8 GENNAIO 2022

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

I While City Graves fondono temi oscuri ad avvincenti intrighi sonori. Formatisi nel 2011, si sono affermati come un pilastro nella scena musicale di Seattle, grazie al suo mix di Hard Rock, Metal e Horror Punk. Negli anni hanno attirato l’attenzione di un folto numero di addetti alla scena musicale, suonando in supporto di bands come DRI, The Casualties, Doyle (dei Misfits) e The Real McKenzies. La loro discografia si compone di un omonimo demo nel 2011, seguito da un tour nella Costa Ovest che è passato anche per l’iconico locale Whisky a Go Go. Successivamente hanno pubblicato Whilmington ed ora ritornano sulla scena con il loro lavoro più recente, l’album “One of Us”, di cui parleremo oggi. “Bump in the Night” si apre con una traccia audio di una donna spaventata per poi partire senza compromessi né inutili fronzoli con un rimo sostenuto, ritornelli accattivanti e una musica che conquista.   “Lights Out” mantiene il ritmo sostenuto senza variazioni o particolari cambi, ma il mix funziona, il ritornello ed i cori funzionano e tanto ci basta. “Manifesto” si concentra su un’atmosfera provocatoria e su un ritornello ripetuto fino all’ossessione. “Hunted Down” ha un carattere graffiante dato da oscuri riffs ed un ritmo coinvolgente, unito a forti vocalizzi. “Brooks Was Here” prosegue come il brano precedente offrendo qui atmosfere oscure e riffs graffianti ad accompagnare una voce sporca.  “Make My Blood Boil” arriva proprio a metà disco per esplodere con tutta la sua carica punk. Ritornelli accattivanti difficili da dimenticare e scanzonati riffs sono le carte vincenti di questo ottimo brano.  “Day in the Death” è forse la prova meno riuscita dell’album. Interessante ma poco incisiva, non riesce a farsi ricordare dall’ascoltatore. “Freddy Four Fingers” snuda le zanne mostrando un’anima punk concentrata in meno di due minuti in cui la batteria procede senza freni, potenti riffs si affiancano a sconclusionati assoli e voce sporca. “Deeper” da un attimo di respiro all’ascolto con un tono hard rock graffiante e cupo, per poi concludere con una potente esplosione di musica. “We'll All Be Graves” chiude il disco tornando ad un’atmosfera punk, scanzonata e menefreghista. Un finale caciarone è quello che ci si aspettava da un disco simile, e le aspettative non sono rimaste deluse.  “One of Us” è un lavoro semplice nella composizione ma efficace nel risultato di conquistare l’ascoltatore. Nonostante sia un disco privo di qualsivoglia innovazione (nessuno l’ha chiesta), le canzoni sono abbastanza variegate da evitare l’effetto già sentito e mantenere alta la soglia dell’attenzione all’ascoltatore. Sconsigliato solo a chi cerca musica elaborata, tutti gli altri apprezzeranno appieno questo disco diventando tutti “One of Us”.

 

80/100