23 SETTEMBRE 2019

Recensione a cura di Alessia VikingAle

  

Chris Rolling è un chitarrista e cantante che, dopo aver inciso un album con i The Heavy Manic Souls, decide di continuare da solo e formare i The Chris Rolling Squad, un raw rock’n’roll power trio che is autodefinisce “l’anello mancante tra Bo Diddley e gli Slayer”. La Squad ha rilasciato nel 2016 un EP di cinque tracce che ha riscosso recensioni da tutto il mondo e che ha portato la band ad esibirsi su e giù per il paese, ad aprire a band come Ten Years After e nel 2018 a suonare oltremare con un paio di date in Germania.

Oggi vi parliamo del loro full lenght di debutto, “Spitfire”, uscito ad aprile di quest’anno per la Wormholedeath. Mentre stiamo qui a recensire il loro primo lavoro, la Squad è già a lavoro sul loro secondo album mentre sono in tour in qualsiasi posto possibile!

“Spitfire” si apre con “Back to the horse again”, di cui esiste anche il video. Riffs frenetici, drumming secco e diretto, linee di basso a dare profondità al suono, passaggi corali: di questo è fatto il sound della Squad. Niente virtuosismi, ne tentativi di mescolare generi poco attinenti tra loro nel tentativo di “sperimentare”.
È sbagliato?
No.
Funziona?
Sì!

“Piece of the action” ha un inizio blues ed una partenza scoppiettante che fonde punk e psychobilly. Trascinante e caotica.

“Crash and Burn (vanishing point)” è un’altra traccia che non lascia scampo all’orecchio dell’ascoltatore, che ormai è trascinato appieno nel pogo mentale causato da “Spitfire”.

“Go fuck yourself”, con un titolo simile, poteva forse essere una ballad? Ovvio che no, ed ecco che dopo una linea di basso iniziale veniamo trascinanti in uno scanzonato ritmo rock’n’roll.

“The life you waited for” si presenta con rumori di cocci ed urla sconnesse, per poi partire con un sound hard rock spruzzato di punk.

“We can be one” punta la sua forza nel ritornello cantato dal trio in coro e da un rock’n’roll veloce, punk.

“Tremors” ha la sua forza nell’atmosfera di pericolo e nel cantato tenuto su note basse ad evidenziare questo senso di pericolo, in contrasto con la musica che rimane scanzonata.

“The world is going down” è pura energia hard rock con un drumming serrato ed un ritornello semplice ma d’impatto.

“Nothing we can do about it” ha un cantato serrato quanto il ritmo, ritornelli brevi e assoli psichedelici ed il ritmo disinvolto fa pensare che il “non poterci far nulla” del titolo non sia un problema, anzi. 

“Get back there” ha un drumming meno frenetico rispetto ad altre tracce. Dà l’impressione di una canzone sparata a tutto volume dall’autoradio mentre si percorre il lungomare. Ma senza palme ne tramonti americani.

“Devil Freak” torniamo ad un drumming frenetico e senza scampo, seguito a ruota dagli atri strumenti e dalla voce. Come struttura ricorda la prima canzone, “Back to the horse again”.

“The Sharpest Knife” chiude il disco. La composizione qui si fa elaborata dosando hard rock e psychobilly in una canzone dall’anima ribelle ma ponderata nell’esecuzione.

Tirando le somme, “Spitfire” è un disco ottimo. Grezzo, diretto, senza compromessi.
Il giusto disco per darsi la carica, per sentirsi ancora ribelli dentro. E perché no, anche fuori.

Il punk è morto?

Il Rock’n’Roll è superato?

I The Chris Rolling Squad sono qui per farvi ricredere!

 

Voto:

80/100