3 LUGLIO 2020

Recensione a cura di Francesco Yggdrasill Fallico

 

Struggente e straziante questo lavoro dei polacchi Voidfire, che ci presentano 6 tracce che si muovono sui 7 minuti di durata, partendo da un melodic black di matrice svedese, arricchendolo di suoni e concetti molto interessanti.

La band, partita come progetto strumentale, si avvale delle liriche del poeta polacco Jakub Lisicki che si rivelano essere uno spaccato di vita, una sorta di cammino verso l’arte tramite la sofferenza.

L’ascolto di questo album è meravigliosamente fresco ed interessante, malgrado tanti siano i richiami ad un certo modo di concepire le tracce, ma la bravura dei musicisti coinvolti (provenienti da realtà ben consolidate nel panorama polacco) e la pulizia dei suoni e la loro equalizzazione, fanno si che il FUOCO DEL VUOTO bruci in maniera intensa e non lasci scampo a chi ascolta, anche se, son certo, che molti saccenti, liquideranno la band come…già sentita o una delle tante…

Orgogliosamente figli della propria terra, e pronti a valorizzarne anche le antiche glorie a livello artistico, come testimoniato dalla front cover che riprende un dipinto di Zdzisław Beksiński, il “poeta maledetto” che, nella Polonia comunista, seppe essere faro dell’Arte senza doversi mai piegare a nessuna regola, ma realizzando delle opere spettacolari che ho avuto modo di ammirare, seppur solo tramite realtà virtuale, e che si trovano in gran parte custodite presso il Museo Storico di Sanok.

Inutile scendere nella singola analisi dei brani, questo lavoro va vissuto e fatto proprio nella sua totalità, lasciandosi trasportare da queste tracce che rendono lo rendono un debut album devastante e con pochi rivali, almeno per quanto mi riguarda, in questo dannato 2020.

“…Pogarda Ludzkie Serce ma,

Zazdrość ma Ludzką Twarz,

Przemoc - Człowieka Boski Kształt

Intryga - Ludzki Płaszcz...”

 

Voto 95/100