7 SETTEMBRE 2020

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Dal singolare incontro fra una cantante e tastierista proveniente dagli Stati Uniti (Sally Armbrecht) e due musicisti finlandesi (Marcus Lehtinen e Tuomas Villikka, rispettivamente bassista e batterista) nasce il sound piuttosto trasversale di questi THE NEST, ipotetico crocevia fra stoner rock, doom, alternative e psych rock dai connotati decisamente morbidi e avvolgenti. Giunti col presente AD ASTRA al debutto sulla lunga distanza dopo una serie di singoli (debutto licenziato su etichetta Inverse Records), la band ci presenta la propria visione artistica, ispirata da temi quali la sacralità della natura, la vita, la morte, l'amore e il mistero, sotto forma di otto tracce suadenti e ben costruite, in cui la mancanza della chitarra viene sopperita con una ricerca sonora molto curata e senza dubbio intrigante. Fin dall'iniziale TENA TIMETRAVELLER, infatti, non si ha affatto l'impressione di trovarsi di fronte a un sound lacunoso e povero, tutt'altro. Le tastiere svolgono un ruolo di primo piano, fornendo un tappeto avvolgente su cui una batteria tribaleggiante e un basso ricco di fuzz e distorsione tratteggiano traiettorie stoner rock tanto essenziali quanto efficaci. Ma a fare la vera differenza nell'economia del sound proposto è la voce tanto ammaliante quanto incisiva e “presente” della brava Sally, capace di donare al tutto il giusto tocco rituale e sospeso di cui la proposta dei nostri non potrebbe assolutamente fare a meno, per risultare vincente. Il sound dei nostri si fa più corposo e potente nella successiva RIVER MNEMOSYNE, grazie a ritmiche più incalzanti e potenti, in odore di doom rock, e a un andamento generale meno etereo rispetto all'opener, pur senza rinunciare alla componente sacrale e spirituale che è parte fondamentale della proposta artistica della band, qui veppiù incrementata da un uso molto classico delle tastiere, che rimanda subito alla grande tradizione dello psych rock anni 70, con echi tanto di Coven quanto dei The Doors più lisergici (reso ancora più intrigante da gemiti sonori che, invece, sanno di industrial, cosa che non stupisce, visto che la band cita anche i Nine Inch Nails, fra i suoi numi tutelari). Un pezzo molto intrigante, la cui dinamicità lo pone fin da subito fra gli highlights dell'album. Echi che potremmo definire “psych-folk” caratterizzano l'inizio della robusta e piuttosto moderna NEVERMORE, brano in cui i The Nest si avvicinano in modo abbastanza spiccato all'alternative rock, pur senza rinunciare al loro consueto appeal arcano e vintage, riuscendo nell'intento di partorire un brano capace di vivere in bilico fra due era musicali piuttosto distaccate con un equilibrio invidiabile. Si fa apprezzare come non mai il lavoro del basso, acido e rugginoso, fondamentale nel donare al pezzo l'atmosfera straniante che lo caratterizza e lo rende vincente e intrigante. Dopo un paio di episodi decisamente robusti (per il sound dei nostri), la band si gioca nuovamente la carta della soavità con la successiva WE ALL BLEED RED, che, con le sue movenze suadenti e cupe, e la voce imperiosa di Sally a dominare in lungo e in largo la scena, non può non ricordarci i The Gathering più sospesi e settantiani, con qualche rimando alla sacralità degli impareggiabili Dead Can Dance. Un brano dallo sviluppo piuttosto lineare, caratterizzato da un'ottima resa atmosferica (soprattutto nel riuscitissimo refrain, davvero splendido nella sua cupa dolcezza), perfetto per essere ascoltato immersi nella solitudine dei propri pensieri.Le cose si fanno di nuovo (leggermente) più dinamiche con la successiva KOSKI LISTENER, brano in cui la band si riappropria dei suoi geni alternative/stoner su cui innesta succosi rimandi psych capaci, unitamente alla ripetitiva base ritmica, di ricreare un'atmosfera da mantra meditativo molto efficace, che rende tangibile la sensazione di una band in perenne comunicazione con piani di coscienza extracorporei, nell' estrinsecazione della propria arte.Fortissimi rimandi al rock-blues settantiano ci attendono alle porte della successiva THE WATCHER, brano vizioso e insinuante reso estremamente catchy da un refrain tanto riuscito quanto melodico.Ci troviamo di fronte forse al brano più diretto dell'intero lotto, dal punto di vista della potenziale facilità relazionale fra artista e ascoltatore insita in questa composizione, che si configura come ideale singolo apripista per la proposta dei nostri, in quanto splendido compendio del loro spettro sonoro presentato qui in una versione decisamente accattivante e amabile.Quasi a fare da contraltare all'anima catchy del precedente brano, ecco giungere la rarefatta e eterea DEATHCLOCK, brano essenziale ed intimista (soprattutto nel suo prologo, che ricorda a tratti la Bjork meno sperimentale) che si evolve ben presto su coordinate decisamente acide e inquietanti, grazie al sapiente uso si synth e distorsioni e a un andamento fatto di crescendo e calando dalla grande resa emotiva, che ci presenta i The Nest nella loro versione più cupa e pessimistica, resa ancora più penetrante da un finale di brano incalzante quanto straniante, per quello che è uno degli highlight assoluti dell'album, per chi scrive. È ancora l'oscurità a farla da padrone nell'inquietante, conclusiva, THIS HOUSE BREATHES FEAR, brano che vive e trae forza dai contrasti fra l'atmosfera cupa tratteggiata da tastiere, voce, basso e e batteria e un uso del pianoforte solo apparente rilassato e soave, ma il cui riverberare delle note sprigiona una tensione e una sensazione di malinconico timore assolutamente spettacolari. La struttura in crescendo del brano non fa che renderlo ancora più ficcante ed efficace, andando così a concludere in tono maiuscolo un album che senza dubbio non è per tutti i palati, e che necessita di un ascolto attento e in totale isolamento per poter essere apprezzato fino in fondo, ma che è anche in grado di regalare momenti di reale entusiasmo e più di un'emozione a chi avrà la pazienza e la necessaria attenzione per raffrontarsi ad esso. Emozionanti, profondi e spirituali. Davvero un gran bel viaggio sensoriale.

 

85/100